IL GOVERNO TAGLIA L’ACCONTO IRPEF

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 13 novembre 2009

Nonostante le numerose critiche rivolte in questo periodo al governo Berlusconi in relazione alla gestione della crisi economica sembra che il metodo seguito fin qui dal medesimo stia dando i suoi frutti. Il Pil italiano é tornato a crescere nel terzo trimestre del 2009 (dello 0,6% sul trimestre precedente), dopo 5 trimestri di risultati negativi. Il dato complessivo del Pil italiano per il 2009 è ancora negativo (-4,8%), ma comunque sensibilmente inferiore alle precedenti stime Istat (del -5,1%). Ciò significa che dopo l’attenuarsi della crisi, chiaramente indicato dal minor ricorso alla cassa integrazione guadagni, si comincia ora a vedere un primo significativo segnale di ripresa.

Entro questo scenario, giovedì, in serata, il Consiglio dei ministri ha deciso la riduzione dell’acconto Irpef di dicembre dal 99% al 79%. È ben vero che non si tratta di una riduzione delle imposte sulle persone fisiche, ma solamente di un rinvio nel tempo del loro pagamento. La logica del provvedimento consiste, tuttavia, nel fatto che la timida ripresa economica, data dall’aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi, possa essere incentivata dalla maggiore liquidità, pari al 20% di imposta, che le famiglie avranno a disposizione entro la fine dell’anno per aumentare la domanda, in vista delle prossime feste natalizie.

A beneficiare del ridotto acconto, la cui differenza sarà versata a giugno a saldo, saranno le piccole e medie imprese, le ditte individuali, le società di persone e i liberi professionisti che versano l’imposta sulle persone fisiche; il «popolo delle partite iva», ossia gli artigiani, i commercianti e i professionisti; i lavoratori dipendenti che percepiscono altri redditi, ad esempio, per locazione di seconde case.

C’è da dire che le imprese hanno già beneficiato lo scorso anno, secondo le disposizioni dell’art. 10 del decreto legge 185/2008, di una riduzione dell’acconto Ires e Irap di tre punti percentuali. Quindi, in definitiva, dopo aver agito a favore delle imprese, con la riduzione anzidetta, e a favore dei disoccupati, con l’estensione della cassa integrazione guadagni anche a contratti di lavoro prima esclusi, il governo con il nuovo provvedimento si rivolge questa volta alle famiglie e alla microimpresa per aumentare la loro disponibilità finanziaria.

La dilazione dell’acconto stabilita dal Consiglio dei ministri sarà pari a 3,8 miliardi di euro, che saranno coperti in conto cassa dallo scudo fiscale, nel senso che il gettito dato dallo scudo sarà utilizzato in questo frangente per poi essere reintegrato grazie al versamento del saldo dell’imposta Irpef a giugno prossimo. Non è da escludere, comunque, che in quella data si possa ipotizzare un’ulteriore provvedimento volto ad una riduzione effettiva delle imposte o che i tempi siano maturi per il ridimensionamento dell’Irap, come promesso dal governo.

Con un secondo provvedimento il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che è passato quasi inosservato, per via dell’attenzione che ha accentrato il provvedimento Irpef. Il ddl contiene norme tese a semplificare i rapporti della pubblica amministrazione con i cittadini e le imprese e prevede due importanti deleghe. La prima delega riguarda l’emanazione della «Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche», che – secondo quanto si legge sul sito della Presidenza del Consiglio – renderà più incisivi, per l’azione amministrativa, gli obblighi di trasparenza, buona fede e leale collaborazione. Inoltre, punterà a rendere più ragionevoli i tempi di adozione dei provvedimenti e moltiplicherà le iniziative per consentire ai cittadini l’accesso telematico agli atti della pubblica amministrazione. La seconda delega prevede la raccolta dei capisaldi della disciplina vigente in materia di pubblica amministrazione in un unico grande codice che dovrà essere di facile consultazione e fruibilità.

Il terzo importante provvedimento approvato dal Consiglio riguarda il riordino degli enti di ricerca. La riforma punta al riconoscimento di un’ampia autonomia statutaria degli enti e di un nuovo sistema di finanziamento che sia legato alla valutazione e al merito. Esso intende, inoltre, costituire un sistema nazionale degli enti di ricerca per favorire la collaborazione e l’integrazione tra strutture complementari e l’incentivazione di una sinergia tra gli enti di ricerca, le università e le imprese, secondo quanto più volte riconosciuto necessario dal ministro della pubblica istruzione Maria Grazia Gelmini.

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