Il nucleare di Obama

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 23 febbraio 2010

Il presidente americano Barack Hussein Obama ha annunciato, durante una recente visita a Lanham, in Maryland, che per la costruzione di due nuovi reattori nucleari in Georgia sono state stanziate garanzie federali per 8,33 miliardi di dollari. L’amministrazione Obama ha previsto in finanziaria prestiti federali garantiti per l’energia nucleare per altri 35,5 miliardi di dollari, che si aggiungono ai 18,5 miliardi già in bilancio, ma non ancora spesi. In tutto le risorse dovrebbero, quindi, ammontare nel bilancio 2010 a 54 miliardi di dollari, che rappresentano un budget sufficiente per la costruzione di sei o sette centrali, poiché i costi stimati per ognuna di esse sono tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari.

A questi due nuovi reattori georgiani seguiranno quasi certamente altri, poiché vi sono dei progetti per la Carolina del Sud, il Texas e il Maryland. Le centrali nucleari, secondo le parole del presidente americano, sono «sicure e pulite» e «consentiranno di tagliare l’inquinamento da CO2 di 16 milioni di tonnellate all’anno rispetto a un impianto equivalente al carbone». Egli dice che «è come togliere 3,5 milioni di veicoli dalle strade».

La costruzione del primo impianto comincerà nel 2011 e quella del secondo e nel 2012; entrambi i progetti dovranno essere ultimati entro cinque anni, con la creazione di circa 3.500 posti di lavoro. A costruzione ultimata, per la gestione permanente impiegheranno 800 persone altamente specializzate. L’impianto a regime servirà circa 550 mila abitazioni e una popolazione di 1,4 milioni di persone.

Numeri a parte, che di per sé sono già abbastanza significativi, i progetti della presidenza americana permettono alcune importanti osservazioni. In primo luogo, si prende atto che le argomentazioni esposte su questo giornale da quattro anni a questa parte a favore del nucleare come fonte tradizionale e alternativa al petrolio, come fonte pulita in termini di emissioni di CO2 e soprattutto come fonte energetica efficiente e a buon mercato rispetto alle altre alternative tradizionali, all’eolico e al fotovoltaico, si stanno diffondendo sino ai più alti livelli che, ci si augura, manterranno fede a questa nuova visione di ambientalismo «illuminato», senza tornare ad affermazioni ortodosso ambientaliste, efficaci esclusivamente per fini elettorali.

Un’altra considerazione a proposito dei progetti di Obama riguarda la necessità da lui affermata di superare la tradizionale contrapposizione politica sul nucleare tra destra e sinistra e di riconoscere la palese evidente convenienza dell’opzione nucleare, anche per la sua qualità di fonte energetica «verde». Il nucleare negli Usa è stato bloccato dal 1979, anno dell’incidente di Three Miles Island in Pennsylvania, che è considerato tra i più gravi mai avvenuti in Occidente. Aperta, con le parole del presidente, una breccia nell’opinione pubblica americana, ci si augura ora che lo stesso possa accadere anche nel nostro paese, con il definitivo superamento della psicosi collettiva diffusasi dopo l’incidente russo del 1986. Occorre comunque considerare che negli Stati Uniti sono già in funzione 104 reattori nucleari in 31 stati, che generano circa il 20% dell’energia elettrica usata nel Paese, mentre l’Italia non ne possiede alcuno, salvo essere circondato dal gran numero di centrali nucleari dei paesi limitrofi.

Non si può affrontare la questione dell’introduzione o l’incremento della produzione di energia attraverso la fissione nucleare senza affrontare allo stesso tempo la delicata problematica delle scorie nucleari. In attesa di approfondire più ampiamente l’intera questione, ci limitiamo qui a riprendere una sola delle informazioni contenute in un recente articolo del prof. Franco Battaglia (v. Il Giornale del 23 dicembre 2009) per dare una misura della quantità di scorie nucleari che il nostro Paese produrrebbe se generasse energia sufficiente per il proprio fabbisogno annuale. Per produrre 1 gigawatt-anno elettronucleare il professore ci dice che è necessaria 1 tonnellata di uranio fissile. I consumi elettrici italiani si attestano intorno ai 40 GW; quindi, se tutto il fabbisogno elettrico italiano annuale fosse soddisfatto dal nucleare, gli elementi di combustibile necessari conterrebbero 40 t di scorie radioattive, di volume nominale di circa 4 metri cubi. Problema questo di materia ingegneristica tanto più limitato se si considera che in Italia già si producono annualmente 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici altamente pericolosi, paragonabili alle scorie radioattive, con buona pace degli ambientalisti ortodossi. Non sembra, pertanto, che l’introduzione della produzione nucleare in Italia cambierebbe in modo sostanziale l’attuale situazione di esposizione al rischio di dispersioni radioattive nell’ambiente. Al contrario aumenterebbe la soglia di attenzione proprio nei confronti della questione relativa non solo alle scorie dei reattori nucleari che rappresentano una problema già tecnicamente risolto, ma anche a tutte le altre forme di rifiuti altrettanto pericolosi che non hanno il privilegio di essere altrettanto citati e posti all’attenzione dell’opinione pubblica.

In sostanza, la via maestra da seguire è quella della corretta informazione, sia tecnica che economica, seguendo l’esempio della più matura democrazia al mondo, quella americana, che ci insegna che sia possibile superare le contrapposizioni delle diverse parti politiche, non cedere alla tentazione di perseguire solamente il consenso elettorale e porre la questione energetica nazionale su di un piano di opportunità economica e politica intergenerazionale.

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