Tipologie di evasione e controlli fiscali 2009

di Emanuela Melchiorre, Claudia Fava, RL

 

Dialoghi Tributari n. 2 marzo aprile 2010

 

 

 Il documento dell’Agenzia delle entrate sul consuntivo dei controlli 2009 consente un abbinamento tra tipologie di contribuenti, numero di controlli e loro risultato monetario. Anche qui si ripropone, sotto forme diverse, la geografia della tassazione aziendale indicata da tempo su Dialoghi.

 

Moltissimi accertamenti su «autonomi» con poco gettito unitario interessano una percentuale comunque modesta della relativa platea. Al contrario, una quota rilevante dei soggetti di grandi dimensioni e` interessata ai controlli, con un gettito pro capite, e anche generale, assai elevato.

 

L’ipotesi di lavoro, stante l’esperienza comune, e` che buona parte di questo gettito sia connessa alla cosiddetta evasione interpretativa dei «soggetti di grandi dimensioni».

 

 

 

Numeri sugli «autonomi», gettito dalle «grandi dimensioni»

 

Emanuela Melchiorre

 

Un «boom» di adesioni I lusinghieri risultati di un anno di controlli fiscali sono stati presentati dall’Agenzia delle entrate nella Conferenza stampa del 2 marzo 2010, con una articolata serie di tabelle scaricabili un po’ dovunque su internet, e comunque dal sito dell’Agenzia e da quello della Fondazione studi tributari (1). Il risultato del gettito recuperato (imposte riscosse) e` stato un record rispetto agli anni precedenti, attestandosi su 9,1 miliardi di euro, anche se il rapporto di questa cifra con il totale delle entrate tributarie, pari al 2.5%, conferma le caratteristiche delle «tassazione aziendale» che delineiamo continuamente su Dialoghi. Rispetto al 2008 l’incremento e` pero` del 32% e addirittura del 107% rispetto al 2006. Il «tesoretto» cosı` raccolto e` composto da 3,5 miliardi da ruoli (aumentati rispetto ai 3,3 miliardi del 2008) e per 5,6 miliardi da versamenti diretti, il che testimonia il successo delle procedure di adesione, basate appunto sul versamento di quanto definito mediante modello F24. In particolare questa forma «consensuale» di definizione e` aumentata del 56% rispetto all’anno precedente (mentre la riscossione a mezzo ruolo, nonostante ganasce fiscali, ipoteche e tutte le altre forme di pressione spesso descritte su Dialoghi, e` salita solo del 3%).

 

