Cassa Depositi e Prestiti. Una rivoluzione ben congegnata

di Emanuela Melchiorre

 

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 1 dicembre 2009

 

A più di 150 dalla sua fondazione la Cassa Depositi e prestiti ha subìto in questi ultimi due anni una rivoluzione nel suo statuto e nelle sue competenze che pone le premesse per un piano di sviluppo del paese al riparo dalla roller coaster della finanza speculativa. Dai soli investimenti pubblici, la Cassa ha allargato il proprio intervento a favore di investimenti di interesse pubblico (infrastrutture e opere pubbliche), effettuati anche con il concorso di soggetti privati, ai programmi di sostegno dell’economia (credito agevolato, supporto alle Pmi) in qualità di banca di secondo livello, allo sviluppo del social housing e delle valorizzazioni immobiliari. Pertanto, conservando la sua caratteristica di investitore di lungo termine, quindi atto al finanziamento di vasti investimenti con particolare attenzione alla sostenibilità economico-finanziaria dei progetti, si appresta a sostenere un ruolo importante non più solamente per finanziare gli enti pubblici e le loro opere. I nuovi ambiti di intervento della Cassa a livello nazionale saranno, in particolare, riferiti al finanziamento della social housing, al finanziamento delle piccole e medie imprese e alla loro internazionalizzazione, qualora assistite dall’assicurazione Sace.

Le risorse finanziarie dirette che la Cdp metterà a disposizione per lo sviluppo del paese ammontano a 50 miliardi di euro (pari a circa il 3% del Pil nazionale) per il triennio 2009-2011. Tali ingenti risorse potrebbero mobilitare ulteriori capitali provenienti da soggetti privati che sono stimabili, secondo le proiezioni del piano industriale della Cassa, intorno ai 20-25 miliardi di euro. La Cassa depositi e prestiti, con un ruolo molto simile a quello che ha la sua omologa francese nelle vesti di investitore istituzionale di lungo periodo, potrà promuovere, autorizzata con un decreto del ministro dell’Economia, i fondi di capitale di rischio (venture capital e private equity), aiutando la nascita e lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali. A queste risorse finanziarie si aggiungono, inoltre, le disponibilità del Fondo Garanzia Opere Pubbliche (Fgop), il quale fornisce garanzie stimabili per 20 miliardi di euro.

La quota maggiore di tale impegno finanziario triennale è destinata al finanziamento degli enti pubblici (pari a 18 miliardi di euro, raccolti tramite i depositi postali), delle infrastrutture e delle opere pubbliche (15). A tal proposito è stato firmato lo scorso 1 ottobre un contratto fra la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Cassa depositi e prestiti Spa (Cdp) per finanziare gli investimenti di Autostrade per l’Italia destinati all’ampliamento del tratto Firenze-Bologna della A1 (la principale autostrada italiana, rientrante nel Corridoio I dei cosiddetti TENs – transeuropean networks -, le infrastrutture stradali sovranazionali di interesse europeo). Il cda della Cdp ha, inoltre, deliberato lo scorso 11 novembre il finanziamento a 15 anni e fino a 450 milioni di euro alla Satap, titolare di una Concessione da parte di Anas per l’esercizio della A4 – Autostrada Torino-Milano. Il finanziamento della Cdp coprirà una quota pari al 50% del costo complessivo del progetto. In base all’accordo, la Bei mette a disposizione della Cdp risorse finanziarie fino a 500 milioni di euro, che contribuiranno alla realizzazione delle nuove opere, il cui costo totale è stimato in circa 3 miliardi di euro.

La Cdp può ora sostenere l’economia mediante finanziamenti alle Pmi, convogliando tramite il sistema bancario risorse finanziarie (2,4 miliardi di euro) vincolate a tale scopo, quindi svolgendo il ruolo di banca di secondo livello. Ha potuto destinare, inoltre, risorse per 3 miliardi di euro provenienti dalla raccolta postale per le operazioni di internazionalizzazione nei mercati esteri delle imprese italiane assistite e garantite dalla Sace, in quanto, nell’ambito del finanziamento delle infrastrutture e delle opere pubbliche, la manovra estiva anticrisi varata dal governo lo scorso luglio prevedeva anche che la Cdp svolgesse un ruolo di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, mediante l’introduzione di una norma sul sistema «Export Banca». Il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese è stato assimilato alle operazioni di interesse pubblico che possono essere, quindi, finanziate dalla Cassa depositi e prestiti,con l’utilizzo dei fondi previsti dall’articolo 22, commi 1 e 2, del D.L. 185/2008, convertito con modificazioni dalla Legge 2/2009, nel pieno rispetto del regime comunitario di libera concorrenza.

La Cdp metterà a disposizione ingenti risorse finanziarie (tra i 2 e i 3 miliardi di euro nel triennio) che permetteranno innanzitutto di contribuire all’incremento dell’offerta abitativa locale a canone controllato, mediante la creazione di «Cdp Investimenti Sgr Spa», il cui capitale è controllato dalla Cassa al 70% e a cui partecipano, in misura paritetica del 15% del capitale, le due associazioni bancarie Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa) e Abi (L’Associazione Bancaria Italiana). La Sgr opererà su tutto il territorio nazionale, acquisendo quote significative e di minoranza di fondi immobiliari di social housing su base locale, nei quali potranno investire Fondazioni di origine bancaria, Enti locali e privati. È ancora in discussione, invece, il ruolo che la Cdp può svolgere nell’ambito degli investimenti in private equity, ossia nella rilevazione di quote di capitale di società private.

La rivoluzione che la nuova Cassa depositi e prestiti S.p.A. ha subìto è stata ben congegnata, seguendo la regia del Ministro delle finanze e dell’economia Tremonti. La Cassa si può proporre oggi, quindi, in una veste di partner che agisca nell’ambito dell’economia reale, ossia nell’ambito degli investimenti e dell’ammodernamento delle infrastrutture, svolgendo un’attività complementare al sistema bancario.

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