LE MISURE ANTI-CRISI: UN BILANCIO LUSINGHIERO

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 27 marzo 2009

All’atto della nascita del Popolo della Libertà, che rappresenterà un partito liberale e moderato, aperto a diverse tradizioni politiche democratiche e alle idee di cambiamento che hanno permesso ad aprile del 2008 di vincere a larga maggioranza le elezioni politiche, è il momento di prendere una pausa e di riflettere su dove questo primo anno o poco meno di governo ci ha portato e soprattutto verso quale direzione si vuole andare.

Si ricorderà che il governo Berlusconi aveva ereditato una situazione economica già fortemente compromessa da incaute scelte politiche di chi aveva precedentemente governato. Emblematico è stato l’aumento dell’imposizione fiscale che ha caratterizzato l’operato del governo Prodi, con tutti i suoi ministri economici, tra cui Padoa Schioppa, Visco e Bersani. La loro manovra aveva congelato la fragile ripresa dell’economia italiana del 2006. Un’altra pesante eredità è stata quella dei rifiuti in Campania, che, tra l’altro, ha leso fortemente l’immagine del nostro paese. Mediante l’intervento personale del presidente Berlusconi e dei suoi ministri il problema è stato risolto in pochi giorni con scelte ferme e coraggiose. Cosi come altrettanto tempestivamente e con coraggio è stato risolto dopo anni di rinvii il caso Alitalia, con la creazione di una nuova società con l’apporto della finanza privata.

Purtroppo il governo di centrodestra ha dovuto affrontare fin dal settembre scorso la più grande crisi economica e finanziaria a livello globale che non ha precedente nella storia economica mondiale. Come noto, i cosiddetti titoli «tossici» hanno infettato tutti i paesi, quelli ricchi e quelli poveri. È stato pertanto necessario correre subito ai ripari e il governo italiano è stato il primo a prendere provvedimenti concreti. Per tutelare il sistema economico nazionale e di conseguenza i redditi, specie quelli da lavoro, e il risparmio, il governo ha preso provvedimenti di garanzia e di tutela del sistema bancario nazionale, poi imitate anche da altri paesi. In particolare, i redditi familiari sono stati sostenuti anche grazie alla convenzione sottoscritta dal governo con l’Associazione delle banche italiane, e divenuta operativa da maggio 2008, con la quale sono stati definiti i criteri di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, la cui rata su richiesta può scendere al tasso di interesse del livello 2006.

Le proposte del ministro Tremonti riguardo al finanziamento del settore finanziario hanno incontrato il plauso anche in sede comunitaria e i «Tremonti bonds», ossia il prestito alle banche a tassi crescenti per fare fronte alle loro esigenze di liquidità, rappresenta un equilibrato strumento che sintetizza l’esigenza di un sostegno pubblico al sistema bancario, non privo però di una adeguata remunerazione, e di equità, in quanto il costo di una simile operazione ricade, secondo il disegno del ministro, su chi ha contribuito al disastro finanziario, ossia solamente sul sistema bancario.

Il quadro degli interventi del governo a supporto dell’economia è stato fino ad ora molto complesso, perché si è voluto perseguire il duplice obbiettivo del sostegno sia della domanda sia dell’offerta. Tra le prime azioni, vi è stato il sostegno dei redditi della popolazione meno abbiente, con la social card, e si è voluto aumentare nell’immediato il reddito disponibile per i lavoratori, con la riduzione dei carichi fiscali sugli straordinali, in un primo tempo, e dopo con l’estensione del diritto alla cassa integrazione anche ai lavoratori con contratti di lavoro a termine non rinnovati. Inoltre, è stato privilegiato il ricorso a contratti di solidarietà per quelle aziende che hanno visto contrarsi la loro produzione e le loro vendite e che rischiano altrimenti di licenziare i loro dipendenti.