L’adesione all’accertamento (D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218) fa la parte del leone rispetto al totale dei versamenti da F24, assorbendo due miliardi circa (2.009, cioe` il 47%), l’adesione ai processi verbali di constatazione, sia pure con l’abbattimento delle sanzioni di cui abbiamo parlato spesso su Dialoghi, da` solo il 4% (167 milioni), forse per una certa imprecisione «per eccesso» dei verbali (per cui si preferisce spesso perdere l’opportunita` della riduzione ad un ottavo del minimo delle sanzioni, puntando su una riduzione della pretesa presso l’Ufficio). Piu` mirati sono invece gli inviti a comparire, dove l’adesione fornisce 510 milioni di gettito, pari al 12% del totale delle «adesioni» in senso ampio. L’acquiescenza (art. 15 del D.Lgs. n. 218/1997) ne fornisce 590 (14%), mentre la conciliazione giudiziale 304 (7%). Sono da notare, accanto a definizioni piu` eterogenee, dal registro (346 mln) alle attivita` di liquidazione (429), i 577 milioni dei recuperi di aiuti di stato illegittimi sul piano comunitario (cfr. Tabella n. 4, riportata a pag. 6 del documento dell’Agenzia). Tipologie di evasione, accertamenti e pagamenti Se si ripartisce la maggiore imposta accertata per il numero di accertamenti delle diverse tipologie di contribuenti (grandi contribuenti, imprese di medie e piccole dimensioni, lavoratori autonomi e persone fisiche) si constata che un grandissimo contributo al «numero degli accertamenti » deriva dall’attivita` di liquidazione (cfr. Tabella n. 5 riportata a pag. 8 del documento dell’Agenzia) con 458 mila «accertamenti», riferiti a persone fisiche non operatori IVA, che forse comprendono anche gli accertamenti «sintetici», basati sul tenore di vita, ma che per il resto dovrebbero essere liquidazioni delle imposte dichiarate, controlli formali o degli oneri deducibili in base all’art. 36-ter (spese mediche, e simili). Piu` punti della relazione dell’Agenzia confermano infatti che anche le attivita` di liquidazione delle dichiarazioni sono inserite nelle rendicontazioni in esame. Per quanto riguarda la categoria degli «autonomi » (operatori economici immedesimati con la loro azienda, come rileviamo su Dialoghi) e delle persone fisiche, il numero di posizioni da cui emerge una maggiore imposta e` in assoluto elevato; si tratta infatti di 244.470 «autonomi» per i quali, dividendo la maggiore imposta accertata globale della categoria (17,75 miliardi da Tabella n. 5 a pag. 8 del documento dell’Agenzia) si arriva a un recupero individuale di 73 mila euro circa. Sono dati degli accertamenti 2009, che non coincidono con le riscossioni da versamenti spontanei del 2009, riferite anche ad accertamenti del 2008. Tuttavia un confronto e` possibile dividendo le riscossioni «da definizione» degli «autonomi » pari a un miliardo e 138 milioni di euro (Tabella n. 3 a pag. 5 del documento dell’Agenzia) per il numero degli accertamenti 2009 sulla stessa categoria di contribuenti (unico dato disponibile, riportato nella Tabella n. 5 a pag. 8 del documento dell’Agenzia). Il risultato e` un versamento pro capite inferiore a 5.000 euro, che a prima vista sembra molto poco rispetto all’importo medio accertato nel 2009; quest’ultimo appare di circa 72.000 euro dividendo i 17,75 miliardi accertati ad imprese di piccole dimensioni/lavoratori autonomi per i 244.470 accertamenti (Tabella n. 5 a pag. 8 dell’Agenzia). Una ulteriore conferma deriva dalla Tabella n. 6 (riportata a pag. 11 del documento dell’Agenzia), relativa ai controlli su soggetti non congrui rispetto agli studi, dove l’imposta definita media ammonta a poco piu` di 4.000 euro, rispetto a una imposta accertata media di circa 12 mila. La Tabella n. 7 (riportata a pag. 14 del documento dell’Agenzia) mostra, sugli accertamenti definiti dagli autonomi (probabilmente accertamenti 2009 definiti nello stesso anno), un importo medio di 11 mila euro circa (bisognerebbe vedere se comprensivo di interessi e sanzioni). Se ne potrebbe dedurre che, per gli autonomi, c’e` un fortissimo scostamento tra importo accertato e importo definito, ma per valutazioni piu` accurate occorrerebbe fare delle simulazioni sugli accertamenti da cui provengono i 1.138 milioni di euro incassati nel 2009 su questa tipologia di contribuenti. Il numero degli accertamenti 2009 sugli autonomi (244.470), pur elevato in termini assoluti, e` piuttosto modesto in termini relativi, tenuto conto del gran numero di posizioni IVA aperte; si tratta presumibilmente di circa il 6% (2) del totale delle imprese di piccole dimensioni e del cosiddetto «popolo delle partite IVA». La maggior parte del gettito da controlli viene dai contribuenti di grandi dimensioni, con 1.667 posizioni definite, con una maggiore imposta di un miliardo e mezzo definita a mezzo versamenti spontanei, senza