Si rafforza il legame italo-russo

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 3 dicembre 2009

Si è riunito mercoledì a Roma, presso il ministero dello Sviluppo, in collaborazione con l’Ispi, il Foro di dialogo italo-russo, di cui sono co-presidenti Luisa Todini (Todini costruzioni) e Vladimir Dmitriev (Vnesheconombank). A questo evento è seguito l’incontro di giovedì tra il nostro presidente del Consiglio Berlusconi e il presidente russo Medvedev, a dimostrazione dell’intenso dialogo tra le due nazioni.

C’è stato un tempo in cui la Russia era parte integrante dell’Europa nonostante guardasse, come l’aquila bicipite, anche all’Oriente, ossia alla Siberia, cui è mancato quell’apporto del cinema e della letteratura per porla all’attenzione generale, come è invece accaduto per il Far West. Molti zar e zarine hanno contribuito a forgiare la storia europea. Si possono ricordare, oltre a Pietro il Grande e Caterina II la Grande, la zarina Elisabetta prima e soprattutto Elisabetta seconda, che marciò su Berlino, e ridusse Federico il Grande di Prussia sull’orlo del suicidio. Lo zar Alessandro I, vincitore di Napoleone, marciò sotto l’arco di Trionfo a Parigi e le sue truppe riportarono i Borboni a Napoli. La Russia zarista si pose all’attenzione del mondo anche con i suoi scienziati, con i suoi romanzieri e con i suoi compositori e musicisti. Né si possono dimenticare gli economisti, tra cui il De Witte, la cui riforma monetaria fu studiata da tutti gli Stati, compresa l’Italia.

Alla fine dell’impero zarista, causata dalla Rivoluzione Bolscevica del 1917, si associò un bagno di sangue di proporzioni inaudite. Lenin, Trotski e Stalin hanno mandato a morte decine di milioni di cittadini russi nell’illusione di creare l’uomo nuovo. Lenin, nel gennaio del 1918, abolì la moneta e impose il baratto come regime obbligatorio, facendo piombare il paese nella miseria più nera. Solo nel 1924, dopo la morte del dittatore, la Russia ritornò all’economia monetaria con il rublo d’oro. Appena quattro anni dopo, però, Stalin riportò violentemente la Russia al regime comunista che durò almeno fino al 1982, quando morì Leonida Brežnev, o al 1989, alla caduta del muro di Berlino.

Il ritorno della Russia nell’ambito dei paesi democratici è stato molto sofferto, in gran parte a causa delle resistenze degli apparati comunisti e dell’impossibilità di smantellare in breve tempo la collettivizzazione dell’economia. In parte è stata anche l’incomprensione del Fondo Monetario Internazionale ad ostacolare il ritorno del paese nell’ambito dell’economia di mercato, con gli eccessivi vincoli e le regolamentazioni imposte. Ma, nonostante tutto, la Russia ha compiuto molti progressi in campo economico e sociale. Il merito del cambiamento va attribuito a Vladimir Putin oltre che a Michail Gorbaciov e a Boris Eltsin.

Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica e il nuovo assetto federale della Russia, Vladimir Putin ha impiegato due mandati presidenziali per porre le basi del suo piano di ricostruzione economica della Russia. Egli continua la sua azione di ricostruzione del paese dallo scranno del primo ministro, impossibilitato dai dettami della nuova Costituzione, approvata il 12 dicembre 1993, a candidarsi per la terza volta alla carica di presidente della Federazione. Il paese sembra essere oggi politicamente stabile grazie alla salda alleanza tra Putin e il presidente Medvedev, suo delfino. Con l’aggravarsi della crisi economica e finanziaria internazionale, la Russia si trova però ad affrontare molti problemi di carattere economico e sociale, che potrebbero minare l’ampio consenso dei due giocatori chiave, il presidente e il primo ministro, mentre nell’area del Caucaso cresce l’instabilità politica.