È fuori di dubbio che la contrazione dell’attività economica in tutte le sue componenti, e quindi anche ad esempio il calo delle esportazioni, comporta una riduzione della produzione e quindi dell’occupazione e del reddito, implicando un avvitamento dell’economia su se stessa e un prolungamento della crisi nel tempo. È per impedire che ciò accada che il governo ha elaborato un piano di rilancio di un settore tra i più strategici, quello delle costruzioni e del suo grande indotto: il «piano casa» con finanziamenti complessivi di 550 milioni di euro. L’idea di fondo è stata, dopo aver già eliminato da maggio del 2008 l’Ici sulla prima casa, quella di aumentare la ricchezza nazionale e il patrimonio immobiliare delle famiglie mediante sia l’autorizzazione governativa all’ampliamento dei propri appartamenti, sia la loro ristrutturazione con agevolazioni fiscali. Si è inteso sostenere per tale via l’attività delle imprese costruttrici, ossia l’offerta, e con esse l’occupazione. Spetterà ora alle regioni, d’intesa con gli enti locali, elaborare, nel rispetto degli indirizzi generali fissati dallo Stato ed entro i finanziamenti assegnati, i programmi di edilizia residenziale.

Un forte impulso all’occupazione e all’economia verrà dalla realizzazione delle opere pubbliche, che riguardano soprattutto le vie di comunicazione stradale e ferroviaria e, in particolare, l’Alta velocità, la Variante di Mestre, il Terzo Valico Milano-Genova, l’autostrada della Cisa, la Brescia-Padova, la Cecina-Civitavecchia e la Tangenziale est di Milano, il Ponte di Messina, la Pedemontana, il nodo di Perugia, le Tre Valli, la tangenziale di Napoli e la rete viaria costiera, l’adeguamento della statale Telesina, il completamento della Salerno-Reggio Calabria, la strada 106 Jonica, l’Agrigento-Caltanissetta e l’asse stradale Maglie-Santa Maria di Leuca. Sempre nel quadro dell’ammodernamento delle infrastruttura del paese il governo ha operato a favore delle reti di trasporto e sistemi metropolitani: le opere connesse all’Expo 2015, la linea C della metropolitana di Roma, la rete metropolitana regionale campana, le reti metropolitane di Palermo e Catania, i sistemi urbani di Bari e di Cagliari, l’adeguamento dei sistemi metropolitani di Parma, Brescia e Bologna, l’aeroporto di Vicenza e i sistemi di trasporto lacuale. Occorre, inoltre, considerare l’intervento a favore dell’edilizia scolastica e carceraria e altre opere minori. Quelle citate sono tutte opere prontamente «cantierabili» per le quali è stato stanziato un totale di 17,8 miliardi di euro, ossia un fondo che secondo le stime preliminari potrebbe generare 20.000 posti di lavoro per ogni miliardo investito, ossia in totale più di 350.000 di nuova occupazione.

Sempre con riguardo all’offerta, occorre segnalare l’azione a favore dell’attività agricola e, in particolare, l’aumento dopo tanti anni delle quote latte a disposizione del nostro paese nel quadro comunitario.

Una forte attenzione è stata posta ai livelli di efficienza dell’intero sistema produttivo, a partire da quello pubblico, con la lotta all’assenteismo e con il ricorso ai premi di produttività, con la digitalizzazione e informatizzazione della burocrazia, con l’eliminazione degli enti inutili e la soppressione degli uffici doppione, con la riduzione del numero delle province, partendo dalle aree metropolitane. L’efficienza è intesa anche nel senso della semplificazione e della riduzione dei provvedimenti amministrativi e dei relativi oneri a carico delle imprese. Infine, nello stesso concetto rientra anche un uso più razionale delle risorse lasciate inoperose come, ad esempio, l’ausilio dell’esercito nelle città per integrare l’attività delle forze dell’ordine. Ne è seguito per ora l’arresto di numerosi famosi latitanti, e una lotta serrata alla delinquenza comune. Dall’efficienza del settore pubblico discende un risparmio di risorse pubbliche, ma anche e soprattutto una maggiore efficienza del settore privato e, quindi, del sistema economico nel suo complesso.

In questo lungo elenco figura, inoltre, un’iniziativa di grandissimo rilievo e cioè la reintroduzione della produzione di energia nucleare nel sistema produttivo nazionale.  Si tratta di una grande rottura con il passato e una importante sfida per il futuro, soprattutto in tempi di crisi economica. La realizzazione di 4 reattori richiederà un grande coinvolgimento di risorse private e in parte anche pubbliche, di conoscenze e di know how acquisito dalla Francia, grazie all’accordo sottoscritto con il presidente Sarkosy. Per motivi di spazio occorre rinunciare all’elencazione dei provvedimenti sulla scuola, sull’università sulla giustizia eccetera che hanno indubbiamente influsso sulle attività economiche.

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