Una politica per il Mezzogiorno

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 29 settembre 2009

Si è concluso lunedì a Napoli il convegno organizzato dai capigruppo parlamentari del Popolo della Libertà di Camera e Senato sulla questione meridionale. Il Ministro Giulio Tremonti, titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha illustrato in quest’occasione le proposte del governo per lo sviluppo e il rilancio dell’economia del Mezzogiorno, che, lungi dall’essere una questione puramente e limitatamente regionale, viene considerata a tutti gli effetti nell’ambito dell’interesse nazionale. Le proposte del ministro possono essere riassunte in tre idee e in una proposta di agevolazione fiscale.

In primo luogo, si possono istituire le cosiddette «zone libere», ossia zone in cui il ruolo della burocrazia sia pari a zero, specie per le nuove imprese o per quelle già esistenti che intendono assumere nuovi lavoratori, e nelle quali possono essere introdotte successivamente eventuali agevolazioni fiscali, anche se, sotto quest’ultimo aspetto, occorrerà dialogare a fondo con Bruxelles.

In secondo luogo, è opinione del ministro che il Consiglio nazionale delle Ricerche possa svolgere un ruolo determinante per la gestione dei fondi da destinare alle regioni del Mezzogiorno. Il potenziamento del ruolo del Cnr rappresenta una delle novità dell’approccio governativo alla questione meridionale. I fondi che saranno gestiti dall’Istituto saranno, in parte, di provenienza europea e, in parte, relativi alla Banca del Sud.

Quest’ultima rappresenta, in terzo luogo, la novità cardine del programma di rilancio del Sud Italia. Sarà costituita da una rete di banche di credito cooperativo, che vi accederanno su base volontaria. Sull’esempio dell’esperienza virtuosa della banca francese Crédit Agricole. L’idea che sta dietro alla logica che porterà alla costituzione di questo organismo, previa approvazione della legge apposita, sta nel fatto che ad una struttura parcellizzata della produzione deve corrispondere una forma del sistema bancario affine o comunque incline alla comprensione e all’interpretazione delle esigenze della piccola impresa. Pertanto, l’approccio del «microcredito», ossia del piccolo credito concesso a famiglie o a imprenditori conosciuti personalmente dalla banca radicata nel territorio, sembra essere in questo contesto il più adeguato. Occorre, inoltre, che l’intervento nel suo insieme sia coordinato e in qualche modo soggetto ad un’authority che non abbia le caratteristiche della precedente Agenzia per il Mezzogiorno e degli altri Enti sorti con l’intervento disciplinato con la legge 64 del 1986. L’esperimento non felice della Cassa per il Mezzogiorno ha comportato risultati non adeguati alla mole di finanziamenti e di risorse impegnate, che, ritenuti deludenti, hanno portato a decretare la fine dell’intervento straordinario. L’esperienza ha portato a concludere, quindi, che gli interventi d’ora in avanti dovranno essere indirizzati nell’ambito soltanto degli investimenti e, quindi, dal lato dell’offerta, trascurando invece il sostegno alla domanda, che invece è attuato per tante altre vie.

L’esperienza suggerisce, altresì, che sono da evitare forzature dei tempi, interferenze varie e battaglie di retroguardia, nonché dispersione delle risorse che sono state una componente nei piani di intervento fino ad ora posti in essere. Per questo motivo, il ministro nel suo intervento ha lasciato aperte tutte le porte per incoraggiare la discussione in seno al Parlamento nel suo insieme, maggioranza e opposizione.

La proposta di agevolazione fiscale riguarda, infine, la possibilità di incentivare la politica del denaro a basso costo, che è stata una delle condizioni, e forse la più importante, della rinascita di tutta l’Europa occidentale dopo i disastri e le distruzioni della seconda guerra mondiale. Di fronte alla crescente incidenza dei costi bancari sui depositi e sul credito, infatti, Tremonti propone di istituire depositi bancari fiscalmente agevolati (l’attuale aliquota applicata sui depositi è del 27%) per gli impieghi nel Meridione. Tale fiscalità ridotta non sarebbe appannaggio della sola Banca del Sud, ma di tutte quelle banche che sono radicate nel Mezzogiorno.

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