Le fonti energetiche tradizionali e quelle naturali

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 16 febbraio 2010

L’energia è troppo cara. Questo dato di fatto caratterizza soprattutto l’economia italiana, che detiene il triste primato in Europa per il suo alto costo, come ha certificato l’Ocse in un suo recente rapporto. La ricerca di fonti di energia che rispondano a criteri di disponibilità e di economicità ha da sempre interessato l’attività produttiva umana e rappresenta una sfida continua per poter conservare e aumentare il benessere dell’umanità. Nella storia dell’umanità le forme di energia utilizzate per millenni sono state quelle di natura animale. La forza muscolare umana, quella del cavallo e quella del bue hanno permesso di compiere le più antiche attività lavorative, quali la raccolta dei frutti spontanei della terra, la caccia e la pesca e, dopo la scoperta dell’agricoltura, la coltivazione dei campi. Esse appartengono alle forme di energia cosiddetta meccanica, che produce, cioè, direttamente il lavoro.

Accanto alle forme di energia meccanica esiste un’altra forma di energia, quella termica conosciuta dall’uomo primitivo, dopo la scoperta del fuoco. Alle forme di energia primordiali di derivazione animale o collegabili all’uso del fuoco, che hanno caratterizzato per lunghi secoli la vita economica dei popoli, si sono aggiunte l’energia di natura vegetale derivante dalla legna, quella delle acque (energia idrica) e quella dei venti (energia eolica).

Ma la scoperta che più delle altre ha inciso sulla vita lavorativa dell’uomo è stata quella che il calore può produrre energia meccanica indirettamente, attraverso la produzione del vapore. Tale scoperta fu utilizzata originariamente da James Watt, che iniziò a produrre la sua macchina a vapore, adoperata per la prima volta per trainare i carrelli nelle miniere di carbone inglesi e, successivamente, da altri, per i più diversi tipi di macchine. Fu questa scoperta, con la possibilità di trasformare in energia calorifera e quindi meccanica l’energia prodotta dalla combustione della legna o del carbone prima, degli idrocarburi e dei liquidi gassosi poi, ad aprire la strada alla rivoluzione industriale del XVIII secolo.

L’utilizzazione di energia calorifera per produrre energia meccanica aveva permesso ben presto di scoprire una terza forma di energia, quella chimica. Allorché, attraverso la combustione della legna o del carbone si iniziò a produrre calore, ci si rese conto di trasformare in tal modo la sostanza chimica contenuta in quei materiali in energia calorifera, trasformabile a sua volta in energia meccanica.

Non una forma nuova di energia, ma la possibilità di meglio usufruire delle diverse forme di energia fin qui elencate (meccanica, calorifera e chimica) è stata resa possibile dalla scoperta della elettricità, che, permettendo di disporre attraverso il comodo trasporto realizzato con le reti elettriche dell’energia ovunque prodotta nei luoghi ove essa serve, e di poterla utilizzare attraverso la semplice manovra di un interruttore, ha consentito alla civiltà contemporanea di assumere il suo volto attuale e di raggiungere il suo livello di benessere.

A ben considerare, tutte le forme di energia tradizionale trovano la loro origine esclusivamente in due fonti, la gravità e il sole, che si possono quindi considerare le vere fonti primarie di ogni altra forma di energia. È possibile infatti riportare alla fonte della gravitazione universale l’energia idrica e quella che sarebbe ricavabile dalle maree, in quanto determinate dall’attrazione lunare e solare.

Le altre forme di energia convenzionale sono normalmente forme di energia provenienti dal sole. L’energia chimica dei combustibili tradizionali (legna, carbone, idrocarburi) è, infatti, energia proveniente dal calore solare, perché è attraverso la fotosintesi clorofilliana che si sintetizza la materia organica. L’energia solare assorbita durante la fotosintesi rimane conservata nelle piante anche quando si trasformano in carbone o quando, attraverso la catena alimentare, entrano nel regno animale per servire da nutrimento a quegli organismi che si trasformeranno poi in depositi di idrocarburi. All’energia solare va ricondotta, altresì, l’energia del vento o delle correnti marine di diversa temperatura, nonché il perenne rinnovarsi dell’energia idrica, collegata al ciclo dell’acqua.

A tutte le forme di energia tradizionale si è aggiunta, da ultimo, l’energia nucleare. Essa non si inquadra nella fisica cosiddetta classica, ma deriva dalla scoperta fondamentale della fisica relativistica, che ha stabilito, con Albert Einstein, l’equivalenza tra massa ed energia ed ha potuto calcolare che una immensa quantità di energia è ricavabile da una quantità minima di materia. In sostanza, attraverso le diverse forme di reazione nucleare, cioè tra le particelle costituenti i nuclei degli atomi, si può generare un’enorme quantità di energia sia per scissione (fissione) dei nuclei degli elementi pesanti, quale l’uranio, sia per unione (fusione) di nuclei di elementi leggeri, quali l’idrogeno e l’elio. Allo stato attuale della sperimentazione è possibile ricavare energia solo tramite la scissione. Forse già i nostri nipoti potranno assistere all’introduzione della fusione nucleare nell’ambito della produzione industriale.

Alla luce di quanto esposto, considerando che l’energia solare è energia proveniente da reazioni nucleari, e particolarmente dalla fusione di nuclei di idrogeno che formano elio, è possibile affermare che tutte le forme di energia che si usano per generare lavoro hanno origine da due soli fonti primarie, la gravitazione universale e le reazioni nucleari. Rendersi conto di ciò implica che non esistono forme di energia «naturale» (come nell’immaginario collettivo sono normalmente percepite le fonti eoliche e quelle fotovoltaiche) contrapponibili alle forme di energia «artificiale» (come sarebbe ad esempio quella da fissione nucleare).

Le scelte dell’uomo sono state al presente più volte determinate da questa distorta percezione e dalla oscura paura di violentare la natura attraverso l’utilizzo di fonti di più recente scoperta e, quindi, meno conosciute. La consapevolezza che l’intero universo è mosso dalla gravitazione e dall’energia nucleare deve solo spingere a conoscerle meglio e a sfruttarle riducendo i rischi di pericoli.

 Le scelte del policy maker, frutto di una visione non solo tecnica e attuale ma anche storica, libere dalle briglia delle ideologie e dei timori, possono sempre più derivare, quindi, da parametri oggettivi di carattere economico, quali, in primo luogo, la struttura dei costi di realizzazione degli impianti e per la sicurezza, l’ingombro del territorio, i costi di produzione, la trasportabilità dell’energia. Possono, inoltre, guardare anche alla struttura distributiva del mercato energetico nostrano ed europeo, al fine di contenere i prezzi al consumo dell’energia, per la forte incidenza che essi hanno sui prezzi di tutti gli altri beni prodotti dalle società contemporanee.

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