Evitata la depressione, è possibile un cauto ottimismo

di Emanuela Melchiorre

pubbllicato su www.ragionpolitica.it l’11 novembre 2009

Al termine della riunione alla Banca dei regolamenti internazionali Jean-Claude Trichet, il governatore della Bce, ha affermato che è stata «evitata la depressione nelle economie europee». L’ottimismo di Trichet è in linea con quello espresso in sede internazionale da altri organismi (Commissione europea e Ocse) e dall’ultimo G20 riunitosi lo scorso fine settimana in Scozia. Le politiche del banchiere europeo, che in questi mesi hanno lasciato inalterati i tassi d’interesse di riferimento europei, non hanno inciso negativamente sul costo dei capitali, dei mutui e dei finanziamenti in generale, i quali a loro volta non hanno inasprito i tassi di interesse passivi. Ciò non ha però messo al riparo le aziende da un atteggiamento di credit crunch delle banche, le quali, nonostante siano state finanziate con fondi pubblici e, quindi, con risorse provenienti dall’imposizione fiscale, hanno preferito adottare un sistema eccessivamente prudenziale e restringere i cordoni della borsa, mettendo le imprese di fronte ad un’ulteriore difficoltà, quella del reperimento della liquidità, sia per l’attività circolante, sia soprattutto per il finanziamento di nuovi investimenti.

Fin qui i fenomeni sono stati simili in tutta l’area dell’euro. Si riscontrano, invece, differenze tra le diverse economie nazionali nella loro capacità di affrontare la crisi economica. È evidente, infatti, che le economie nazionali che in Europa hanno ampliato i servizi finanziari a discapito delle attività tradizionali e manifatturiere (Inghilterra e Irlanda in primis, ma anche Spagna) hanno sofferto di più in termini di decrescita economica.

L’Italia, che è rimasta fedele alla sua vocazione fortemente manifatturiera, si è distinta per la sua capacità di resistere alle difficoltà, con una disoccupazione inferiore rispetto agli altri grandi paesi europei (Tabella). Le numerosissime piccole imprese italiane, familiari e di piccoli imprenditori, che hanno rifiutato il modello anglosassone di finanziamento dell’attività produttiva con il ricorso alla borsa titoli e che hanno, invece, privilegiato l’autofinanziamento con il reinvestimento nella loro impresa degli utili aziendali, sono quelle che prima delle altre torneranno a crescere nella produzione, nell’export e ricominceranno ad assumere nuovi lavoratori. Alcune di esse lo stanno già facendo e l’interessante inchiesta di Marcello Foa su il Giornale ne racconta l’evoluzione.

Ne è persuaso il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che è intervenuto alla rubrica di Maurizio Belpietro di Mattino 5, su Canale 5. Sacconi ha sostenuto che il governo si appresta a «definire nuove misure volte alla protezione del reddito e all’accompagnamento verso attività lavorative e formative». Saranno premiate, quindi, le imprese che hanno preferito mantenere stabile l’occupazione – anche ricorrendo a contratti di solidarietà – e saranno promossi i corsi di formazione. Poiché è salda l’intenzione di tenere fede all’impegno preso nel giugno 2008 di mantenere i saldi di bilancio stabili per tre anni; ogni decisione che il governo assumerà nell’immediato e nel prossimo futuro, sostiene il ministro, sarà subordinata alla valutazione dell’andamento delle entrate, comprese quelle relative allo scudo fiscale dei capitali dall’estero e degli immobili siti fuori dai confini nazionali.

L’Italia, dopo le previsioni di Bruxelles riviste al rialzo, è stata promossa anche dall’esame del «superindice» Ocse, che ha indicato il nostro paese ai primi posti nella graduatoria europea. In particolare, il Bel Paese si trova al sesto posto della graduatoria delle nazioni più industrializzate, con un evidente sorpasso dell’economia inglese. Il composite leading indicator, (più semplicemente indicato come superindice Ocse), è un indicatore del ciclo economico che punta ad anticiparne l’andamento di sei/nove mesi. In quanto tale è soggetto, quindi, ad un certo margine di incertezza e di errore statistico e rappresenta uno strumento in grado di segnalare più un clima di fiducia, che non una misura esatta dell’andamentodell’economia dell’immediato futuro.

Segnali di ottimismo provengono anche dalle associazioni degli imprenditori italiane con le quali è in contatto il premier, che hanno manifestato la loro fiducia nel buon operato del governo. L’Istat, da parte sua, ha pubblicato un’indagine dal titolo «Aspetti della vita quotidiana», dalla quale emerge una diminuzione della quota di italiani che ritiene peggiorata la propria situazione economica, mentre sono in ripresa i consumi alimentari. È importante diffidare delle «cassandre» che si esercitano a prevedere solo catastrofi. Ma al tempo stesso anche l’incalzare di troppe dichiarazioni e soprattutto di cifre a favore della ripresa rischiano di rendere diffidenti i lettori. «La virtù sta nel mezzo, tra due vizi opposti, ben lontana da entrambi» diceva Quinto Orazio Flacco. L’invito è, pertanto, quello di un cauto ottimismo, attenuato dalla osservazione attenta dell’andamento dell’economia statunitense, che, oltre ad aver registrato un indice di disoccupazione estremamente elevato (10,2%), ha visto fallire in questi giorni quattro piccole banche e una di grande dimensione, la United Commercial Bank, assorbita dalla East West Bank. Dal canto loro, le borse di tutto il mondo stanno registrando indici positivi non del tutto giustificati, che lasciano presagire il rigonfiamento di nuove bolle speculative, non ultima quella del mercato dell’oro.

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