L’ITALIA DIVENTERA’ UN “HUB” EUROPEO DEL GAS?

Finanza Italiana – luglio agosto 2009 – numero 7-8, 5° anno nuova sere – Anno XXVII

di Emanuela Melchiorre

 

Si è concluso il 16 maggio scorso a Soci in Crimea alla presenza dei signori Putin e Berlusconi l’accordo tra le società italiane Eni ed Enel e la società russa a partecipazione statale Gazprom per la realizzazione del noto gasdotto «South Stream» considerato un’opera strategica per l’economia russa ed è anche l’ultimo investimento in ordine di tempo della «Putinecomics del gas». Grazie ad esso il gas russo arriverà in Europa senza dover più passare per il territorio dell’Ucraina e, quindi, saranno evitate per tale via le tensioni politiche tra i due paesi est-europei, più volte verificatesi in passato.

 

La firma della nuova intesa rappresenta un’azione strategica per l’economia italiana. Il gasdotto, infatti, porterà in Italia parte del gas dei giacimenti russi del Mar Caspio con una capacità di trasporto che arriverà fino a 64 miliardi di metri cubi l’anno. L’Eni potrà ottenere un supplemento annuo di 12 miliardi di metri cubi di gas, che potrà gestire e commercializzare in piena autonomia.

Gazprom ed Eni, fin dal 2007, avevano costituito una joint venture su base paritetica per la costruzione del gasdotto South Stream. La parte subacquea del progetto, che attraverserà il Mar Nero, sarà lunga 900 chilometri e la realizzazione tecnica è stata affidata alla Saipem, ossia l’unica società al mondo capace di posare tubi di grande diametro sul fondale marino a oltre due mila metri di profondità. Il gasdotto partirà dalle stazioni di compressione “Beregovaja” nel territorio russo e arriverà via mare fino alla città bulgara di Varna. Si dividerà poi in due sezioni, di cui una andrà verso il nord-ovest, attraversando Serbia, Ungheria e Austria, mentre l’altra passerà per la Grecia e, attraverso il Mare Adriatico, porterà il gas russo in Italia.

 

In concomitanza con la firma del progetto South Stream è stato raggiunto un altro pacchetto di intese, riguardanti la cessione da parte di Eni e di Enel del 51% di capitale della joint venture SeverEnergia alla russa Gazprom per 1,5 miliardi di dollari, di cui le due società italiane otterranno rispettivamente 900 e 600 milioni di dollari. La ServerEnergia controlla tre società che hanno licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento delle riserve di gas e petrolio al Polo. Tali intese rappresentano un ulteriore rafforzamento della concentrazione in mani pubbliche di tutte le società che in Russia operano a livelli elevati nell’ambito dell’energia, in quanto, in base alle leggi statali, i pacchetti di maggioranza delle società energetiche di importanza strategica per la sicurezza del paese devono rimanere pubbliche.

Naturalmente, gli accordi italo-russi riguardo al gasdotto South Stream hanno provocato una reazione dell’Ucraina, che vede così indebolire il proprio ruolo nell’export di metano russo verso i consumatori europei. Il Governo ucraino ha, infatti, dichiarato che intende avviare con la Russia un processo di revisione degli accordi sul gas.

 

Le mosse della «Putineconomics» del gas

In certi ambienti si teme fortemente che il programma di Putin e di Medvedev per preservare la posizione della Russia di fornitore di gas in Europa miri ad aumentare i collegamenti e le infrastrutture di approvvigionamento tra i giacimenti russi, o comunque soggetti a controllo del Cremlino, come il noto “Tesoro del Caspio”, e contrastare allo stesso tempo la realizzazione di altri progetti di gasdotti concorrenti e non controllabili, come i progetti «Nabucco» e l’«ITGI».

 

Il progetto Nabucco

Come è noto, il Nabucco è il gasdotto che dovrebbe essere costruito dall’Ungheria, dalla Turchia, dalla Bulgaria, dalla Romania e dall’Austria capace di trasportare 30 miliardi di metri cubi l’anno di metano dall’Asia centrale all’Europa. La firma dell’accordo sul gasdotto Nabucco è prevista ad Ankara il prossimo 25 giugno. L’importanza per l’Europa di questo progetto sta nel fatto che rappresenterà un percorso alternativo ai gasdotti russi che attraversano il nodo cruciale dell’Ucraina prima di raggiungere l’Europa.

 

Il progetto ITGI

Il progetto «ITGI» (Interconnettore Turchia-Grecia-Italia), invece, trasporterà il gas dai giacimenti del Caspio, in particolare dall’Azerbajan, e raggiungerà l’Europa, passando per la Turchia e per la Grecia, ossia due paesi non soggetti al controllo o comunque all’influenza della politica energetica russa. Dalla Grecia quest’opra porterà, attraverso l’Adriatico, il gas nelle Puglie.

Il progetto ITGI permetterà, a partire dal 2012, l’importazione in Italia di circa 8 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, previo il potenziamento della rete turca e la realizzazione degli Interconnector tra Turchia e Grecia (Progetto ITG) e tra Grecia e Italia (Progetto IGI). La Commissione europea ha deciso lo scorso gennaio di contribuire al finanziamento del gasdotto ITGI con 100 milioni di euro.

