UN AIUTO CONCRETO ALLE IMPRESE

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 31 agosto 2009

Di fronte ad una determinata situazione economica esiste una sola lettura o descrizione veritiera, per quanto essa sia difficile da individuare e da circoscrivere. Gli economisti concordano facilmente sullo schema analitico generale delle forze che determinano il reddito nazionale e la piena occupazione, ma ciò non vuol dire che essi vadano sempre d’accordo nel campo della politica economica, ossia nell’insieme delle scelte che ispirano l’intervento pubblico nell’economia. Altrettanto disaccordo vi è nel campo delle previsioni relative all’andamento del ciclo economico. Fatto sta che la forza della democrazia è legata in gran parte al mantenimento sicuro di un elevato livello stabile di occupazione e di abbondanti risorse. È su questo terreno che si misura l’operato di un buon governo, in quanto il frequente crearsi di dittature e i conseguenti conflitti derivano in gran parte dall’insuccesso dei singoli stati nel risolvere adeguatamente questo basilare problema economico.

Nel campo delle previsioni economiche gli analisti più ottimisti sostengono che per vedere i primi segnali di ripresa economica per il nostro paese occorre attendere l’ultimo trimestre dell’anno in corso e i primi mesi del prossimo anno, mentre istituti di rilevazione statistica e di analisi economica internazionale hanno affermato prima dell’estate che l’Italia si trova già nel punto più basso del ramo discendente della parabola, che rappresenta il ciclo economico, e che sarà tra le prime economie a uscire dalla crisi economica. Ciò sta a significare che la crisi economica non dovrebbe ledere ulteriormente la nostra economia, ammesso che si cominci nuovamente a crescere nella produzione in breve tempo. In sostanza, quello che è alle porte è un autunno importante per il nostro paese. Ne sono coscienti le imprese, soprattutto quelle medio piccole.

Nell’ambito di questo clima di moderato ottimismo occorre dire che molti interventi sono già stati fatti dall’attuale governo, in modo tempestivo e avveduto, fin da quando la crisi economica era al suo inizio e nel suo massimo vigore. Fra i tanti interventi è utile citare la riduzione di tre punti percentuali delle tasse alle imprese (riduzione dell’acconto Irap e Ires sui redditi d’impresa 2008 e deduzione dal reddito delle imprese del 10% della quota Irap relativa al costo del lavoro e agli interessi passivi), stabilita mediante il decreto anticrisi di novembre scorso. È stata detassata, sempre del 3%, inoltre, secondo il decreto anticrisi dell’estate 2009, la ricapitalizzazione delle imprese. Dallo scorso aprile, inoltre, è stato possibile accedere al regime opzionale dell’«Iva di cassa», che il governo ha esteso alle imprese e ai professionisti, i quali potranno, quindi, versare l’Iva solamente all’incasso della fattura. Si tratta di una misura volta a facilitare la liquidità all’interno delle aziende. In questa stessa ottica, il governo ha stanziato risorse (1,3 miliardi di euro) destinate al pagamento dei rimborsi fiscali più datati e all’estinzione dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni. Già a dicembre 2008 sono stati pagati alle imprese circa 4 miliardi di euro di rimborsi e, secondo le previsioni, entro la fine dell’anno dovrebbe essere eliminata l’intera giacenza. Il governo ha accelerato, poi, il pagamento dei rimborsi Iva alle imprese. Nei primi quattro mesi del 2009, secondo le dichiarazioni del governo stesso, sono stati pagati 7 miliardi di euro a titolo di rimborso, ossia poco meno del totale restituito nell’intero anno 2008.

Molto è stato fatto per sollevare le imprese da alcuni adempimenti costosi (da gennaio 2009 è stato introdotto il Libro Unico del Lavoro che ha sostituito i sei registri paga, matricola, presenze, registro d’impresa, libri dei lavoranti a domicilio e registro orario dell’autotrasporto) e per rendere più snelli quelli amministrativi in materia di lavoro. Sempre in ordine allo snellimento della burocrazia legata alla gestione delle aziende è stato eliminato l’obbligo per i titolari di partita Iva di presentare annualmente gli elenchi dei clienti e dei fornitori. È stato soppresso l’obbligo per lavoratori autonomi e professionisti di tenere un conto corrente bancario o postale esclusivamente dedicato all’esercizio dell’attività ed è stato riportato a 12.500 euro il tetto per poter effettuare pagamenti in contanti o con assegni.

È stato introdotto il c.d. «scudo fiscale» per incentivare i capitali, migrati verso paradisi fiscali offshore, a rientrare in patria e favorire, in tal modo, gli investimenti in attività produttive e l’occupazione entro i confini nazionali. Non godranno dei benefici dello scudo, però, tutti coloro che hanno commesso reati gravi: di mafia, corruzione e concussione, traffico di armi e droga, falso in bilancio, riciclaggio, ricettazione e bancarotta.

Inoltre, sono stati introdotti gli incentivi fiscali per chi investe nelle «start up» per agevolare il nascere di nuove aziende, specie se innovative. Infatti non sono sottoposte a tassazione le somme reinvestite in aziende con meno di tre anni di vita, costituite dalla cessione di partecipazioni in società avviate da più di sette anni.

Altri interventi sono ancora da approntare. Entro il prossimo dicembre le Pubbliche amministrazioni dovranno adottare le misure opportune per accelerare i pagamenti per gli appalti e le forniture. Per raggiungere tale scopo il Governo, con il decreto anticrisi del 26 giugno 2009, ha messo a disposizione delle amministrazioni centrali risorse per 23 miliardi di euro. Da gennaio 2010 le imprese potranno compensare debiti e crediti fiscali fino a 700.000 euro, che rappresenta un innalzamento del limite massimo del 35% rispetto al limite precedente.

Per facilitare l’integrazione tra le imprese, lo scambio e la diffusione delle migliori tecnologie, lo sviluppo di servizi di sostegno e forme di collaborazione tra realtà produttive appartenenti anche a regioni diverse, le filiere produttive, le reti di impresa e le catene di fornitura godranno, infine, dello stesso sistema fiscale dei distretti industriali. Le modalità operative di questa misura saranno rese tali con un decreto del Ministero dello Sviluppo, di concerto con il Ministero dell’Economia e la Conferenza Stato-Regioni.

Quelli elencati sono solo una parte del nutrito elenco dei provvedimenti approntati, che confermano l’intensa attività del Governo a sostegno dell’economia. L’intero piano anti-crisi vale a tutt’oggi il 4,2% del Pil (65 miliardi di euro in tre anni) di cui il 55% dei fondi (pari a oltre 35,5 miliardi di euro) è stato destinato alle imprese. Il Ministro Scajola ha annunciato, nell’ultima conferenza stampa, che altri 700 milioni di euro sono stati raccolti tra fondi e programmi di sviluppo e che saranno destinati al rifinanziamento degli investimenti innovativi. Indubbiamente, le imprese godono del favore del governo, ma non esiste un’economia sana senza un sistema di imprese vitale ed efficiente. Spetta, quindi, alle imprese utilizzare gli incentivi e le agevolazioni fiscali che sono state loro accordate per tornare a investire, a crescere e a occupare nuovi lavoratori.

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