L’Ocse, il Superindice e la fine della crisi

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it l’11 giugno 2009

Il Samuelson, nel suo manuale di economia, sosteneva, negli anni Cinquanta, in seguito agli studi sull’evoluzione della crisi del ’29, che i cicli commerciali, per le loro fluttuazioni e per le loro irregolarità, «assomigliano alle fluttuazioni delle malattie epidemiche, ai capricci del tempo o alle variazioni nella temperatura infantile», nel senso che non esiste un ciclo economico identico ad un altro. I movimenti del reddito non sono così regolari e prevedibili come le orbite dei pianeti o le oscillazioni di un pendolo. Tutti i cicli hanno caratteristiche comuni. Ma nessuna formula esatta può predire l’inizio o la fine, o il ritmo dei cicli economici futuri o presenti.

Certi analisti, per tentare di misurare in anticipo le oscillazioni del reddito, prendono in considerazione l’andamento di alcuni indici (i prezzi delle azioni, i prezzi all’ingrosso, la produzione dell’acciaio o di energia elettrica, le compensazioni bancarie e via dicendo), ritenuti di volta in volta indicatori chiave della salute del sistema economico. Altre volte si calcola una media ponderata di molte serie storiche statistiche e la si combina in un «barometro» del ciclo economico. Ci sono anche alcune eccentricità, inoltre, che coloriscono la narrazione delle fatiche di alcuni economisti divenuti noti, tra cui Alan Greenspan, ex governatore della Federal Reserve. Egli cominciò il suo mandato sotto Reagan e lo proseguì sotto Bush padre, sotto Clinton ai tempi della bolla speculativa della new economy e, da ultimo, sotto Bush figlio. Il suo mandato è scaduto nel 2006 ed è stato sostituito da Ben Bernanke. Si vocifera che Greenspan volesse avere sulla sua scrivania tutte le mattine i dati relativi all’andamento delle vendite dei cartoni da imballaggio, considerandolo un indice informale dell’andamento dell’economia statunitense. Si racconta tutto ciò per significare quanto aleatori possano essere gli indici di volta in volta considerati e fino a che punto siano soggetti alla discrezionalità degli analisti stessi.

Tale premessa è necessaria quando si citano i risultati di calcoli complessi e previsionali sull’andamento del ciclo economico, come quelli pubblicati martedì scorso dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. L’OCSE è giunta ai risultati del calcolo del cosiddetto «Superindice», il leading indicator, ossia lo strumento che secondo gli econometrici dell’organizzazione parigina dovrebbe misurare l’inversione del ciclo economico. Le conclusioni a cui è giunta l’organizzazione hanno attribuito all’Italia il vantaggio di aver superato il punto di minimo del periodo recessivo: il nostro paese pare aver intrapreso la via di stabilità per poi – ci si augura – ricominciare a crescere. Merito – si legge nel rapporto – dell’atteggiamento prudente che il sistema bancario italiano ha assunto nei confronti della distribuzione dei titoli tossici. Oltre all’Italia, secondo l’istituto economico, anche la Francia, il Regno Unito e il Canada dovrebbero aver superato il punto più basso della parabola, mentre la Germania, il Giappone e gli Stati Uniti si dovrebbero trovare ancora lungo il ramo discendente della parabola.

Indubbiamente, un atteggiamento ottimista è più utile di uno pessimista e giova anche constatare che rispetto agli anni Trenta, ossia a quel periodo al quale faceva riferimento il Samuelson, l’armamentario a disposizione del policy maker per contrastare la recessione si è arricchito in qualità e in quantità. L’ottimismo di chi sostiene che il peggio sia passato si può accogliere e lodare, ma ciò non basta. Occorre, tra l’altro, fare chiarezza riguardo alla effettiva diffusione dei titoli tossici che hanno contaminato i bilanci delle banche. Inoltre, bisognerà attendere i risultati degli «stress test», fortemente voluti da Tremonti anche in Europa, dopo il loro primo esperimento negli Usa. Solo allora sarà possibile fare una valutazione circa il raggiungimento dell’obiettivo della pulizia dei bilanci bancari, ritenuto una condicio sine qua non per risolvere la crisi.

Occorre non perdere l’occasione, inoltre, del prossimo G8 a L’Aquila per delineare le linee-guida per ricomporre un ordine monetario internazionale che, come insegna A. Forzoni, uno dei massimi storici della moneta, in Finanza Italiana, è una premessa indispensabile per la crescita economica diffusa e duratura. Allo stesso tempo, però, occorre identificare e stroncare sul nascere ogni forma di speculazione.

I cicli economici rappresentano una sfida per le nazioni democratiche, nel senso che o si impara a controllore o contrastare le recessioni e i periodi inflazionistici, oppure la struttura della società corre gravi rischi, non ultimi i conflitti veri e propri.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: