LA NUOVA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

La Finanza

Anno I – numero 1 gennaio – febbraio 2010

di Emanuela Melchiorre

 

Dopo oltre 150 anni dalla sua fondazione la Cassa depositi e prestiti ha subito solo recentemente la più profonda trasformazione formale e statutaria della sua storia, che ha permesso una sostanziale crescita e una notevole diversificazione della sua attività di finanziamento. L’accelerazione del processo di riforma, avvenuta nel 2009, ha seguito l’impostazione assunta dall’omonima francese Caisse des dépôts et consignations.

Concretamente, dai soli investimenti pubblici la Cassa ha allargato il proprio intervento a favore di investimenti di interesse pubblico (infrastrutture e opere pubbliche) effettuati anche con il concorso di soggetti privati, dei programmi di sostegno dell’economia (credito agevolato, supporto alle PMI) in qualità di banca di secondo livello, dello sviluppo del social housing e delle valorizzazioni immobiliari.

 

Uno sguardo alla sua storia

Percorrendo rapidamente la storia della Cassa, si può ricordare che essa fu istituita nel 1850 a Torino, con la funzione originaria di ricevere i depositi quale “luogo di fede pubblica”. Nel 1857 un Regio decreto ampliò l’ambito della sua attività anche al finanziamento degli Enti pubblici. Con Quintino Sella la Cassa assunse la struttura di organo di amministrazione delle casse di risparmio postali. Dopo aver incorporato le altre Casse del Regno e dopo che la sua sede fu trasferita a Firenze e poi a Roma, nel 1898 venne trasformata in Direzione generale del Ministero del Tesoro. Il regio decreto 2 gennaio 1913 n. 453 (t.u. che raccoglie le numerose leggi successive alla sua istituzione) e i regolamenti emanati nel 1916 e nel 1919 hanno disciplinato per 70 anni il funzionamento dell’istituto, che sotto il profilo strutturale e operativo si suddivideva in distinte sezioni, tra le quali le due più importanti erano la sezione delle casse di risparmio postali e la c.d. sezione principale. La prima rappresentava un strumento di raccolta dei mezzi monetari, che venivano poi convogliati sul conto corrente fruttifero. La seconda erogava mutui a lungo termine, attingendo in prevalenza dai depositi postali, che rappresentavano circa il 75% delle sue risorse.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, nel 1875 nacquero i Libretti di risparmio postale, le cui risorse sono tutt’oggi utilizzate dall’Istituto per il finanziamento degli investimenti in opere pubbliche e per l’ammortamento dei debiti pregressi da parte degli Enti locali. L’altro strumento di risparmio postale, i buoni fruttiferi, introdotti nel 1924, ebbero un successo tale da determinare addirittura la sospensione temporanea delle emissioni degli altri titoli garantiti dallo Stato, i buoni ordinari del Tesoro. I buoni postali furono successivamente emessi con scadenze brevi (i cosiddetti “buoni annuali fruttiferi”) e, affinché potessero divenire uno strumento di investimento rivolto agli emigranti, anche in valute estere (dollari e sterline).

Dalle riforme del 1983 e del 1993 è stata ribadita la natura di amministrazione dello stato della CDP, che svolge un’attività di interesse economico generale. A tale scopo è stata tuttavia dotata di propria personalità giuridica, nonché di autonomia patrimoniale e di bilancio. Con ciò la Cassa è stata sottratta alla disciplina della legislazione bancaria e al controllo della Banca d’Italia, ma è rimasta soggetta al controllo del Parlamento. Il processo di separazione della Cassa depositi e prestiti dallo Stato e, quindi, la sua fuoriuscita dal perimetro della Pubblica Amministrazione, si completa il 12 dicembre 2003, con la sua trasformazione in Società per azioni (CDP Spa), pur sempre soggetta al controllo pubblico. Entrano, quindi, a far parte del suo capitale azionario, con una quota del 30%, le 66 Fondazioni di origine bancaria. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) resta l’azionista principale della Cassa, con il 70% del capitale. Viene assoggettata al Testo Unico Bancario e, dal 2006, anche al regime di Riserva obbligatoria, previsto dalle autorità monetarie per gli enti creditizi.

