La Banca del Sud e la politica per il Meridione

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 17 marzo 2010

Nonostante la fitta nebbia di pretesti giudiziari e di fantasie mediatiche a danno del premier, l’attività del governo non subisce sostanziali battute di arresto. Al contrario, Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti hanno presentato al Tesoro la scorsa settimana la Banca del Sud e il suo Comitato promotore. L’istituzione di quest’ultimo, che ha riscosso una prima risposta positiva da parte del sistema delle camere di commercio e di gran parte delle associazioni che rappresentano le Pmi italiane, è stata voluta per accelerare il progetto di incentivo alla imprenditoria meridionale. A fianco del comitato vi sarà un tavolo di consultazione, la cui prima seduta è prevista per il 25 marzo prossimo, del quale faranno parte le maggiori organizzazioni imprenditoriali (Confindustria, Confartigianato, Confagricoltura, Confcommercio e Confesercenti) e le associazioni economiche (Coldiretti, Lega delle Cooperative, Cia, Casartigiani, Cna e Confapi).

La Banca del Sud rappresenta uno dei due pilastri della politica per il Mezzogiorno. Il primo è la «legalità», il secondo il «credito». Si tratta di un modello di banca complesso, che il ministro aveva già presentato nella scorsa legislatura, e che vuole coniugare i punti di forza della territorialità delle banche cooperative e degli sportelli postali con la capacità di raccolta del risparmio a livello nazionale di una banca con una iniziale garanzia statale. L’intervento pubblico dovrà essere limitato in termini di capitali e in termini di tempo. La partecipazione statale al capitale della Banca del Sud, infatti, non supererà la quota di minoranza ed entro cinque anni essa diverrà completamente privata. Questo perché, secondo il concetto di «mercato» del ministro, l’iniziativa pubblica deve essere limitata alla semplice fase di start up, per così dire a «dare l’idea!», mentre l’imprenditoria e il mercato devono essere in grado di cogliere il vantaggio del pubblico volano per poter garantire un dinamico sviluppo.

La raccolta del risparmio avverrà mediante lo strumento del «titolo di scopo», ossia di un bond per finanziare progetti infrastrutturali, per canalizzare risorse finanziarie nel Mezzogiorno, favorito da una aliquota fiscale del 5% fino al massimo di 100 mila euro per sottoscrittore, contro la normale aliquota del 12,5%. Il bond per il Mezzogiorno sarà erogato dalle banche cooperative, dagli sportelli postali e dalle altre banche che aderiranno all’iniziativa. La Banca del Sud avrà la possibilità di erogare credito agevolato e credito agrario alle imprese mediante gli sportelli di Bcc e delle poste dislocati nel territorio.

È chiaro, quindi, che l’unico scopo della Banca del Sud sarà quello del finanziamento dell’imprenditoria, con un particolare occhio di riguardo alle piccole e medie imprese, nonché all’imprenditoria giovanile. Tale aspetto non è di secondaria importanza, poiché si attribuisce nuovamente alle banche il loro ruolo principale, quello della raccolta del risparmio e del finanziamento dell’impresa, mediante il noto meccanismo del moltiplicatore dei depositi, a fronte invece di una deriva speculativa che sembra abbia oggi contagiato ogni angolo del settore del credito.

Altri aspetti della vicenda meritano di essere portati all’attenzione del lettore. In primo luogo, la Banca del Sud si avvarrà di un motore di inizio costituito dalla rete capillare degli sportelli postali. Le poste però non sono una banca e pertanto possono raccogliere risparmi, ma non possono erogare finanziamenti. Un passo preliminare sarà, quindi, quello di concedere alle poste la licenza creditizia. Questo passaggio non sarà scevro di riflessi e soprattutto di reazioni nell’ambito del sistema creditizio in generale, poiché le banche in senso stretto si troveranno di fronte ad un nuovo concorrente. In secondo luogo, le Bcc, durante l’attuale crisi economica, hanno resistito ai momenti di difficoltà grazie ad alcune caratteristiche di fondo del modello cooperativo. In particolare, la prevalente destinazione degli utili al patrimonio ha contribuito a irrobustire nel tempo la loro dotazione patrimoniale e a costituire risorse aggiuntive da utilizzare nelle fasi negative del ciclo economico. Inoltre, l’operatività prevalentemente rivolta ai soci e i vincoli alla stessa operatività le hanno protette dalle oscillazioni dei mercati finanziari e alla seduzione delle sirene della speculazione. Il radicamento territoriale e la prossimità con la clientela delle Bcc sono stati e sono tutt’ora il loro punto di forza. L’analisi della Banca d’Italia sulle Bcc ha rilevato che, a fronte di un rallentamento a livello nazionale e di un sostanziale blocco del mercato interbancario (il tasso di crescita annuo del credito al settore privato a settembre 2009 è sceso allo 0,3%, dal 10% di un anno prima), i prestiti concessi dalle Bcc, pur rallentando, hanno continuato a crescere a tassi superiori al 6%. Inoltre, poiché la stabilità di esse e quella del sistema economico locale sono strettamente connesse, è prevista la costituzione del Fondo di Garanzia Istituzionale (Fgi), in seguito al recepimento nella normativa prudenziale della Banca d’Italia delle norme europee sui «sistemi di tutela», che rappresenta una novità per il sistema bancario italiano.

In sostanza, la Banca del Sud si presenta come un modello innovativo e di rottura rispetto alle politiche per il Meridione del passato, che vuole utilizzare i canali locali e i loro vantaggi specifici senza coinvolgere ingenti finanziamenti pubblici e utilizzando, in ultima analisi, i meccanismi tipici dell’iniziativa privata e del libero agire del mercato.

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