L’OTTIMISMO CAUTAMENTE AVANZA

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 25 agosto 2009

Sembra che l’ottimismo stia facendo breccia nell’animo dei governatori delle banche centrali, riunitisi il 22 agosto scorso al seminario di Jackson Hole, il tradizionale vertice estivo informale. In particolare, le parole di Ben Bernanke (il governatore della Federal Reserve), che hanno prospettato una ripresa della crescita dell’economia americana e di quella mondiale a cavallo tra la fine dell’anno corrente e il primo trimestre del prossimo, hanno dato slancio ai mercati finanziari e le borse valori hanno guadagnato in parte le posizioni perdute.

Per quanto riguarda il nostro paese, i dati a disposizione, tra cui quelli dell’Ocse e della Banca d’Italia, consentono di affermare che il fondo della crisi è stato toccato e che dovrebbe iniziare il cammino di recupero. Tale cammino sarà comunque molto lento proprio a causa della profondità della crisi.

Spetta prima di tutto alla politica economica produrre ricchezza e, ancor prima, occupazione, tramite il finanziamento dei lavori pubblici. È noto, infatti, che gli investimenti pubblici in grandi opere, dato il valore elevato del loro moltiplicatore del reddito, trascinano la formazione del reddito negli altri settori economici, in un circolo virtuoso di crescita generalizzata. Non è da trascurare il fatto che le infrastrutture esistenti in Italia, specie quelle relative alle vie di comunicazione, necessitano di consistenti interventi di ammodernamento e di miglioramento in termini di efficienza.

Ma per fare ciò occorre allo stesso tempo consentire alle famiglie, mediante l’incentivo all’occupazione e il sostegno dei redditi, di accantonare nuovamente i risparmi e non di ricorrere sempre più frequentemente a debiti bancari per finanziare spese correnti (il cosiddetto «credito al consumo»). Infatti, il risparmio privato permette la disponibilità di finanziamenti da concedere alle imprese e consente alle banche di svolgere il loro ruolo fondamentale, ossia la concessione di credito alla produzione, e di contrastare l’attuale atteggiamento di credit crunch. Non bisogna dimenticare, a tal proposito, che nei bilanci delle banche sono ancora presenti molti titoli oggi detti «illiquidi», che fino a l’altro ieri venivano chiamati «tossici» o, addirittura, «radioattivi», e di cui si è colpevolmente smesso di parlare.

La crisi finanziaria ed economica ha lasciato un importante insegnamento, che è fondamentale apprendere. La speculazione selvaggia, lasciata libera di agire senza regole né controlli, causa il rigonfiamento di bolle a ripetizione e su più mercati contemporaneamente, che sono destinate a scoppiare e a produrre miseria. Occorre, quindi, che si imponga alle banche una nuova disciplina, tale da impedire loro il finanziamento della speculazione. Si corre il rischio, altrimenti, che la globalizzazione provochi la recessione e con essa l’allineamento verso il basso degli stipendi e delle pensioni nei paesi economicamente più avanzati, e non, come dovrebbe invece essere, l’allineamento verso l’alto dei salari nei paesi economicamente meno avanzati.

La politica economica nazionale, in un contesto globalizzato, è una condizione necessaria, ma non sufficiente per poter uscire dalla crisi economica attuale. Occorre, come d’altronde è già stato fatto durante tutto il periodo di presidenza italiana del G8, affrontare i temi della lotta contro la crisi e della ripresa economica in sede internazionale. A questo proposito, si impongono sostanziali riforme dell’ONU e delle sue Agenzie, tra cui la FAO, del resto auspicate dal G8 dell’Aquila, in modo da renderle più efficienti nel risolvere specifici problemi del sottosviluppo.

Si chiede oggi a gran voce la creazione di solidi argini contro l’inflazione, rappresentati della costituzione di un nuovo ordine monetario internazionale – sull’esperienza degli accordi di Bretton Woods – che sia eretto sulla condizione essenziale del pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti di ogni paese.

Il cammino, pertanto, è ancora lungo e passa per numerosi obiettivi fondamentali. Un primo passo dovrà essere fatto in occasione del prossimo incontro G20 di Pittsburgh, dove i capi di Stato e di governo dovranno decidere il varo di nuove regole sistemiche per i mercati finanziari mondiali, secondo lo schema delineato da Bernanke, detto «approccio macroprudenziale», che, secondo quanto anticipato, permetterà di restringere i corridoi di manovra degli speculatori.

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