La CDP possiede oggi un portafoglio azionario importante. È proprietaria, tra l’altro, del 10% di Eni, del 17,36% di Enel, del 35% di Poste, del 30% di Terna e del 10,1% di STMicroelectronics N.V. (attraverso la proprietà del 30% della holding company). La Cassa partecipa a Fondi equity infrastrutturali nazionali (come F2i) e, a livello sopranazionale, ai fondi Marguerite e InfraMed assieme alle principali Casse europee. Pertanto, la sua azione ha una valenza sia nazionale sia internazionale.

 

L’azione della CDP sul piano nazionale

Lo scorso mese di settembre è stato approvato dal Cda della Cassa il Piano Industriale 2009-2011. Esso prevede che entro il 2011 la CDP destini risorse dirette per 50 miliardi di euro (pari a circa il 3% del PIL nazionale) per lo sviluppo del paese (Tabella). Tali risorse potrebbero mobilitare ulteriori capitali provenienti da soggetti privati che sono stimabili, secondo le proiezioni del piano industriale della Cassa, intorno ai 20-25 miliardi di euro. La Cassa depositi e prestiti, con un ruolo molto simile a quello che ha la sua omologa francese nelle vesti di investitore istituzionale di lungo periodo, potrà promuovere, autorizzata con un decreto del ministro dell’Economia, i fondi di capitale di rischio (venture capital e private equity), aiutando la nascita e lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali. A queste risorse finanziarie si aggiungono, inoltre, le disponibilità del Fondo Garanzia Opere Pubbliche (FGOP), il quale fornisce garanzie stimabili per 20 miliardi di euro.

La quota maggiore di tale impegno finanziario triennale è destinato al finanziamento degli enti pubblici (pari a 18 miliardi di euro, raccolti tramite i depositi postali), delle infrastrutture e delle opere pubbliche (15).

A tal proposito è stato firmato lo scorso 1 ottobre un contratto fra la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Cassa depositi e prestiti Spa (CDP) per finanziare gli investimenti di Autostrade per l’Italia destinati all’ampliamento del tratto Firenze-Bologna della A1 (la principale autostrada italiana, rientrante nel Corridoio I dei cosiddetti TENs – transeuropean networks –, le infrastrutture stradali sovranazionali di interesse europeo). Il cda della CDP ha, inoltre, deliberato lo scorso 11 novembre il finanziamento a 15 anni e fino a 450 milioni di euro alla Satap, titolare di una Concessione da parte di Anas per l’esercizio della A4 – Autostrada Torino-Milano. Il finanziamento della CDP coprirà una quota pari al 50% del costo complessivo del progetto. In base all’accordo, la BEI mette a disposizione della CDP risorse finanziarie fino a 500 milioni di euro, che contribuiranno alla realizzazione delle nuove opere, il cui costo totale è stimato in circa 3 miliardi di euro.

Nell’ambito del finanziamento delle infrastrutture e delle opere pubbliche, inoltre, la manovra estiva anticrisi varata dal governo lo scorso luglio prevedeva anche che la CDP svolgesse un ruolo di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, mediante l’introduzione di una norma sul sistema “Export Banca”. Le operazioni di internazionalizzazione nei mercati esteri delle imprese italiane assistite e garantite dalla Sace sono state assimilate alle operazioni di interesse pubblico che possono essere, quindi, finanziate dalla Cassa depositi e prestiti, con l’utilizzo dei fondi previsti dall’articolo 22, commi 1 e 2, del D.L. 185/2008, convertito con modificazioni dalla Legge 2/2009. A tal fine la CDP ha destinato risorse per 3 miliardi di euro provenienti dalla raccolta postale, nel pieno rispetto del regime comunitario di libera concorrenza.

