L’Ocse plaude alle misure anti-crisi del Governo

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 7 aprile 2010

Le ultime stime dell’Ocse, l’Organizzazione parigina dello sviluppo economico, attestano una crescita del Pil italiano dell’1,2% nel primo trimestre 2010. Si tratta di un dato particolarmente positivo, poiché risulta essere superiore alla media europea. Nella zona dell’euro solamente la Francia cresce ad un tasso maggiore rispetto a quello italiano (2%), mentre la Germania, il nostro partner commerciale preferenziale intra-Ue, sembra stia ancora cedendo il passo alla crisi economica (-0,4%).

A livello internazionale sono gli Stati Uniti e il Canada a segnare il passo, insieme al Giappone. Sorprende, invece, il dato sulla Gran Bretagna, poiché il Regno deve fare ancora i conti con una notevole esposizione al rischio di default finanziario e con la progressiva perdita di potere della sterlina. In generale, l’Ocse evidenzia che le condizioni finanziarie dei mercati sono «migliorate», nonostante la crisi finanziaria della Grecia e di Dubai e nonostante le banche, pur avendo rafforzato il loro capitale, restino «vulnerabili a perdite sui crediti ed esposte al rischio dei tassi di interesse». Si attende ancora una riforma finanziaria credibile che per il momento è stata delegata all’organismo internazionale del Financial Stability Board, ma che per essere appunto credibile dovrebbe essere realizzata, in primissima battuta ed entro tempi brevi, all’interno dei confini del paese dal quale l’attuale crisi finanziaria ed economica ha avuto origine. Si tratta infatti di una sfida per la presidenza Obama che, al momento sembra essere assorta in riforme che, seppur storiche, come quella della sanità, sono prive di risvolti positivi internazionali.

Nel secondo trimestre del 2010 la graduatoria europea subirà variazioni. La performance tedesca dovrebbe migliorare sensibilmente (2,8%) a differenza di quella francese che crescerà meno (1,7%). L’Italia dovrebbe crescere di appena mezzo punto percentuale, mentre la Gran Bretagna dovrebbe crescere con un ritmo superiore ai tre punti percentuali. In periodi di forte oscillazione ciclica come quello attuale, tuttavia, le previsioni econometriche sono quanto mai caratterizzate da ampi margini di errori statistici (l’Ocse prevede un margine di errore del +/- 1,4% per il primo trimestre, e del +/- 1,6% sul secondo).

Riguardo all’andamento del mercato del lavoro a livello mondiale, «gli indicatori si sono stabilizzati», ciò sta significare che il tasso di disoccupazione ha probabilmente raggiunto il suo picco massimo. Negli Stati Uniti l’aumento della disoccupazione è stato maggiore rispetto a quello dell’area dell’euro. L’ultimo dato disponibile riguardo alla disoccupazione americana è del 9,7% (Report su marzo del Dipartimento del lavoro Usa). Nel mese di marzo i posti di lavoro negli Stati Uniti sono aumentati di 162mila unità, pari all’incremento mensile maggiore in posti di lavoro degli ultimi tre anni. Dal lato della domanda privata – si legge nel documento previsionale «Oecd Economic Outlook: interim assessment, April 2010» – i consumi risentiranno ancora del peso della crescita «lenta» del credito e dalla debolezza del mercato del lavoro, mentre più in generale la dinamicità delle economie di alcuni paesi emergenti tra cui Cina, Brasile ed India, inciderà positivamente sulla crescita globale.

Riguardo all’andamento dei prezzi, l’Organizzazione rileva un’inflazione «moderata», nonostante le «pressioni associate all’aumento dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi». Questo fa comunque ben sperare che i tassi di interesse a livello europeo non saranno rivisti al rialzo dal banchiere centrale ancora per un certo periodo, nonostante l’euro stia perdendo terreno rispetto al dollaro.

Per quanto riguarda la gestione della crisi del nostro paese, il capo economista dell’Ocse Pietro Carlo Padoan ha lodato le misure di sostegno attuate dal governo, rispettose dei vincoli di bilancio. La politica adottata dall’Italia, egli sostiene, «si è dimostrata la politica giusta, perché i paesi con debito pubblico elevato sono più esposti alle preoccupazioni dei mercati» (Grecia docet). Oltre all’elevato debito ereditato, afferma l’economista, l’altro problema strutturale di cui è affetta l’Italia da molti anni, ben prima della crisi economica, è la tendenza alla crescita lenta. Occorre «affrontare le cause di lungo termine», raccomanda l’econmista, che sono alla base delle basse performance dei paesi. Padoan afferma, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto, che occorre procedere «a progressive riduzioni della spesa pubblica e, allo stesso tempo, affrontare i motivi della bassa crescita», primo fra tutti, con riferimento al nostro Paese, il basso livello della produttività del lavoro.

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