Goldman Sachs e i rischi finanziari del futuro

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 21 aprile 2010

Una serie inquietante di eventi di portata planetaria ha caratterizzato il mondo finanziario in questi ultimi giorni. L’inizio è stato segnato dall’allarme sorto per il possibile default greco, che ha cause lontane e sintomi ravvisabili già al momento in cui il paese è entrato nell’Unione europea nel 1981. Ad esso sono subito seguiti i timori per i medesimi rischi che corrono il debito pubblico portoghese e quello spagnolo.

La Russia, da parte sua, ha dato un segnale di diverso tipo facendo nuovamente il suo ingresso nelle borse mondiali con il collocamento di titoli del debito pubblico, dopo dodici anni di assenza seguiti al default del 1998. La nube vulcanica ha contribuito, infine, ad aggravare la crisi economica europea, sconvolgendo per diversi giorni l’intero settore della navigazione aerea, e con esso il business e il turismo in tutta Europa.

In questo contesto è giunta la notizia che la Sec (U.S. Security Exchange Commission), l’organo di vigilanza della borsa americano, ha aperto una indagine sulla Goldman Sachs per le sue attività finanziarie legate ai mutui subprime e ai derivati finanziari. Così facendo ha tolto nuovamente il coperchio della crisi finanziaria e ha portato ancora una volta all’attenzione del mondo intero la gran mole di titoli finanziari privi di valore, che hanno avvelenato il bilancio di tutte le banche e rovinato un gran numero di grandi e piccoli risparmiatori. Indiscrezioni del Sole 24 Ore lasciano intendere che le indagini della Sec non si fermeranno alla Goldman Sachs, ma potranno coinvolgere presto anche la Deutsche Bank, l’Ubs e la Merril Lynch.

La speculazione finanziaria, dal canto suo, non ha mai interrotto il suo corso e ha continuato ad avere vita facile, poiché la situazione normativa è rimasta pressoché immutata dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare americana. L’Europa, infatti, ha voluto seguire una via di lunga durata, demandando ad organi tecnici (la Banca dei regolamenti internazionali e il Financial Stability Board) l’elaborazione di proposte normative il cui completamento non giungerà prima della fine dell’anno, con la presentazione del pacchetto finale al G20, con ben tre anni e mezzo di ritardo rispetto all’inizio della crisi avvenuto nel mese di agosto 2007.

Le regole europee fino ad ora delineate lasciano aperte le questioni relative alla ricapitalizzazione delle banche, che è, al tempo stesso, difficilmente compatibile con l’imperativo categorico della concessione del credito alle imprese. Non è facile comprendere, in altre parole, come le banche possano ricapitalizzarsi e al tempo stesso evitare gli effetti nefasti del credit crunch su un’economia reale fortemente provata da una crisi globale. D’altra parte mancano ancora argini efficaci alla cd. finanza creativa, che permette alle banche di aumentare la loro redditività nascondendo le perdite conseguenti all’emissione di titoli ad alto rischio entro pacchetti complessi e ripartendole fra un numero quanto più esteso possibile di prenditori finali. Né le regole europee, né tanto meno quelle americane hanno fino ad ora dato una risposta decisa ed univoca al problema degli intermediari finanziari «too big to fail» («troppo grandi per fallire»). È stato calcolato che la Goldman Sachs e la Morgan Stanley detengano da sole assets pari rispettivamente al 7% e al 6% del Pil statunitense.

Fatte le debite considerazioni, l’inchiesta della Sec sulla Goldman Sachs, accusata di «gestione inappropriata di prodotti derivati» potrebbe essere salutare per le sorti del paese americano e con esso del resto del mondo. Potrebbe sollecitare, infatti, l’inizio del processo di riforme finanziarie in seno al Senato americano che, se ben condotto, potrebbe allontanare definitivamente il pericolo di una drammatica ricaduta negli abissi più profondi di una crisi finanziaria ed economica mondiale. La necessità di Obama di risalire nel gradimento degli elettori, sceso ai più bassi livelli dopo il salvataggio delle maggiori banche americani avvenuto a spese del contribuente, può giocare un ruolo positivo in questa direzione. Lo stimolo viene anche dalla prossima scadenza, a novembre di quest’anno, delle elezioni americane di metà mandato.

Al tempo stesso, una riforma americana potrebbe essere di stimolo e di guida anche alla politica di riforme finanziarie dei paesi europei, ed imporre a questi una tabella di marcia più rapida ed efficace di quella fin’ora seguita. In senso contrario, l’inchiesta della Sec, scoprendo i contorni degli abusi commessi senza freni soprattutto dalle grandi banche d’affari, e rivelandosi questi più estesi e drammatici di quanto fin’ora ammesso, potrebbe determinare una nuova fase della crisi finanziaria ancora in corso, dagli esiti non facilmente calcolabili.

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