La ripresa dell’export sostiene l’economia italiana

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 19 gennaio 2010

Dopo la pubblicazione dei dati favorevoli relativi all’export extra-Ue del made in Italy, anche i nuovi dati riguardanti la domanda europea confermano il moderato ottimismo che sta caratterizzando le rilevazioni sull’economia italiana. Il commercio estero italiano, ossia la componente dell’economia che nei primi otto mesi del 2009 ha subìto la maggiore flessione (con un calo delle esportazioni attorno al 25%, che ha generato un calo del Pil compreso fra il 4,5 e il 4%), a fine 2009 ha iniziato il suo lento recupero (in novembre le esportazioni italiane sono aumentate del 2,5% su ottobre, mentre le importazioni sono aumentate dell’1%). Nel totale degli undici mesi del 2009, le esportazioni risultano purtroppo in flessione del 22,1% rispetto agli stessi mesi dell’anno prima e le importazioni del 23,5%. Benché i dati siano quindi nel loro complesso ancora negativi, le nostre esportazioni sono cresciute più di quelle dei nostri competitori europei – Francia e Germania comprese – e i miglioramenti sono comunque evidenti.

I risultati avrebbero potuto essere anche migliori. Occorre considerare, infatti, che la quotazione dell’euro rispetto alle altre valute – dollaro in primis – ha giocato un ruolo fortemente penalizzante per le nostre esportazioni e per quelle degli altri paesi dell’eurozona. In questo anno e mezzo è stato necessario fronteggiare non solo la recessione economica, con il suo carico di forte frenata dei consumi nazionali e internazionali, tra cui i più importanti quelli di Usa, Giappone e Russia, ma è stato pagato un ulteriore prezzo di competitività sui mercati extra-europei per l’alto valore dell’euro. La politica monetaria della Banca Centrale europea, infatti, pur avendo lasciato invariati i tassi di interesse, non ha tuttavia permesso variazioni competitive del cambio dell’euro. Anche le politiche monetarie degli Stati Uniti e della Cina sono state a noi avverse. Un differente livello di cambio euro-dollaro potrebbe aiutare ancora di più l’economia italiana e, con essa, quella degli altri paesi dell’euro.

È inoltre concreto il rischio che alcuni paesi possano porre in essere una politica di svalutazione competitiva. L’attenzione si concentra sulle valute giapponese e inglese. Sono vani gli appelli che la Banca Centrale europea ha avanzato nei confronti della Cina per indurla a lasciar apprezzare la propria valuta, poiché nessun accordo internazionale è stato fino ad ora concluso riguardo alla via da percorrere per ridurre gli evidenti squilibri delle principali bilance. È ancora molto lontana la formulazione di un nuovo ordine monetario mondiale e la sottoscrizione di un accordo, sulla base della positiva esperienza di Bretton Woods, non è ancora nemmeno ipotizzabile, sebbene sia fortemente auspicabile.

Nonostante ciò, i dati dicono che l’Italia esce prima e meglio degli altri paesi dalla grave recessione mondiale. La ripresa è trainata da settori anticiclici (come gli alimentari e i prodotti farmaceutici) e dai prodotti chimici e manifatturieri. Rimane però un forte passivo della bilancia dei pagamenti. Nella migliore delle ipotesi, avanzata dal sottosegretario al Commercio Estero, Adolfo Urso, si può prevedere che la crescita delle nostre esportazioni nel 2010 possa oscillare tra il 4 e il 5%. I mercati di sbocco delle produzioni italiane rimangono quelli tradizionali, vale a dire Stati Uniti ed Europa, sui quali opera la maggioranza delle nostre piccole imprese esportatrici. Sebbene sia opportuno approfittare delle opportunità offerte dai mercati emergenti (Cina, India e Brasile), non occorre sottovalutare anche le potenzialità di sbocco per le produzioni italiane della grande area economica della sponda Sud del Mediterraneo, che, attraverso il Golfo Persico, giunge fino al Sud-Est asiatico. Si tratta di una vasta area che in questa fase congiunturale sembra possa giocare un ruolo progressivamente più importante per l’economia mondiale.

D’altro canto è evidente la tenuta della nostra produzione domestica rispetto alla pressione delle importazioni a basso costo, specie di quelle asiatiche, spesso prodotte in regime di dumping economico e sociale. Il saldo negativo delle esportazioni rispetto alle importazioni, nei primi undici mesi del 2009, si è pertanto assottigliato, stando ai dati delle statistiche doganali, e ha raggiunto la quota di 3,8 miliardi di euro (contro gli 11 degli stessi mesi del 2008). Significativo è a tal riguardo il confronto con gli altri importanti paesi europei, dal quale si evince che il nostro saldo del commercio estero nei primi 11 mesi del 2009 è nettamente migliorato, mentre quello degli altri Stati dell’Unione è generalmente peggiorato (la Francia, nei primi 11 mesi del 2009, registra un disavanzo con l’estero di 11,8 miliardi e la Germania di 25).

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