IL SUMMIT DELL’ENERGIA

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 26 maggio 2009

Si è svolto tra domenica 24 e lunedì 25 maggio scorsi, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il Meeting dei Ministri dell’Energia del G8, dal titolo «Oltre la crisi: verso un nuovo ordine mondiale dell’energia». Il fine dell’incontro è quello di definire e ottenere il consenso sulle politiche energetiche tra i paesi partecipanti che nell’insieme rappresentano oltre l’80% dell’energia prodotta e scambiata nel globo. Sono intervenuti accanto ai paesi membri del G8, quelli rappresentanti le principali economie emergenti, come Cina, India, Sud Africa, Brasile, Messico, Egitto, Corea e Arabia Saudita. Alla discussione sugli investimenti energetici e sulla scarsità energetica si sono uniti, inoltre, l’Australia, l’Indonesia, la Turchia, l’Algeria, la Libia, la Nigeria e il Ruanda.

In seno al meeting si sono volute individuare quelle politiche energetiche che possano avere un effetto propulsivo sullo sviluppo economico e che siano strumentali al superamento dell’attuale crisi economica e finanziaria globale nel più breve tempo possibile. Le conclusioni dell’incontro saranno presentate al Summit dei Capi di Stato e di Governo in programma a L’Aquila nel prossimo mese di luglio.

Gli obbiettivi del Summit hanno riguardato, in primo luogo, la definizione delle regole e dei principi che sanciscano una nuova leadership energetica mondiale, poiché il problema della sicurezza energetica travalica i confini nazionali e diviene un tema comune a tutti i paesi, sia industriali che emergenti. Ampie difficoltà si incontrano, infatti, nell’elaborare una regolamentazione efficace da parte dei singoli governi nell’ambito dell’energia in assenza di un orientamento comune tra i diversi Stati.

Come si evince dalle relazioni presentate, il G8 dell’Energia è un luogo dove poter porre le basi per una armonizzazione dell’aspetto regolamentativo a livello planetario. Ancora più difficile è che il quadro normativo, una volta armonizzate le esigenze dei diversi paesi, mantenga caratteristiche di stabilità. È essenziale, infatti, evitare cambiamenti radicali nel tempo, come ad esempio quello seguito al referendum sul nucleare realizzato nel 1987 in Italia, poiché, prima di dare i primi frutti e cominciare ad essere incisivi sul sistema produttivo nazionale, gli investimenti nel settore energetico richiedono un arco di tempo molto lungo, spesso ultra-decennale. Un quadro normativo armonico e stabile nel tempo è il presupposto più importante affinché si incentivino gli investimenti nel settore. Ma occorre dare anche altri stimoli agli stessi investimenti, stabilendo ad esempio forme di partnership tra privati o miste, tra pubblico e privato, per lo sviluppo di sistemi energetici efficienti, innovativi e a basso contenuto di carbonio. Il Summit, oltre a rilevare  le esigenze di regole efficienti, condivise e stabili, sia la necessità di trovare nuovi incentivi agli investimenti pubblici e privati e di prediligere forme di energia poco inquinanti, il Summit ha sottolineato l’urgenza di lanciare anche un piano d’azione volto a ridurre la penuria energetica in Africa.

Una caratteristica innovativa di questo G8 dell’energia, avvenuto sotto la presidenza italiana, è rappresentata dal fatto che le imprese del settore energetico sono state coinvolte direttamente. Per la prima volta, infatti, l’apertura dei lavori ministeriali è stata preceduta dall’Energy Business Forum, ossia il Forum tra i Ministri dei paesi del G8 e delle economie emergenti e i vertici delle più importanti imprese energetiche del mondo. Si è voluto, in tal modo, creare un clima imprenditoriale favorevole agli investimenti energetici «responsabili» e alle politiche di sviluppo nel settore energetico ed economico. È chiaro che il presupposto affinché si crei un simile clima è la comprensione reciproca degli aspetti peculiari della realtà economica: governo e imprese. I governi devono tenere conto delle esigenze industriali delle imprese e le imprese, dal canto loro, devono tener conto delle priorità politiche, nazionali e internazionali e della tutela dei consumatori. È evidente, quindi, la centralità delle imprese nella creazione di un nuovo sistema energetico e la conseguente necessità di coinvolgerle politicamente e di promuovere il loro contributo al dibattito internazionale.

A margine del Summit c’è stato l’incontro tra l’Italia e gli Stati Uniti, ovvero tra il Ministro Scajola e il Segretario Usa per l’Energia Steven Chu per un accordo di cooperazione in materia di tecnologie per il carbone pulito e per la «cattura» e il «sequestro» dell’anidride carbonica. La collaborazione riguarderà anche il settore nucleare, poiché il Ministro Scajola ha rimarcato che verrà costituito un «gruppo di lavoro per la collaborazione Italia-Usa per il rilancio del nucleare italiano» sulla scia dell’accordo, firmato in febbraio dal premier Berlusconi e il presidente francese Sarkozy, relativo, appunto, alla collaborazione e allo scambio di know how nell’ambito dell’energia nucleare.

Alla chiusura dei lavori del Summit si svolgerà un incontro tra il Ministro Scajola e il Ministro dell’Economia, Commercio e Industria giapponese Toshihiro Nikai. Verrà firmato in quella sede un memorandum di cooperazione sul nucleare. Si tratterebbe di un intesa che porrebbe le premesse per includere anche il Giappone tra i partner strategici per lo sviluppo nucleare italiano e permetterebbe al paese asiatico di penetrare nel mercato europeo con alleanze industriali e investimenti nel nostro paese e nei principali stati dell’Ue.

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