Un aspetto dell’attività del prossimo triennio della CDP è la valorizzazione del patrimonio immobiliare e la social housing, ossia l’edilizia sociale. Al fine di contribuire all’incremento dell’offerta abitativa locale a canone controllato, la CDP ha creato la “CDP Investimenti SGR Spa”, il cui capitale è controllato dalla Cassa al 70% e a cui partecipano, in misura paritetica del 15% del capitale, le due associazioni bancarie ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa) e ABI (L’Associazione Bancaria Italiana). La SGR ha ottenuto il via libera della Banca d’Italia lo scorso 11 gennaio e gestirà un Fondo con una dotazione da parte di CDP di 1 miliardo di euro nel triennio. Le quote del Fondo saranno sottoscritte anche da altri investitori istituzionali. Il Fondo opererà su tutto il territorio nazionale acquisendo quote significative e di minoranza di fondi immobiliari di social housing su base locale, nei quali potranno investire Fondazioni di origine bancaria, Enti locali e privati. La CDP con tale fondo, inoltre, contribuirà al fabbisogno finanziario degli Enti locali per la valorizzazione del patrimonio immobiliare mediante nuovi investimenti, senza creare ulteriore indebitamento pubblico. È stato stimato che il servizio potrà essere rivolto a immobili pubblici pari al 5-10% del patrimonio totale nazionale.

Nell’ambito del finanziamento delle piccole e medie imprese, la Cassa ha modificato il proprio statuto lo scorso 11 dicembre al fine di adeguarlo tempestivamente alle novità normative contenute nella Legge Finanziaria per il 2010 e di partecipare a Fondi comuni di investimento, il cui oggetto sociale realizzi i propri fini istituzionali, quale, ad esempio, il costituendo Fondo Italiano di Investimento per le Pmi.

 

L’azione della CDP sul piano internazionale

Anche a livello internazionale la CDP ha avuto una attività intensa in questi ultimi due anni, con particolare intensificazione negli ultimi mesi dell’anno scorso. Sono stati sottoscritti due differenti fondi di finanziamento dedicati ad ambiti specifici e di interesse di area con le altre casse di depositi europee e la Bei (Banca europea per gli investimenti): il fondo InfraMed e il fondo Marguerite.

L’InfraMed è un fondo di investimento di lungo termine che rappresenta la prima opportunità di finanziamento dell’Unione per il Mediterraneo. È stato sottoscritto il 30 aprile scorso dalla Cassa depositi e prestiti, insieme alla francese Caisse des Dépots, a EFG-Hermès (Egitto) e alla Caisse de Dépots et de Gestion (Marocco). Lo stanziamento finanziario complessivo deliberato a favore di InfraMed è stato di oltre 400 milioni di euro. Il fondo è ideato come uno strumento finanziario aperto ad altri investitori di lungo termine, sia europei sia africani, con l’intento di raggiungere una raccolta di 1 miliardo di euro. L’obiettivo del fondo è di proporsi come equity investor nei progetti di sviluppo in infrastrutture urbane, energia e trasporti nei paesi che si affacciano sulle coste meridionali e orientali del Mediterraneo: Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Palestina, Siria, Tunisia e Turchia. Tale intervento, nel corso dei prossimi 5 anni, dovrebbe raggiungere e superare il 15% del totale degli investimenti diretti esteri nei progetti infrastrutturali dell’area geografica.

La costituzione di tale fondo fa parte delle iniziative promosse dal Club degli Investitori di Lungo Termine, di recente costituito per iniziativa di Cassa depositi e prestiti, Caisse des Dépots, Bei (Banca europea per gli investimenti), KfW (Kreditanstalt für Wiederaufbau). Tale club ha come obbiettivo primario quello di affermare l’importanza del ruolo degli investitori di lungo periodo per la stabilità finanziaria e la crescita economica dell’Europa, nell’attuale situazione di crisi economica, nonché quello di contrastare ogni tentazione protezionistica che nel momento contingente sarebbe inutile e dannosa.

