L’ingresso della Russia nel Wto entro la fine dell’anno

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it l’8 giugno 2009

 

A San Pietroburgo, dove si è svolto il Forum economico internazionale lo scorso 4 giugno, il commissario europeo al Commercio, Catherine Aston, dopo un incontro con il ministro dello sviluppo economico russo, Elvira Nabiullina, ha detto che l’Unione europea e la Russia hanno raggiunto un accordo sull’ingresso della Federazione russa nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), affinché il processo di adesione venga completato per la fine dell’anno.

L’iter per l’ingresso della Russia nell’Omc è cominciato nel 1993. Da allora il gruppo di lavoro interno all’Organizzazione, costituitosi nello stesso anno, si è riunito ben 30 volte, ossia almeno tre volte tanto rispetto agli altri gruppi di lavoro relativi ai 28 processi di adesione che sono ancora in attesa di conclusione.

 

Il ruolo della Federazione russa nell’interscambio internazionale è di un certo rilievo, in quanto contribuisce per il 3% circa al commercio mondiale e per il 3,3% alla formazione della ricchezza mondiale (dati World Economic Outlook, aprile 2009 del Fondo Monetario Internazionale). Al suo interno, comunque, presenta una disoccupazione elevata, che ha raggiunto il 10% circa quest’anno, mentre si prevede che il Pil abbia una caduta dell’8% in seguito all’attuale crisi economica mondiale. La Russia rappresenta l’ultima grande economia dei paesi emergenti ancora esclusa dal circolo dei 153 paesi che appartengono all’Omc. La Cina, infatti, ha fatto il suo ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio nel dicembre del 2001, mentre l’India e il Brasile vi sono entrati ancor prima, nel gennaio del 1995.

 

Dopo la guerra in Georgia e dopo l’adesione di quest’ultimo paese e dell’Ucraina alla Nato, i rapporti tra Est e Ovest, ossia tra Russia, Ue e Usa si erano congelati. Anche il nuovo partenariato orientale, vale a dire l’accordo tra Ue e Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina, che è stato fortemente voluto dai governi di Svezia e Polonia, ha contribuito a complicare ulteriormente la situazione delle relazioni tra Europa e Russia. Tuttavia, si sono avuti in questi ultimi mesi i primi segnali di disgelo.

 

Come ha affermato il ministro Frattini in un suo recente intervento pubblico, la Russia rappresenta per l’Europa e per l’Italia, un partner strategico con il quale si è «legati a doppio filo». A sua volta, anche il mercato europeo, e quello italiano in particolare, rappresentano partners commerciali e politici importanti per la Federazione russa. Gli scambi commerciali riguardano soprattutto i prodotti energetici. È sufficiente ricordare che in Europa circa il 50% delle sue importazioni di gas e il 30% di quelle di petrolio provengono dalla Russia, nonostante i tentativi dell’Unione di diversificazione delle fonti. Fra il 2000 e il 2008, inoltre, il commercio bilaterale Ue-Russia di merci è quasi triplicato, raggiungendo il valore, nel 2008, di 278 miliardi di euro. Infine, è emblematico il fatto che circa l’80% del capitale straniero in Russia provenga dall’Ue.

  

La grande richiesta di prodotti energetici russi da parte della Cina preoccupa l’Unione europea e si è fatta più stringente l’esigenza di affrontare la tematica di un nuovo partenariato strategico Ue-Russia. I lavori sono iniziati nel luglio 2008, sulla scia del partenariato Ue-Russia avviato già nel 1994 (entrato in vigore nel 1997) e seguito, nel 2005, da un ulteriore accordo volto alla realizzazione di quattro «spazi comuni»: 1) lo spazio economico; 2) lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia; 3) lo spazio di sicurezza esterna; 4) e lo spazio di ricerca e istruzione.

 

La Russia è un ponte tra l’Europa occidentale e l’Asia, ma anche un interlocutore per le problematiche politiche e diplomatiche mediorientali. Il processo di partnership Ue-Russia, ossia il futuro accordo di partenariato strategico i cui tempi di negoziato non sono stati definiti, porterà sul tavolo dei negoziati, oltre ai temi degli scambi commerciali, anche quelli della sicurezza, della lotta al terrorismo, dell’instabilità nelle regioni del Caucaso e dei Balcani, delle relazioni con i paesi detti emergenti, in particolare Cina e India, e dei rapporti con il Medio Oriente, l’Iran e l’Afghanistan.

 

L’ingresso della Russia nell’Omc potrebbe giocare un ruolo importante, nei processi di integrazione di area, ma anche nello sbloccare il Doha Round, ossia i negoziati per l’armonizzazione e per la rimozione degli ostacoli agli scambi internazionali. Restano aperte alcune questioni che la Russia dovrebbe ancora risolvere: i sussidi riservati all’agricoltura; i dazi imposti sull’importazione dall’Ue di automobili e di legname e la regolamentazione delle compagnie statali. Inoltre, secondo Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, il mercato russo presenta attualmente alcuni problemi di accesso per le aziende straniere. In particolare, la legge russa su alcuni appalti prevede costi maggiori del 20-30% per le imprese estere. È auspicabile quindi che, attraverso la creazione di un contesto di regole chiare, uniformi e riconosciute a livello internazionale, sia possibile in futuro facilitare i nuovi investimenti delle imprese europee e in particolare di quelle italiane.

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