peraltro indicare, con la stessa metodologia sopra descritta per gli «autonomi» a quanti contribuenti si riferisca. Potremmo ripetere anche qui i passaggi sopra descritti per gli autonomi, con le consuete avvertenze e convenzioni, ma rilevando una percentuale molto piu` alta di imposta pagata rispetto a quella accertata. Negli accertamenti sui grandi contribuenti abbiamo infatti circa 2 milioni di euro di imposta media, che grossomodo e` molto meno distante dai dati dei versamenti spontanei ricavabili dalla Tabella n. 3 (riportata a pag. 5 del documento dell’Agenzia). Se poi confrontiamo il numero dei grandi contribuenti accertati con il numero totale dei grandi contribuenti italiani (7.665 con oltre 40.000.000 di fatturato), si puo` con buona approssimazione affermare, prendendo a pietra di paragone i dati ISTAT sulle imprese con oltre 250 addetti, che circa il 22% di essi abbia pagato maggiori imposte a seguito di controllo. Analoghi passaggi andrebbero fatti sulle imprese di medie dimensioni dove i 2.553 milioni di euro accertati a oltre 7.000 contribuenti, con una imposta per accertamento pari in media a 352.000 euro circa, corrispondono ad appena 234 milioni di incassato 2009 nelle forme «conciliative » in senso ampio. Nessuna informazione e` invece disponibile per incrociare le somme riscosse in base a ruolo con la tipologia dell’impresa. Abbiamo infine una crescita di accertamenti sintetici, come si vede dalla Tabella n. 8 (riportata a pag. 15 del documento dell’Agenzia), secondo quell’impulso politico che abbiamo commentato sul sito della Fondazione e sul precedente numero di Dialoghi (3). L’imposta definita media e` di circa 6 mila euro (8.506 soggetti), rispetto ad una imposta accertata su 28.316 soggetti, con una media di 16 mila euro circa. Indicazioni sistematiche Si conferma per molti versi quella «forbice» osservata piu` volte sulla Rivista secondo cui «i numeri » in termini di accertamenti li fanno i piccoli, mentre «la cifra» in termini di imposte la fanno i contribuenti di grandi dimensioni, in genere per questioni di interpretazione giuridica di vicende palesi, non di ricchezza nascosta materialmente al Fisco. Sono cosı` per molti versi confermate alcune osservazioni sulla teoria della tassazione che Dialoghi ha piu` volte esposto. In particolare, i grandi contribuenti sono per lo piu` imprese di grandi dimensioni, pertanto organismi complessi, con strutture amministrative e organizzative rigide, che intrattengono rapporti economici con una molteplicita` di altri soggetti (dipendenti, fornitori e clienti), i quali a loro volta sono portatori di interessi specifici e in contrasto con quello dell’azienda con cui interagiscono. Le grandi aziende, analizzate come sopra, limitano strutturalmente la propensione all’evasione dei loro titolari, che trovano invece via via meno resistenze con la diminuzione delle dimensioni di impresa. Cio` comporta il moltiplicarsi delle occasioni di evasione e l’estrema difficolta` dell’accertamento da parte del Fisco, di fronte a realta` economiche molto frammentate tra di loro. Appare sostanzialmente sfruttata dal Fisco la possibilita` di una valutazione di «verosimiglianza» verso gli «autonomi», che non e` possibile per l’impresa di media dimensione. La media impresa rappresenta una «zona grigia» in cui coesistono le caratteristiche della grande organizzazione, senza raggiungere pero` l’elevato livello di rigidita` tipico della grande impresa, e vengono meno le caratteristiche della piccola realta` economica, impedendo al Fisco di fare appello al citato buonsenso e alla misura di verosimiglianza applicati nei casi di piccoli operatori economici. Si nota comunque quantomeno una maggiore attenzione allo studio delle diverse realta` economiche e produttive di ricchezza e ad un diverso tipo di rapporti dell’autorita` finanziaria con il contribuente. In questa ottica di particolare interesse e` la considerazione della variazione avvenuta nel ricorso alle diverse strategie di contrasto. Gli accertamenti con gli studi di settore sono diminuiti da 72.956 a 56.437; quelli sintetici sono aumentati dell’81% (piu` di 28 mila) e le indagini finanziarie del 25% pari a 8.756); i controlli mirati sono stati 9 mila. Assolutamente fisiologico poi il maggior ricorso allo strumento dell’accertamento con adesione e di adesione ai verbali che la Fondazione ha sempre considerato conforme alla natura di istituzione di riferimento dell’Amministrazione pubblica e, al contempo, una evoluzione rispetto al fuorviante binomio «legge-giudice», che ancora paralizza la tassazione aziendale.

 

(3) S. Covino, R. Lupi, «L’insufficienza dell’accertamento sintetico per un controllo di massa», una conferma tra le tante, in Dialoghi Tributari n. 1/2010, pag. 36.

 

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