Lo scudo fiscale

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 24 settembre 2009

Il Senato ha approvato mercoledì il decreto sul cosiddetto «scudo fiscale», attraverso il quale il governo vuole recuperare risorse concedendo un condono nei confronti di coloro che hanno esportato illegalmente valuta verso paradisi fiscali. Al di là delle solite, pretestuose e strumentali accuse dell’opposizione, occorre considerare alcuni aspetti salienti della questione, che non sono stati sufficientemente valutati in questi giorni di acceso dibattito politico e soprattutto mediatico.

Si tratta, in primo luogo, di una cifra importante per il bilancio pubblico. L’obiettivo non è, tuttavia, solo quello di raggiungere un maggior gettito di circa tre miliardi di euro, pari, quindi, ad una «finanziaria leggera», come quella che è stata varata in questi giorni, ma anche quello di un risanamento dell’economia nazionale in crisi, che beneficerà certamente del reinvestimento in attività produttive dei capitali rimpatriati.

Un secondo punto, di non poco conto, a favore di un simile provvedimento, è che tale maggior gettito sarà realizzato senza un aggravio delle tasse e delle imposte sui cittadini onesti. Si ricorderà che precedenti governi, in tempi di crisi economiche, anche meno gravi di quella attuale, erano ricorsi a un’imposizione una tantum (esempio emblematico è stata la «tassa per l’Europa») sui contribuenti che già avevano pagato regolarmente le imposte. In questo caso la situazione è capovolta. Si introduce un’aliquota di imposta per chi ha evaso il fisco. Non solo per le persone fisiche, ma anche per le società. Infatti, saranno inclusi i capitali rimpatriati da imprese estere controllate da italiani, ovvero collegate, a condizione che si trovino in paesi fiscalmente cooperativi, che sono quelli che consentono lo scambio di informazioni con il nostro fisco.

Terzo. Sebbene l’elenco dei reati soggetti allo scudo fiscale sia stato ulteriormente allungato (all’omessa dichiarazione, alla dichiarazione fraudolenta o infedele e alla distruzione di documenti contabili sono stati aggiunti altri illeciti fiscali e il falso in bilancio), restano comunque fuori illeciti come l’emissione di fatture false, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, l’omesso pagamento delle ritenute e dell’Iva e i procedimenti penali in corso al 15 settembre scorso, data nella quale sono state avviate le operazioni per aderire alla sanatoria.

Con le ultime modifiche al decreto anticrisi approvate ieri al Senato a seguito dell’emendamento proposto dal senatore Salvo Fleres, è stata ulteriormente aumentata l’efficacia del provvedimento. In effetti, è stato più che dimezzato il tempo entro il quale i capitali, illecitamente espatriati, possono rientrare usufruendo dello scudo fiscale. Infatti, dopo l’ultima modifica, tale scadenza è stata fortemente anticipata e attualmente è fissata al 15 dicembre 2009. In tal modo, il maggior gettito sarà disponibile entro la fine dell’anno in corso.

In tempi di crisi finanziaria ed economica, come quelli attuali, avere un governo capace di intervenire tempestivamente nella realtà economica del proprio paese e di sostenere il reddito di alcune categorie tra le più a rischio (ad esempio garantendo la copertura finanziaria per la cassa integrazione guadagni, allargata a categorie di lavoratori prima escluse, e aumentando gli stipendi degli statali), senza imporre ulteriori tasse, imposte e balzelli, è un fatto del tutto nuovo nel panorama economico italiano. Il testo del decreto ora passerà all’esame della Camera, che lo deve convertire in legge entro il 3 ottobre, pena la decadenza delle misure.

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