Accanto al Fondo InfraMed, il club è tra i promotori di un altro strumento di investimento di lungo termine: il Fondo Marguerite, costituito insieme a BEI e KfW e nato da una proposta in sede Ecofin del Ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti. Tale fondo è stato ufficialmente sottoscritto lo scorso 2 dicembre e sarà specializzato nel finanziamento delle iniziative infrastrutturali nei settori dell’energia, dell’ambiente e dei trasporti europei. Il Fondo avrà un primo obiettivo di raccolta di 1,5 miliardi di Euro in equity, più 5 miliardi di “Debt Co-financing Iniziative”, e potrà finanziare investimenti per 25-30 miliardi di euro. Costituirà il primo modello di finanziamento europeo nel campo del finanziamento equity delle infrastrutture, nonché il primo strumento di cooperazione tra i grandi Investitori di lungo termine europei. Sono entrati a far parte del fondo Marguerite, su una base paritaria, due “Core Sponsors”: l’Istituzione spagnola Istituto de Credito Oficial (ICO) e la polacca Powszechna Kasa Oszczednosci Bank Polki (PKO BP). La stessa Commissione Europea ha ottenuto l’approvazione degli Stati membri ed è ora soggetta al via libera del Parlamento Europeo per entrare a far parte del fondo nell’ambito del Supervisory board, con un conferimento iniziale di 80 milioni di euro. Lo scorso 4 dicembre è stata annunciata l’apertura delle sottoscrizioni delle quote del Fondo per un periodo di tre mesi (primo closing al 3 marzo 2010), con l’obiettivo di accogliere altri investitori pubblici e privati. L’ammontare target del Fondo è di 1,5 miliardi di euro entro la prima metà del 2011. Se a questi si aggiungono le debt facilities collaterali fino a 5 miliardi di euro, che gli investitori del Fondo ed altre istituzioni finanziarie di lungo periodo intendono fornire, Marguerite potrà mobilitare investimenti nell’ordine di 30-40 miliardi di euro complessivi. Il Fondo ha un orizzonte di investimento di lungo periodo (20 anni) e ha l’obiettivo di impiegare la totalità delle proprie risorse entro 4 anni. Si focalizzerà sulla creazione di nuovi asset, privilegiando quindi gli investimenti “green fields”.

 

In conclusione, sembra che nell’ambito della tradizionale struttura della Cassa sia iniziata una rivoluzione. Da ente inizialmente preposto al finanziamento delle opere pubbliche e delle infrastrutture si è progressivamente dotato di strumenti per agire nell’economia interna e internazionale. Sul piano nazionale opera attualmente a vari livelli, dal sostegno alle piccole e medie imprese, alla loro internazionalizzazione. A livello internazionale ha istituito e rafforzato i vincoli prima politici e poi anche puramente finanziari che impone la cooperazione internazionale tra i maggiori paesi europei e quelli in via di sviluppo che affacciano sul mediterraneo. La crisi economica potrebbe aver avuto il vantaggio di rafforzare proprio questi legami sovrannazionali di cui l’Unione europea ha un grande bisogno. Inoltre, un’ulteriore lezione che probabilmente questa crisi economica ha impartito è stata quella che il ricorso a quella finanza che sia in grado di generare solamente altra finanza non produce ricchezza, ma solo illusioni fragili da infrangere, come appunto è successo al momento dello scoppio delle bolle speculative. Anche la crisi finanziaria di Dubai e la conseguente ondata di incertezza nelle borse di tutto il mondo è da leggere in questa ottica. La risposta che la Cassa depositi e prestiti ha dato, invece, alle esigenze del paese e dei paesi europei e mediterranei, insieme alle altre casse depositi e prestiti europee, è stata, al contrario, quella di ricorre a strumenti finanziari che possano generare reale ricchezza. È auspicabile che nell’immediato futuro di tutti i paesi globalizzati possa esserci spazio per una regolamentazione lungimirante e per l’attenzione alla produzione di beni e servizi più che alla finanza fine a se stessa. In questo contesto di necessaria trasformazione il ruolo degli investitori a lungo termine, come le casse depositi e prestiti dei paesi europei, potrà assumere una graduale maggiore importanza.

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