Al via la Banca per il Mezzogiorno

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 16 ottobre 2009

 

In un contesto economico nazionale che non lascia tempo alle perplessità, in cui il Pil torna a crescere (+1% nel terzo trimestre sul trimestre precedente), ma in cui imprese marginali incapaci di coprire i propri costi rischiano di uscire dal mercato con un conseguente aumento della disoccupazione, nasce la Banca del Mezzogiorno alla cui guida della cabina di regia vi sarà il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, disegnata secondo un modello già sperimentato in Francia (Credit Agricole) e finalizzata al finanziamento delle infrastrutture di cui il Sud Italia ha un bisogno vitale.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha presentato ieri a palazzo Chigi il disegno di legge che istituisce la Banca del Mezzogiorno. Secondo il disegno presentato, la Banca del Mezzogiorno è una banca di secondo livello, ossia non dotata di sportelli propri, ma che si avvarrà della rete distributiva delle banche di credito cooperativo, delle Poste e probabilmente anche delle banche popolari. Agirà in un contesto del credito alle imprese decrescente (grafici) mediante strumenti ad hoc.

 

La costituenda Banca del Mezzogiorno dovrà fare i conti con i vincoli imposti dal Trattato istitutivo dell’Ue sugli aiuti di stato e dalla Banca d’Italia in relazione al Testo unico bancario. Non solo. Essa dovrà fare i conti anche con una pesante eredità del passato, che non solamente vede, tra i maggiori attori, la Cassa per il Mezzogiorno, definito un «carrozzone» da Tremonti, ma anche le banche del Sud (in particolare il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia), che nel passato hanno agito nel contesto regionale e sono state poi o assorbite dalle banche del Nord o chiuse dall’Iri tra mille contestazioni.

Passando al disegno «tremontiano», che raccoglie le idee e le aspirazioni pluriennali del ministro (pare che abbia già proposto una simile iniziativa quattro anni orsono), la banca sarà strutturata come segue:

  • lo Stato sarà il socio fondatore, ma con una partecipazione al capitale però minoritaria e solo per i primi cinque anni. Dopodiché uscirà dal capitale e la banca diverrà a tutti gli effetti una banca privata, per rispettare i principi europei;

  • l’istituto sarà di secondo livello e agirà attraverso le banche che aderiscono all’iniziativa e gli sportelli postali;

  • la banca potrà emettere obbligazioni assistite da garanzia dello Stato e usufruire del fondo di garanzia; in particolare i «Bond per il sud» avranno una durata non inferiore ai 18 mesi e saranno sottoscritti da persone fisiche, mentre da un punto di vista fiscale saranno soggetti ad una tassazione agevolata del 5%;

Il ddl istituisce il comitato promotore della banca, che sarà composto da 15 membri, di cui 5 banche e un rappresentante di Poste Italiane. Il comitato selezionerà i fondatori privati, definirà le regole di governance e gli importi minimi di capitale dei soci. Gli azionisti e i soci fondatori privati potranno essere istituti di credito che operano nel Sud Italia, imprenditori, associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica.

La banca avrà una mission simile a quella della banca etica. Chi deciderà di depositarvi i propri risparmi saprà che metterà a disposizione mezzi finanziari per la realizzazione di investimenti e di infrastrutture, per promuovere credito per le piccole e medie imprese del Sud e per la nascita di nuove banche locali. L’obbiettivo ultimo dichiarato è quello di rendere le piccole imprese più grandi e coese, più internazionali e capaci di offrire maggiori opportunità di impiego a livello locale. A tal fine la Banca per il Mezzogiorno offrirà anche il servizio di consulenza e potrà acquistare mutui dai soci.

L’ulteriore iter da seguire affinché la banca possa essere istituita prevede un passaggio necessario al Parlamento per la conversione del ddl in legge, preferibilmente in tempi brevi, usufruendo di una «corsia preferenziale», che sta a significare la priorità che il governo attribuisce all’emergenza dello sviluppo del Mezzogiorno. In seguito, il ministro dell’Economia dovrà redigere il decreto sui criteri e i costi della garanzia di Stato e del Sud-Bond. Il Ministro della Sviluppo economico redigerà, dal canto suo, il decreto relativo ai criteri e ai costi del fondo di garanzia. Il comitato promotore presenterà la sua relazione al Tesoro entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Infine, si dovranno attendere i responsi favorevoli di Bankitalia e di Bruxelles.

La scommessa di istituire una banca etica per il Sud, che oltre a finanziare gli investimenti fornirà anche un servizio di consulenza alle piccole banche locali nella gestione del credito, è impegnativa e andrà gestita con grande attenzione. In particolare, il numero degli sportelli a disposizione della banca dovrà essere adeguato in relazione a quello totale presente sul territorio e la banca stessa non dovrà intaccare il fragile equilibrio stabilito dagli operatori locali già attivi. Alcuni aspetti sono ancora in procinto di essere valutati, quali il ruolo delle Poste, che in tal modo rafforzerà le sue funzioni di distribuzione di prodotti finanziari, il sistema di raccolta del risparmio, che tramite i Sud-bond sarà soggetto con buona probabilità a forti sviluppi e il ruolo dello stato nel predisporre il fondo di garanzia. Sarà la disamina in Parlamento a definirne i particolari, mentre il giudizio finale spetterà alla Commissione europea.

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