Al via l’erogazione dei «buoni vacanza»

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 23 gennaio 2010

Con l’introduzione dei «buoni vacanza» il governo Berlusconi ha promosso uno strumento di incentivo allo sviluppo del turismo nazionale finalizzato a perseguire numerosi obiettivi. Tra questi, la destagionalizzazione del turismo italiano, che soffre di una notevole flessione della domanda nei periodi tradizionalmente di bassa stagione. I «buoni vacanza» per le famiglie a basso reddito, la cui erogazione è divenuta operativa dallo scorso 20 gennaio, sono titoli di pagamento immediatamente spendibili presso le aziende turistiche o di servizio al turismo che hanno sottoscritto un apposito contratto di convenzione. Cinque mesi fa, il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo ha firmato una convenzione con l’Associazione Buoni Vacanze, che gestisce l’operazione. «Le strutture ricettive coinvolte nella convenzione – ha affermato il ministro Michela Vittoria Brambilla – sono circa 800, di cui 600 sono alberghi e le rimanenti prevalentemente campeggi, bed and breakfast e ostelli».

In questa prima fase, il governo ha stanziato 5 milioni di euro e il contributo pubblico sarà calcolato in percentuale variabile a seconda del reddito (dichiarato e relativo all’anno 2008) e del numero di componenti del nucleo familiare, con un limite di spesa massima ammissibile variabile tra 500 e 1.230 euro (Tabella). I vaucher non potranno essere spesi nel Comune di residenza e all’estero. L’operazione ha già suscitato uno straordinario interesse – come ha verificato l’agenzia di stampa ASCA – da parte dei cittadini, che, nella fase relativa alla richiesta di informazioni, hanno fatto registrare centinaia di migliaia di contatti sul sito internet dedicato a questa iniziativa e centinaia di telefonate giornaliere al numero verde appositamente istituito.

Secondo le stime del ministero del Turismo, poiché la percentuale di contributo statale per ciascuna richiesta dei buoni vacanza varia dal 20 al 45%, a regime il provvedimento dovrebbe stimolare un giro di affari aggiuntivo nel settore turistico intorno ai 170 milioni di euro. Si tratta di una misura di incentivo in un momento in cui il nostro paese è stato classificato al 28° posto della classifica del World Economic Forum per la sua «capacità di attrazione».

Da un punto di vista organizzativo, il decreto fa riferimento ad un asset strategico del comparto del turismo italiano, quello dell’associazionismo non profit, rappresentato dalla associazione Buoni Vacanze Italia (BVI), costituita tra FITuS – Reti del Turismo Sociale della Federazione Italiana di Turismo Sociale e Federalberghi, a cui hanno aderito Assoturismo-Confesercenti, Confturismo-Concommercio, Federturismo-Confindustria e ANCI.

L’incentivo economico dei «buoni vacanza» è rivolto non soltanto all’industria del turismo, costituita dalle strutture di accoglienza e di ristorazione, ma anche a tutta l’industria della cultura, dell’informazione, della formazione e a quella del benessere. Esso è rivolto anche e soprattutto alla persona, alla possibilità di vivacizzare il proprio tempo libero per chi dispone solamente di un basso reddito e, attraverso momenti ricreativi, al desiderio di sollevare il proprio spirito dalle difficoltà quotidiane. «La persona – ha dichiarato il Ministro Brambilla – è da sempre al centro della nostra azione di governo e la mia particolare attenzione per il "turismo sociale" parte proprio dalla constatazione che numerosi cittadini sono esclusi dal turismo e dai viaggi e che è necessario correggere questa disuguaglianza garantendo l’accesso alle vacanze anche alle fasce più deboli della popolazione, come le famiglie numerose, i giovani, gli anziani e le persone diversamente abili».

Forse i «buoni vacanza» possono sembrare una misura modesta in confronto alla difficile crisi economica che il nostro paese sta lentamente superando. Ciò non toglie che questo primo esperimento possa dare luogo ad un innesco propulsivo di sviluppo e di ammodernamento, incentivando da un lato le strutture ricettive a migliorare le proprie capacità di accoglienza e i propri servizi, dall’altro sollecitando le persone al cambiamento delle loro abitudini di vacanza verso mete e in periodi non convenzionali.

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