LA CRISI DELLA BANCA UBS E I PARADISI FISCALI

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 6 aprile 2009

La crisi finanziaria ed economica, stando alle indicazioni del G20 di Londra, potrebbe avere a breve termine una svolta positiva, perché dovrebbe porre fine ai cosiddetti paradisi fiscali, che oltre a favorire l’evasione in molti paesi, hanno alimentato la speculazione internazionale fino all’inverosimile tanto da abbandonare i normali criteri della prudenza, tra cui i parametri tra il capitale e gli attivi di bilancio. L’Ocse avrebbe preparato due liste di paradisi: una nera, che comprende Costa Rica, Malesia, Filippine e Uruguay, e una grigia molto lunga, essendo formata da 38 paesi, tra cui in primo piano la Svizzera.

Nella Federazione elvetica le banche hanno già cominciato a pagare il fio delle loro azioni sconsiderate, che hanno contribuito molto a produrre il vortice della speculazione, ossia dei guadagni facili, vendendo carta di scarso e, nel maggior numero dei casi, di nessun valore. Come è accaduto a tutti i gruppi bancari nazionali e internazionali, anche quelli svizzeri si sono trovati con perdite ingenti nei loro capitali. La capitalizzazione è caduta a precipizio, fino a perdere il 50% in media del valore, rispetto ai dati del 2007. Ad esempio, uno dei gruppi bancari svizzeri, il noto UBS (Unione di Banche Svizzere), ha perduto il 55% del suo capitale dal maggio 2007 al maggio del 2008. A questa perdita occorre aggiungere quella accusata dall’estate del 2008 fino ad oggi. In base ai dati più recenti, un’azione Ubs è scesa di oltre il 60% del suo valore dal maggio 2008 al 2 aprile del 2009. In franchi svizzeri l’azione Ubs è passata da 35,11 franchi a 11,82. Si deve anche riflettere su un dato più allarmante, perché testimonia la gravità della crisi. Il titolo è infatti caduto dell’82,71% a far data dal giugno 2007 al 9 marzo 2009. L’inizio della crisi può essere dato dallo scoppio della bolla immobiliare.  

Nell’ambito europeo, l’UBS era al secondo posto della graduatoria delle banche più grandi prima dello scoppio della crisi ed è caduta all’ottavo nel maggio del 2008. La discesa è continuata durante la seconda parte del 2008 e nei primi tre mesi di quest’anno. L’Ubs è stato salvato dal governo elvetico e dalla banca nazionale svizzera con iniezioni di liquidità. Dalla metà del 2007 la banca aveva tagliato ben 49 miliardi di dollari del suo attivo, contaminato dal volume dei titoli «tossici». Sembra ora che nonostante i tagli e gli aiuti il bilancio non sia stato risanato. Si calcola che questa banca sia in procinto di tagliare altri 2 miliardi di dollari di attivo. La caduta gigantesca dei valori si è ripercossa irrimediabilmente sull’occupazione. Prima della fine del 2008 la banca aveva tagliato circa 11 mila posti di lavoro nel settore degli investimenti in titoli, ossia nel ramo che si era più sviluppato nei titoli cosiddetti derivati e ora si appresterebbe a tagliarne altri 8 mila, creando ulteriori forti tensioni nel mondo del lavoro. Si tratta di una disoccupazione che si aggiunge a quella prodotta dalle difficoltà delle banche svizzere che hanno agito al riparo del segreto bancario.

Come sopra accennato, il segreto bancario dovrebbe saltare con l’applicazione delle sanzioni che la comunità internazionale applicherà in caso di inosservanza, come ha stabilito il G20 di Londra. Un’idea dell’avversione che i banchieri svizzeri si sono «guadagnati» in tutto il mondo è data dalla circolare inviata ai dirigenti bancari di non uscire dalla Federazione per recarsi all’estero per qualsiasi motivo, anche di diporto. Si teme la reazione della gente come è accaduto negli Usa, a Parigi e a Londra, che vede nei banchieri la principale causa dei mali odierni, tra cui la disoccupazione, che nel corso di quest’anno potrebbe aumentare di oltre 20 milioni di unità.

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