La legge sul Made in Italy

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 24 marzo 2010

La Commissione Attività produttive della Camera in sede legislativa ha approvato all’unanimità, il 17 marzo scorso, la legge sul Made in Italy per la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. Si tratta di un’importante innovazione introdotta dal governo Berlusconi a favore delle micro, piccole e medie imprese italiane operanti nel comparto del Made in Italy (composto dal vasto settore del tessile, delle calzature e dei pellami), che permetterà loro una difesa importante nei confronti delle importazioni di merci complementari di scarsa qualità prodotte in altri paesi e soprattutto dalle contraffazioni estere di marchi italiani, in prevalenza provenienti da paesi asiatici.

Il Made in Italy non è solamente una produzione tipica italiana che viene venduta all’estero, ma anche e soprattutto un insieme di settori che contribuiscono a creare all’estero una immagine positiva del nostro Paese. Proteggere le produzioni nazionali, il loro livello qualitativo, l’espressione del genio italiano significa non solo fare gli interessi dei campioni nazionali, ma anche tutelare l’attuale livello occupazionale. Basti pensare che oltre un milione di persone sono occupate nel solo settore tessile.

Il Made in Italy, come immagine di un sistema paese, nasce nel dopoguerra con le prime sfilate di moda a Firenze, esaltando il fascino estetico e il bagaglio culturale di prodotti della cultura italiana. Il successo del  nostro marchio nel mondo non era legato inizialmente solamente agli aspetti qualitativi, ma era anche riconducibile a due fattori economici molto importanti, legati alla posizione di debolezza che la lira aveva sui mercati monetari e al basso costo del lavoro italiano del tempo, la cui risultante è stata la competitività in termini di prezzo. Questa iniziale combinazione, accompagnata ad un continuo processo di innovazione, ha fatto aumentare enormemente le vendite di prodotti italiani sui mercati esteri e il Made in Italy è divenuto sinonimo di qualità e di genialità e uno dei punti di forza dell’economia italiana.

La serie di eventi che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni, quali la caduta del Muro di Berlino, l’avvento della moneta unica europea e il grande sviluppo dei mercati asiatici, ha modificato la posizione dell’Italia sui mercati internazionali. Con la caduta del Muro di Berlino e l’apertura delle economie dell’Europa dell’Est è iniziato un nuovo corso dell’economia mondiale. Si sono apprezzati i vantaggi di una nuova libertà di investire in un mercato divenuto mondiale, in seguito detto globalizzato, e di realizzare prodotti segmentando la produzione e localizzando in altri paesi gli stabilimenti produttivi, in funzione dei vantaggi comparati (bassi livelli del costo della manodopera, scarsa attenzione al livello di inquinamento e all’ambiente lavorativo, pratiche di dumping sociale, livelli impositivi più bassi ecc). È divenuto evidente, ad un certo punto, che il processo di delocalizzazione delle attività produttive, esteso anche alle filiere della piccola e media impresa, mina alla base la struttura produttiva italiana competitiva in quanto radicata su di un territorio e sviluppata su di un tessuto sociale «esperto». La concorrenza dei mercati orientali, che è iniziata come competizione sul prezzo e non come competizione sulla qualità del prodotto, ha accelerato tale processo di consapevolezza. Da qui la necessità di richiamare in patria le produzioni e di tutelare il bagaglio conoscitivo e professionale insito nelle produzioni interamente italiane.

La legge sul Made in Italy giunge alla fine di tale processo e disciplina un sistema di etichettatura obbligatoria nell’abbigliamento, nella pelletteria e nel calzaturiero che ha come fine la tutela del know how e la promozione della produzione italiana di qualità, che faccia riferimento ai differenti tessuti socio-economici rigorosamente localizzati nel territorio italiano, a garanzia di quella ricchezza imprenditoriale che ha permesso il successo dei prodotti italiani nel mondo.

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