Serve un nuovo ordine monetario internazionale

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 31 luglio 2009

La globalizzazione, così come si è sviluppata, si è rivelata rovinosa sia dal punto di vista economico, poiché ha causato recessione e disoccupazione, sia dal punto di vista sociale, in quanto il cosiddetto villaggio globale non ha fatto altro che livellare i redditi e con essi gli stili di vita dei paesi avanzati a quelli dei paesi emergenti. Anziché permettere l’equilibrio degli scambi, delle produzioni e delle remunerazioni, il mercato lasciato libero di agire senza regole e senza argini fa lavorare i fattori della produzione alla minima combinazione possibile, risparmiando in special modo il fattore produttivo più scarso, ossia il capitale, e facendo lavorare il fattore a più buon mercato, il lavoro. Si sono, quindi, creati squilibri e tensioni, così come è accaduto con l’attuale crisi economica e finanziaria che si è rivelata essere la conseguenza del libero operare della speculazione selvaggia. C’è da augurarsi ora che il no al protezionismo, espresso a gran voce dai grandi della Terra e da alcuni paesi emergenti come la Russia, che le ambizioni di praticare politiche mercantilistiche e che le tentazioni di guardare soltanto alle cose di casa propria non neghino nei fatti gli aiuti e le promesse di cooperazione pronunciate nelle numerose occasioni di summit internazionali, succedutisi da ottobre scorso, dal momento in cui scoppiò la bolla speculativa e cominciò di fatto la crisi economica, ad oggi.

Riguardo ai problemi di casa nostra, non potremo esimerci dal rifinanziare gli stati da poco entrati nell’Unione europea, nonostante l’ostruzionismo della Germania, e porre al contempo un freno all’invasione di prodotti cinesi, che rappresentano in gran parte merce di contraffazione, imitazione e prevalentemente scadente, realizzata ed esportata con pratiche di dumping. Tale invasione può essere contrastata con l’aumento dell’efficienza e della produttività del lavoro, ma quest’ultime sono spinte che richiedono tempo, anni, prima che si trasformino in equilibri di bilancia commerciale e dei pagamenti. Intanto questa invasione provoca la chiusura delle fabbriche e, quindi, la disoccupazione. Pertanto, nell’immediato è opinione diffusa che occorra contrastare, mediante la sottoscrizione di un accordo commerciale, le esportazioni in dumping, ossia sotto costo, e le esportazioni di prodotti di imitazione e di contraffazione.

Pur in piena recessione mondiale, si assiste al tentativo di innescare una nuova corsa dei prezzi del petrolio, con i suoi derivati, e delle materie prime, tra cui il rame e lo zinco. Si legge che le banche d’affari, con i loro interventi diretti e con le loro previsioni, guidano la nuova speculazione, che da gennaio ad oggi ha prodotto, seppur in presenza di un calo della domanda, un aumento del 50% del prezzo del petrolio e del rame e di circa il 40% di quello dello zinco. La nuova bolla sembra partire sempre dagli Stati Uniti e, precisamente, dalla borsa merci di Chicago e di New York, che si apprende dalle notizie, si sono da poco fuse in un nuovo ente denominato Cme Group.

Occorre che gli strumenti di controllo, escogitati in sede di G8 finanziario e G8 plenario, ossia il Global legal standard anche detti Lecce Framework, risultino adatti a rendere trasparenti i bilanci delle banche, specie di quelle d’affari, a regolamentare le borse valori e le borse merci, in modo che non siano più bische legalizzate, a impedire ai fondi pensione e ai fondi cosiddetti «sovrani» di investire in titoli speculativi.

Il nuovo afflusso speculativo trova vigore nella libertà incontrastata di creare titoli speculativi e nella facilità di collocarli sul mercato. Nuovi titoli hanno fatto il loro ingresso nelle contrattazioni. Si tratta di titoli legati alle borse merci ed emessi dalle grandi banche d’affari. Oggi si opera con il nuovo strumento denominato Exchange traded fund, ovvero Etf che soppianterà gli strumenti finanziari future e option, attraverso i quali la speculazione aveva comportato l’impennata del prezzo del petrolio, quello delle materie prime e quello dei generi alimentari. In parole povere, l’Etf non è altro che un indice di borsa sul quale si emettono titoli azionari di poche decine di dollari o di euro e, quindi, alla portata di tutti, anche dei piccoli risparmiatori disinformati e apprensivi. Non c’è limite all’emissione di questi titoli, per cui è un timore fondato che ben presto diventeranno titoli tossici.

Oltre ad individuare ed applicare misure volte al contrasto incondizionato alla speculazione, viene richiesto a gran voce il ritorno al più presto a un accordo per creare un nuovo ordine monetario internazionale, sulla scorta dell’esperienza degli accordi di Bretton Woods, ossia il solo strumento adatto a garantire l’equilibrio dei cambi valutari, degli scambi e dei pagamenti, e per tale via garantire una crescita economica ordinata e senza inflazione. Sarà quest’ultima l’arma essenziale per vincere la lotta contro ogni speculazione.

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