Superata la crisi economica si attendono nel 2010 le riforme più urgenti

di Emanuela Melchiorre – Non è stato un altro 1929, né per gli Stati Uniti, né per l’economia italiana. Per intendere l’abisso della crisi degli anni Trenta basti rilevare che il reddito nazionale americano era crollato dagli 87,4 miliardi di dollari nel 1929 ai 39,6 miliardi nel 1933, mentre la disoccupazione era arrivata a valori impensabili (dal 3,1% del 1929 al 25,2% nel 1933). In quegli anni gli scambi mondiali si erano fortemente contratti (dai 5.350 milioni di dollari nel 1929 ai 3.260 milioni nel 1931 e ai 1.785 milioni nel 1933) e ampie erano le spinte al protezionismo in tutti i paesi industrializzati, ma in special modo negli Stati Uniti, con la perdita di sbocchi alle produzioni nazionali.
A più di due anni di distanza dall’inizio dell’attuale crisi finanziaria (iniziata orientativamente nel primo trimestre del 2007) (v. Grafico), gli Stati Uniti hanno raggiunto un livello di disoccupazione pari al 10% (dato di novembre, che è sceso dal 10,2% del mese precedente).
Grafico – Confronto tra il Prodotto interno lordo degli Stati Uniti, dell’Unione europea e dell’Italia dal 2001 al 2009 (variazione % su base annua, dati trimestrali – prezzi costanti destagionalizzati)

Sembra che il nostro paese sia tra i primi in Europa a dare segni o germogli di ripresa ormai da alcuni mesi, mentre le previsioni per il futuro degli addetti ai lavori, nonché la fiducia degli industriali e dei consumatori sono favorevoli. Il Centro Studi di Confindustria prevede che per il prossimo anno la crescita del Pil europeo e quella del Pil italiano saranno positive e non molto dissimili tra loro (Tabella).
Tabella – Confronto tra le previsioni di crescita dell’economia europea e italiana nei prossimi due anni e tra i livelli dei tassi di disoccupazione nel 2009

In sostanza, il CSC afferma che la crisi economica è alle nostre spalle. Dello stesso avviso è anche l’Ocse, l’organizzazione internazionale istituita con la Convenzione sull’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, firmata il 14 dicembre 1960, e che ha sostituito l’OECE, l’organizzazione che aveva amministrato dal 1948 il cosiddetto “Piano Marshall” volto alla ricostruzione postbellica dell’economia europea. L’Organizzazione ha pubblicato i risultati del calcolo del superindice ed ha confermato che nel 2010 l’Italia sarà il paese più dinamico dell’euro-zona (con una crescita del superindice dell’1,1%, contro una media europea dello 0,9%).
Parafrasando le parole del Pontefice pronunciate durante l’Agelus della scorsa domenica, il futuro è nella volontà divina e non è opportuno affidarsi a maghi, stregoni, oroscopi né dare eccessiva fiducia alle previsioni degli economisti. Spesso anche chi scrive ha provato a quantificare la distanza che intercorre fra la realtà economica e le previsioni econometriche. Sebbene sia importante guardare con ottimismo al futuro è risultato, tuttavia, di gran lunga più utile riflettere sui dati e sui fatti economici correnti e verificare, semmai, in quale grado le aspettative siano state rispettate.
Allo stato attuale la produzione industriale recupera ovunque sul territorio italiano, anche se con ritmi lenti (dati Confinduatria: a dicembre è aumentata dello 0,2% su novembre; si tratta di un ulteriore valore positivo dopo il rimbalzo dell’1,4% di novembre sui dati destagionalizzati di ottobre); le economie emergenti accelerano a ritmi più elevati (la crescita del PIL annuale della Cina è stata del 9,6% nel 2009; quella del India è stata del 6,1%), eccezion fatta per quelle dell’Europa orientale (la crescita annuale del Pil della Russia è stata negativa e pari al -7,5% nel 2009), e gli ordinativi ritornano ad aumentare. Il commercio globale, pertanto, sta riacquistando i propri volumi.
Secondo le indagini del Sole 24 Ore, alla piccola e media impresa italiana appartiene la maggiore vivacità. Numerosi piccoli imprenditori che guidano con coraggio l’impresa di famiglia si sono mostrati, infatti, particolarmente duttili, fortemente inclini all’innovazione e alla ristrutturazione e, per tale via, stanno contribuendo a mantenere il livello del tasso di disoccupazione italiano tra i più bassi in Europa (Tabella).
Il rischio non è più quello di non riuscire a superare la crisi economica, in quanto si è già in procinto di tornare a valori positivi nella formazione del reddito nazionale. Il rischio attuale è piuttosto quello di tornare su di un sentiero di bassa crescita economica, come quello che ha caratterizzato il nostro paese negli ultimi decenni. Proprio per scongiurare tale rischio occorre realizzare al più presto alcune importanti riforme strutturali, che sono d’altronde tutte comprese nel programma di governo. Il premier Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla riunione di ieri dei parlamentari Ue del Pdl, ha dettato l’agenda del governo per l’anno appena incominciato che si riassume nell’implementazione prioritaria di tre fondamentali riforme: quelle della giustizia, della scuola e del fisco. L’obbiettivo è ambizioso e non è certo che nell’arco di un anno tali riforme possano essere tutte ultimate. La promessa è però che possano essere completate entro la fine della legislatura.

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