Un piano per superare la crisi economica

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 30 dicembre 2009

ll ministro dell’Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa di fine anno, ha sottolineato che «il sistema, nel suo complesso, ha tenuto, tiene e terrà». L’Italia ha saputo affrontare positivamente la crisi economica, anche se alcuni «settori, situazioni, famiglie, persone» hanno sostenuto situazioni difficili.

Tali affermazioni sono confortate anche dall’andamento del Made in Italy, ossia del vasto comparto produttivo delle eccellenze del nostro Paese, che comprende, come noto, gioielleria, calzature, barche e navi passeggeri, cuoio e pelletteria, hi-tech, mobili, ceramiche, rubinetteria e via dicendo. Si tratta di un comparto che, pur in una logica di nicchia, ha saputo contrastare la crisi economica tenendo alto il livello qualitativo delle innovazioni e dello stile italiano e aumentando notevolmente il proprio export: le 1022 nicchie di eccellenza hanno effettuato complessivamente esportazioni per un valore di 235 miliardi di dollari.

Segnali positivi provengono anche dalla valutazione del centro Studi di Confindustria, che misura la produzione industriale. A dicembre, infatti, quest’ultima è aumentata dello 0,2% su novembre. Si tratta di un ulteriore valore positivo dopo il rimbalzo dell’1,4% di novembre sui dati destagionalizzati di ottobre. Secondo le rilevazioni dell’Isae (Istituto di Studi e Analisi Economica), cresce la fiducia delle imprese manifatturiere, il cui indice ha raggiunto a dicembre il suo valore massimo da giugno del 2008, così come cresce la fiducia dei consumatori. Altri studi e altre pubblicazioni recenti (http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php/200912232349/economia-internazionale/moodys-italia-tra-le-nazioni-meno-povere-nel-2010.html ) hanno confermato che il nostro Paese sta affrontando con coraggio e con risultati positivi e migliori di quelli degli altri paesi europei una situazione economica tra le peggiori della storia. Si auspica, pertanto, che le riforme pianificate per il prossimo anno possano fare da volano ai primi segnali di ripresa.

A quanti sostengono che in periodo di crisi economica non si dovrebbero introdurre riforme strutturali il governo risponde invece con un piano dettagliato e ricco di innovazioni. La spinta fortemente innovativa ha già caratterizzato l’operato del governo durante il primo arco di legislatura, unitamente alla sua la capacità di gestire le emergenze. Il modello di gestione del terremoto dell’Aquila ne è stato un esempio emblematico per due aspetti principali. Da un punto di vista della gestione dell’emergenza contingente, soprattutto umanitaria, ha permesso di collocare in pochi mesi un gran numero di famiglie in alloggi stabili e duraturi. Dal punto di vista della sperimentazione delle costruzioni antisismiche, oltre a realizzare le nuove costruzioni in tempi record, ha applicato concetti di ingegneria civile antisismica innovativi e potenzialmente esportabili.

Tra le riforme programmate per il prossimo anno vi è in primis quella fiscale. La manovra economica approvata il 22 dicembre scorso sarà infatti l’ultima legge finanziaria redatta e approvata secondo le disposizioni in materia attualmente in vigore. La Finanziaria «senza tasse», che in quanto tale rappresenta un momento di rottura rispetto all’assalto alla diligenza tipico delle finanziarie precedenti, prevede una disponibilità finanziaria pari a 4-5 miliardi di euro, ottenuti esclusivamente effettuando spostamenti tra una posta di bilancio e l’altra, senza gravare, quindi, né sul bilancio delle famiglie, né su quello delle imprese. Il sistema dell’assalto alla diligenza sarà definitivamente superato dal prossimo anno con l’entrata in vigore della riforma della legge finanziaria su base triennale.

Ma il processo di riforma del sistema finanziario non si fermerà alla modifica della legge finanziaria. Come ha annunciato il ministro Tremonti nella conferenza di fine anno, è iniziata una fase di discussione tecnica interna al ministero e tra il ministero e i «rappresentanti del mondo dell’economia, dell’industria, del sindacato e del commercio» volta a ripensare l’intero modello fiscale italiano, vecchio di 40 anni e non più perfettamente coerente con l’evoluzione dell’economia. In sintesi, con la riforma fiscale si vuole spostare il baricentro dell’imposizione dalle persone (tassa sul reddito) alle cose (tassa sugli acquisti), dal lavoro alla speculazione e, mediante il federalismo fiscale, dal centro alla periferia. Si introdurrà un meccanismo di imposizione «più ambizioso del quoziente familiare», che considererà come priorità «la famiglia, il lavoro, la ricerca e l’ambiente».

D’altro canto, il rientro dei capitali espatriati in seguito all’introduzione dello scudo fiscale e alla spinta internazionale alla lotta ai paradisi fiscali cominciata in seno al G8 dell’Aquila, e proposta dalla presidenza italiana, ha dato risultati superiori alle previsioni (93 miliardi di euro di rimpatri effettivi in Italia, pari al 98% del totale delle operazioni, contro gli 80 previsti in Finanziaria) e permetterà di disporre di un gettito fiscale notevole (pari a 4,75 miliardi di euro), che verrà utilizzato come strumento di sostegno all’economia e alle imprese.

Oltre la trasformazione della fiscalità sono numerosi e ambiziosi gli obbiettivi di riforma che il governo si propone di raggiungere nel 2010. Senza parlare di quelli più generali riguardanti la giustizia e il riordino istituzionale dei massimi organi dello Stato e rimanendo nell’ambito dell’esame dei provvedimenti di carattere più prettamente economico e sociale, il governo punta a modificare l’attuale sistema di welfare, mediante la riforma degli ammortizzatori sociali, con l’introduzione dell’indennità di disoccupazione generalizzata e di una cassa integrazione guadagni gestita da enti bilaterali, sindacali e datoriali. Particolare interesse mostra, tra l’altro, un disegno di legge, firmato da Giuliano Cazzola (Pdl) e da Tiziano Treu (Pd) e presentato alla Camera dei deputati che potrebbe costituire una base per una nuova riforma previdenziale con l’istituzione di una pensione-base per i giovani, in parte a carico della fiscalità generale e in parte su base contributiva.

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