Bruxelles rivede al rialzo le previsioni di crescita dell’economia italiana

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 5 novembre 2009

L’Unione Europea rivede al rialzo le sue stime relative alla crescita dell’economia italiana. In particolare, secondo Bruxelles, dopo il 2009, l’anno orribile per l’economia mondiale, l’Italia tornerà a crescere, nel 2010, dello 0,7%, in linea con la media europea, per poi accelerare nel 2011 con un valore vicino al punto e mezzo percentuale (1,4%). Lo ha detto Joaquin Almunia, il commissario europeo agli Affari economici e monetari, presentando le previsioni economiche Ue per l’autunno. Gli altri paesi europei torneranno a crescere a ritmi alterni. Della crisi economica, secondo i dati della Commissione, risentiranno in misura minore la Francia e la Germania, che vedranno crescere il loro Pil di un valore superiore al punto percentuale. Il Regno Unito, il paese che più di ogni altro ha risentito in Europa degli effetti dello scoppio della bolla speculativa dei derivati, sembra che ricomincerà a crescere l’anno prossimo. I paesi che saranno ancora in recessione nel 2010 saranno la Grecia, la Spagna e l’Irlanda.

Ciò che preoccupa maggiormente degli effetti della crisi economica sono i costi sociali che sono stati sostenuti fino ad ora e che ancora dovranno essere sostenuti nel breve periodo. Il riferimento principale è alla disoccupazione, che in Europa ha raggiunto il 9,5%. Anche l’Italia ha risentito dell’aumento della disoccupazione (7,8%), ma in misura minore rispetto agli altri paesi dell’euro-zona. Le previsioni per l’anno che verrà sono di un aumento della disoccupazione fino a raggiungere l’8,7% per quanto riguarda il nostro paese, valore sempre di gran lunga inferiore alla media europea.

Gli investimenti si sono contratti del 19,8% quest’anno nel Belpaese. Il dato è significativo ma, secondo le stime di Bruxelles, tornerà ad essere positivo (0,9%) nel 2010 e ancor più nel 2011 (4,6%). Ciò significa che gli investimenti in Italia, secondo Bruxelles, saranno maggiori rispetto alla media dell’euro-zona. Il deficit pubblico rimarrà inalterato (5,3%) per l’anno in corso e per il 2010, mentre diminuirà nel 2011 (al 5,1%). I valori percentuali italiani sono anche in questo caso inferiori rispetto alla media europea. La nota dolente rimane sempre il nostro debito pubblico. Infatti, i dati della Commissione evidenziano il fatto che l’elevato valore del 2008 (105,8%) è destinato a crescere entro il 2011 (117,8%), anche se il nostro primato in Europa passerà alla Grecia, la quale nel 2011 avrà raggiunto un livello di gran lunga superiore a quello italiano (135,4%).

L’Europa è nel complesso, quindi, piuttosto ottimista sulle sorti dell’economia italiana nel prossimo biennio. Ciò non toglie che la via da seguire sia in salita. La questione di fondo è come uscire dal tunnel che l’Italia ha imboccato da decenni: quello della lenta crescita. Infatti, una crescita economica che si aggira intorno al punto percentuale annuo non garantisce la piena sostenibilità dei costi sociali. La via di svolta può essere quella dell’innovazione. O, ancor meglio, è opportuno incentivare e favorire la caratteristica del sistema produttivo occidentale, che lo differenzia nella sostanza dalle economie emergenti asiatiche: l’ideazione.

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