Scajola e il fotovoltaico italiano

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 03 marzo 2010

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha reso noto che in Italia è stato superato il gigawatt di potenza solare, prodotto grazie alla presenza sul territorio di 70 mila impianti, capaci di generare 1.300 gigawattora l’anno. Tale potenza è sufficiente a dare luce a 500 mila famiglie, ovvero a 1,2 milioni di persone. Questo straordinario risultato italiano è stato raggiunto grazie alla determinazione dei due governi Berlusconi. Infatti, con il primo «conto energia», il sistema di incentivi per la diffusione degli impianti fotovoltaici varato nel 2005, sono stati promossi impianti per una potenza complessiva installata di 165 MW. Dal 2007, con l’avvio del secondo «conto energia», sono stati incentivati altri 835 MegaWatt. Nel 2009 il fotovoltaico in Italia è cresciuto del 174%, con una potenza installata nell’anno pari a 574 MW. L’Italia, pertanto, è giunta attualmente al secondo posto nella graduatoria europea nella produzione di energia da fotovoltaico, appena dietro la Germania.

In una nota il ministro ha sottolineato che il traguardo appena raggiunto «è molto significativo per la nostra strategia energetica e, al tempo stesso, incoraggiante dal punto di vista economico ed industriale», in quanto il fotovoltaico «ha contribuito a sostenere la ripresa». Ha assicurato, altresì, che il Governo è impegnato a garantire continuità alla crescita del settore, che vede, sul territorio nazionale, operante un migliaio di imprese, con circa 20 mila addetti; un fatturato complessivo stimato per il 2009 di almeno 2,5 miliardi di euro, che può sostituire la produzione di 875 mila tonnellate di CO2 e ridurre il consumo di combustibili fossili di 0,23 milioni di tonnellate equivalente petrolio.

Per questi motivi, il Ministero dello Sviluppo economico ha «investito molto anche nella ricerca nel campo del fotovoltaico. Nel triennio 2006-2008, infatti, attraverso gli accordi di programma con Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ed Erse (Ricerca sul Sistema Elettrico S.p.A), sono stati finanziati 15 milioni di euro, a cui si sono aggiunti altri 4 milioni di euro nel 2009. Per il triennio 2009-2011 l’impegno economico prevede un finanziamento per altri 8 milioni di euro. A tali risorse, ha illustrato il ministro, si affianca il programma «Industria 2015», che ha dedicato 66,7 milioni di euro a cinque progetti sul fotovoltaico, a cui si aggiungono altri 25 milioni per il solare termodinamico.

È proprio nell’investimento per la ricerca che i finanziamenti pubblici potranno essere progressivamente più utili alla collettività, poiché solamente con la realizzazione di sistemi più efficienti si potrà rendere tale fonte energetica economicamente sostenibile e, quindi, in certa misura alternativa alla produzione di energia da fonti tradizionali. Infatti, data la tecnologia esistente, la struttura dei costi di produzione non permette che le spese siano coperte dai ricavi e rimane, pertanto, sempre attuale la necessità di sovvenzioni pubbliche per coprire il gap tra costi e ricavi.

Un altro aspetto della questione riguarda la filiera produttiva del fotovoltaico e, in particolare, quella segmentazione della stessa filiera che risiede all’estero. Si stima, allo stato attuale, che oltre il 50% del valore del mercato (e quindi anche degli incentivi) vada all’estero per l’acquisto di celle e pannelli prodotti in gran parte in Asia. In considerazione di tale aspetto, con il programma «Industria 2015», si è voluto finanziare per una quota pari al 40% un progetto nazionale denominato «Scoop», del valore di 17 milioni di euro, portato avanti da 16 partner nazionali, tra i quali la capofila Enel. Secondo quanto ha spiegato Sauro Pasini, responsabile della ricerca Enel, «Scoop punta direttamente al fotovoltaico «a concentrazione» , ossia a sistemi capaci di catturare da cento a mille volte la luce solare che oggi incide su una normale cella e con produttività energetiche di un ordine di grandezza più elevate».

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