 

Progetto GALSI

Fra i più recenti progetti di gasdotti che interessano l’Italia vi è, inoltre, il GALSI (Gasdotto Algeria Sardegna Italia), in una ottica di diversificazione dei paesi fornitori di metano. Questo progetto è nato in seguito all’accordo intergovernativo stipulato nel 2001 tra l’Italia e l’Algeria e interessa in modo particolare la Sardegna che attualmente non è fornita dalla rete nazionale. L’opera consisterà nella realizzazione di un gasdotto di 1.500 chilometri, che a partire dal 2012 trasporterà 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno. Inoltre, con i suoi 2.885 metri di profondità massima nel tratto di mare tra Algeria e Sardegna, il GALSI sarà il gasdotto più profondo mai realizzato. La sua costruzione subirà però un ritardo di alcuni mesi rispetto alla prevista tabella di marcia in seguito al recente ritrovamento della corazzata francese Danton adagiata sui fondali al largo del sud della Sardegna. La corazzata era stata affondata il 19 marzo del 1917, nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale da un sottomarino tedesco. Il ritrovamento, grazie a potenti robot subacquei, ha riportato alla mente i fatti storici e ha permesso altresì di commemorare i 295 marinai francesi che tuttora giacciono nelle stive della nave nelle profondità degli abissi. Il Consorzio societario che realizzerà il progetto GALSI, costituito nel 2003 con un capitale di 10.000.000 euro, è italiano al 50% circa. Il tratto italiano del metanodotto sarà realizzato da Snam Rete gas, società dell’Eni, che si occuperà anche della gestione della nuova infrastruttura. Bruxelles considera il progetto GALSI tra le quattro grandi infrastrutture energetiche prioritarie italiane e contribuirà al finanziamento del progetto con 120 milioni di euro su una stima di costi tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro.

 

L’approvvigionamento diversificato, abbondante e a prezzi competitivi di gas è una questione importante per l’economia italiana ed europea. L’Europa consuma quasi il 20% del gas mondiale, nonostante ne produca solo il 7% e abbia meno del 2% delle riserve. Nessun altra nazione in Europa, però, utilizza il gas tanto quanto l’Italia: l’80% delle abitazioni è riscaldato a gas, altrettanto fanno due ospedali su tre e lo stesso capita negli alberghi. Anche l’Europa, tuttavia, va nella stessa direzione: senza considerare la produzione di energia elettrica, l’80% della nuova capacità elettrica installata nel Vecchio continente negli ultimi dieci anni è alimentata a gas. Il risultato è una massiccia dipendenza dalle importazioni extra-Ue, che rappresentano circa il 60% dei consumi.

 

L’Italia un Hub del gas?

Il recente obbiettivo dell’Italia di divenire un «Hub» del gas, ossia un paese capace di coprire interamente il proprio fabbisogno di gas, mediante la produzione nazionale, le riserve e le importazioni, e in grado altresì di esportare gas verso altri paesi Ue ed extra-Ue a prezzi competitivi, sembra però sia ancora piuttosto lontano. Si ricorda che la produzione italiana di gas è di soli 9,3 miliardi di metri cubi standard l’anno, mentre ne occorrono ben 106 miliardi per coprire il fabbisogno nazionale. L’approvvigionamento di gas in Italia incide per il 36% sulla bolletta energetica nazionale che da 46 miliardi del 2007 è salita, a causa dell’impennata del prezzo dei prodotti petroliferi a ben 56 miliardi di euro nel 2008.

I nuovi progetti dovrebbero coprire a sufficienza il consumo di gas in Italia, che a tutt’oggi risente di scarsità di approvvigionamento, tanto da mettere il paese, come si suol dire, ancora una volta nella scomoda situazione di “emergenza gas”, ossia di forniture di gas scarse o non sufficienti a coprire i picchi di consumo, come è accaduto nell’inverno scorso. Il sistema di approvvigionamenti di gas italiano è articolato attualmente in cinque grandi gasdotti internazionali: 1) il gasdotto Tenp, per l’importazione in Italia di gas olandese, che attraversa la Germania e la Svizzera; 2) il gasdotto Transitgas, per l’importazione di gas olandese e in futuro di quello norvegese, che attraversa il territorio svizzero e si connette al gasdotto Tenp; 3) il gasdotto Tag, per l’importazione di gas proveniente dalla Russia, che attraversa la Repubblica ceca e l’Austria fino a Tarvisio; 4) il gasdotto Tmpc, per l’importazione di gas algerino, composto dall’attraversamento del Canale di Sicilia, da Cap Bon a Mazara del Vallo; 5) infine, il gasdotto libico, per l’importazione di gas in Italia di provenienza dalla Libia, attraverso l’apposito gasdotto sottomarino che collega anch’esso la Sicilia ed è l’opera più recente tra tutti i gasdotti che raggiungono l’Italia.

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