Obama e la riforma del mercato finanziario

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 19 giugno 2009

C’è chi sostiene che, in tempo di crisi, non si dovrebbe procedere alle riforme, ma solamente riflettere su strategie da applicare una volta che si sia usciti dal tunnel. C’è poi chi sostiene, invece, che proprio in periodi di crisi si ha lo stimolo giusto e la necessità per fare riforme radicali che potrebbero essere risolutive. Infine, in un contesto globalizzato, qualcuno sostiene che le riforme vanno concertate a livello internazionale per evitare distorsioni tra i mercati. È però univoca ormai l’opinione che occorra restare comunque vigili ed essere pronti a individuare e impedire sul nascere le nuove spinte speculative in tutti i mercati, soprattutto in quello dei prodotti energetici, delle materie prime e dei prodotti alimentari, che svolgono una funzione essenziale e strategica per i sistemi economici e per il benessere dell’umanità.

Il presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi, in occasione del Wirtschafstag 2009 di Berlino del 16 giugno scorso, ha sintetizzato lo status quo dell’economia mondiale. Egli ha affermato, usando un linguaggio criptico e ripetendo sostanzialmente quanto già sostenuto in occasione dell’Assemblea dei partecipanti della Banca d’Italia di maggio, che le «radici della crisi sono essenzialmente riconducibili alle gravi carenze della regolamentazione». In particolare, «gli incentivi forniti dai requisiti di capitale e dagli standard contabili all’attività di cartolarizzazione fuori bilancio; la rimozione nel 2004 del limite sul leverage per le banche di investimento; la possibilità per gli enti con rating a tripla A di sottoscrivere credit default swap senza costituire alcun collaterale» hanno causato conseguenze fortemente negative. Draghi sostiene che, sebbene sia prematuro pensare di essere fuori dal tunnel della crisi economica, il momento è comunque maturo per cominciare a delineare le strategie di uscita dalla crisi, le «exit strategy» che dovranno essere concentrate sui sistemi di rientro dal deficit di bilancio e dal debito pubblico, sull’inversione delle politiche monetarie attualmente espansive, per evitare future spinte inflazionistiche e sull’uscita dalle micro-politiche a sostegno delle banche.

A sua volta, il presidente degli Stati Uniti è tra quelli che sostengono che le crisi si risolvono approntando e realizzando le riforme durante il corso della crisi stessa. Obama, infatti, ha elaborato con il suo staff un documento di 85 pagine che descrive un quadro di riforme del mercato finanziario statunitense che sarà presentato al Congresso per la sua legittimazione attraverso la promulgazione di leggi specifiche. Il percorso della riforma è ancora lungo, ma il governo americano ha reso noto che sta già lavorando su «iniziative essenziali per restituire la fiducia nel mercato finanziario e che queste saranno operative entro l’anno».

Secondo le prime indicazioni, le linee essenziali della riforma riguardano:

  1. Il rafforzamento delle authorities. In particolare, la Federal Reserve avrà poteri di vigilanza sul sistema finanziario potenziati rispetto al passato e sarà garante della stabilità in quanto potrà controllare ogni società finanziaria che opera negli Usa. Inoltre, la SEC, Securities and Exchange Commission, ossia la Consob statunitense, avrà un ulteriore ruolo in aggiunta a quelli istituzionali: conserverà il registro degli advisor degli hedge fund.
  2. La creazione di nuove agenzie. In particolare, il Financial Services Oversight Council che avrà il compito di individuare i rischi per il sistema finanziario e dovrà incentivare la collaborazione fra le varie agenzie esistenti; il National Bank Supervisor, una nuova agenzia di supervisione federale delle banche, che assolverà alle funzioni fino ad ora di competenza di distinti organismi; il Consumer Financial Protection Agency a tutela dei consumatori nel settore finanziario da pratiche scorrette, illegali o poco trasparenti.

Non sono mancati i commenti – alcuni a favore, altri fortemente critici – a tale riforma che, stando alle parole del presidente Obama, dovrebbe essere «la più grande riforma dal ‘29». Il progetto è stato accusato di non aver sufficientemente semplificato il quadro delle numerose agenzie che già operano nell’ambito della vigilanza del mercato finanziario e che, al contrario, ne abbia solamente aumentato il numero rimescolando alcune competenze.

Allo stesso tempo, però, la riforma prevede una attenta regolamentazione dei derivati che hanno avuto un ruolo importante nel creare la crisi finanziaria. Inoltre, gli hedge fund, i private equity e i venture capital saranno vigilati dalla Sec.

Molto probabilmente i prossimi mesi saranno utili per chiarire il futuro dei mercati finanziari e per valutare i primi effetti che la riforma avrà prodotto ai fini della stabilità del mercato finanziario, che dovrà essere vigilato per impedire il ripetersi di bolle speculative a danno dei cittadini, sia come risparmiatori, sia come consumatori, sia, soprattutto, come lavoratori.

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