La via d’uscita principale resta quella energetica. Ormai le riserve naturali russe non sono più oggetto di baratto in senso lato: prodotti energetici a fronte dell’importazione di altri prodotti necessari alla domanda interna della Federazione Russa. Oggi lo scambio è anche in termini di capitali investiti nelle aziende e nel trasferimento di tecnologia per l’estrazione, la distribuzione di gas e petrolio. Aumentano altresì i cosiddetti Investimenti Diretti Esteri (IDE) in Russia, ossia la delocalizzazione di segmenti produttivi e gli insediamenti di nuove imprese da parte di grandi aziende europee e, in particolare, italiane. La Russia è oggetto di attenzione anche delle piccole e medie imprese europee che vogliono internazionalizzarsi. Le PMI italiane, che si sono riunite nel forum di dialogo italo-russo riunitosi mercoledì, hanno discusso con i maggiori esponenti russi delle questioni che attengono al management e alla produzione nel paese. Sebbene le imprese italiane siano presenti da molti anni sul territorio russo (oggi sono più di 400 imprese italiane in Russia che operano nel settore energetico, bancario, dell’auto e delle telecomunicazioni), esse hanno evidenziato quanto ancora lungo sia il percorso che il paese deve compiere per armonizzare la regolamentazione interna e la vasta e onerosa burocrazia che caratterizza il paese. Il rischio regolamentativo e quello finanziario rappresentano tutt’oggi un grave ostacolo al processo integrativo delle imprese nelle due regioni, quella europea e quella russa.

Nell’incontro di giovedì tra Medvedev e Berlusconi la questione di fondo ha riguardato il settore dell’energia e le trattative che la Russia sta portando avanti con l’Ue, con i singoli paesi europei e con le grandi aziende energetiche europee, relative alle pipeline strategiche (Blue Stream, Nord Stream e South Stream). In particolare, si è partiti proprio dal definitivo suggello dei patti per la realizzazione comune tra Eni e Gazprom del gasdotto South Stream, che entro un quinquennio dovrebbe creare una vasta alternativa al passaggio ora obbligato del gas russo dall’Ucraina. C’è stata inoltre la facilitazione di nuove joint venture, che estenderanno anche alle Pmi la salda collaborazione tra i colossi energetici russi e le italiane Eni e Enel. Sono stati sottoscritti accordi per la realizzazione di un elicottero che l’azienda anglo-italiana Agusta Westland sta mettendo a punto con il partner russo Oboron Prom. Tra gli accordi firmati vi è anche quello tra Tecnimont, Sace e Vnesheconombank per un petrolchimico da 2 miliardi di dollari, realizzato dalla Tecnimont per la Tobolsk-Polymer. Scajola annuncia poi che con Mosca si sta parlando della produzione in Russia di auto commerciali e autovetture in seguito all’integrazione Fiat-Chrysler.

Ma c’è di più. L’attenzione del mondo è oggi concentrata sull’Est asiatico. All’enfasi che si sta ponendo al legame trans-Pacifico del noto G2 (Usa e Cina) è quanto mai necessario contrapporre e rafforzare il legame trans-Atlantico-russo, ossia tra gli Stati Uniti, l’Europa e la Russia. La via da seguire è quella di ridisegnare i rapporti di leadership di area e, in particolare, continuare lungo il percorso del partenariato strategico Ue-Russia. Il ministro degli Esteri Frattini, nel suo intervento, ha evidenziato i progressi che sono stati fatti ed auspica che, entro il primo trimestre del prossimo anno, si concluda il nuovo accordo di partenariato. Il rilancio del consiglio Nato-Russia conseguito nel 2002 in Italia, grazie alla mediazione del premier Berlusconi, e la politica di reset del presidente Obama nei confronti della Russia sono passi importanti della giusta direzione. In una visione globale, l’Unione Europea e l’Italia in particolare rappresentano interlocutori sia politici che di sicurezza privilegiati della Russia.

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