Tremonti illustra la Finanziaria 2010

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it l’8 ottobre 2009

Prudenza. È questa la parola che più delle altre è stata pronunciata dal ministro Tremonti in occasione della presentazione al Senato, il 6 ottobre, della Finanziaria, della relazione previsionale e programmatica per il 2010 e l’aggiornamento del Dpef. La prudenza è intesa nel senso che la ripresa economica non sarà gravata di ulteriori tasse e imposte al fine di aumentare il gettito. Occorre evidenziare comunque che sulla scorta dei dati pubblicati dalla Banca d’Italia nel documento dal titolo «Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione Europea», in Italia la pressione fiscale è diminuita: dal 43,1% del 2007 (si ricorderanno le Finanziarie firmate dalla coppia Padoa Schioppa-Visco), è scesa al 42,8% nel 2008. La prudenza è altresì intesa nel senso che se il maggior gettito si realizzerà per effetto della crescita del Pil, quindi della base imponibile, tale maggior introito fiscale sarà destinato «al sociale», ossia per la ricostruzione di L’Aquila, di Messina, per finanziare gli ammortizzatori sociali, la sanità e via dicendo. A tal proposito, il documento Bankitalia citato ha evidenziato che il nostro Paese è stato il sesto in graduatoria europea per la dimensione della spesa pubblica, con la quota del 48% del Pil, non molto distante dalla media europea del 46,3%.

Le condizioni economiche del nostro Paese dall’inizio dell’anno sono migliorate, seguendo le parole del ministro. Anche le previsioni della Commissione europea sembrano essere in linea con tale analisi ottimistica del governo (tabella). Come ha affermato Tremonti, la decrescita del Pil è rallentata nel secondo trimestre di quest’anno. Inoltre, il terzo trimestre, stando alle previsioni prudenziali e provvisorie della Commissione, potrebbe addirittura far registrare un valore positivo.

Le convinzioni del ministro nascono dal confronto con i rappresentanti dell’economia degli altri paesi europei e non solo incontrati in questi giorni. Le occasioni sono state quelle dei lavori del Fondo Monetario internazionale di Istanbul, della riunione dei ministri finanziari del G7 e del Monetary and Financial Committee del Fmi.

 

Le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base dei dati del Fondo Monetario internazionale, consentono di affermare che il debito pubblico italiano è destinato a crescere ancora nel prossimo futuro, ma che la sua «velocità di accrescimento», misurata dalla variazione percentuale dell’accrescimento cumulato del debito (grafico), è ampiamente inferiore a quella degli altri grandi paesi europei, Francia, Germania e Regno Unito, e a quella degli Usa e del Giappone. L’atteggiamento prudenziale impone, come sostiene il ministro, di perseguire politiche di indebitamento che non consentano il superamento della soglia del 5%. Resta il fatto che la performance dei conti pubblici italiani, in concomitanza con il peggior momento di crisi economica dal 1929, è stata la migliore sia nel contesto europeo sia in quello internazionale.

 

 

Passando all’analisi degli indicatori economici, il ministro intravede segnali incoraggianti (aumento della fiducia delle imprese e dei consumatori, del traffico autostradale e postale). Segnali positivi sono anche insiti nell’andamento del gettito fiscale proveniente dall’imposta del valore aggiunto, che «al netto della componente sulle importazioni», secondo quanto ha detto il ministro «ha mostrato, per la prima volta nell’anno, un andamento positivo rispetto all’andamento precedente».

 

Il momento è ancora difficile. I dati a disposizione del ministro consentono di prevedere un rimbalzo dell’economia, ossia una sua ricrescita, tra la seconda metà dell’anno in corso e l’inizio del 2010, anche se il tasso di crescita rimane incerto. Il ministro ha denunciato il fatto che manca ancora una posizione comune in seno all’Unione europea per elaborare una strategia di uscita dalla crisi che sia coerente in tutti i paesi membri e che il periodo di transizione, definito «terra incognita», non permette politiche di alti debiti. Comunque l’andamento dell’inflazione che si attesta ancora a valori piuttosto bassi nel nostro paese e in quelli europei e internazionali permette di sperare in una ripresa dei consumi e della domanda internazionale che possa sostenere l’export. La politica di bassi tassi di interesse portata avanti da Trichet, governatore della Banca centrale europea, inoltre, non contrasta con la politica di sostegno all’economia, mentre l’afflusso di capitali dall’estero per effetto dello scudo fiscale dovrebbe incidere positivamente sui primi germogli di ripresa.

 

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