L’Europa regolamenta i fondi speculativi

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 19 maggio 2010

Lo scorso 18 maggio i ministri dell’Ecofin hanno raggiunto l’accordo sulle nuove regole per gli hedge funds, i fondi speculativi. La decisione dei ministri è seguita al voto della sera precedente della commissione economica dell’Europarlamento, a sua volta chiamata a decidere sulla proposta legislativa della Commissione Ue. Lo scopo di tale nuova regolamentazione, frutto dei lavori preliminari del G-20, dell’IOSC (l’Organizzazione internazionale delle commissioni dei valori mobiliari) e del Financial Stability Board, è quello di creare da un lato un centro di supervisione del rischio che osservi da vicino l’operato dei fondi speculativi e dall’altro un insieme di regole che disciplini questi soggetti e imponga loro alcuni requisiti per tutelare gli interessi degli stessi investitori dell’Unione. In tal contesto è stata prevista in primo luogo l’introduzione di un’autorizzazione europea, il c.d. «patentino», a cui saranno sottoposti tutti i fondi di investimento alternativo (AIFM).

Gli hedge fund dovranno, altresì, soddisfare alcuni criteri di solidità patrimoniale e di gestione del rischio. Sarà richiesta una maggiore trasparenza nella gestione e negli investimenti, per la quale i fondi avranno l’obbligo di informare periodicamente il mercato sulle proprie strategie generali di investimento e sulla composizione dei propri portafogli. Vi saranno, inoltre, dei limiti al ricorso alla c.d. leverage, il meccanismo che moltiplica le possibilità di investimento a debito dei fondi speculativi, e dei limiti all’acquisizione delle quote di controllo delle società di grandi dimensioni, mentre per le piccole e medie imprese non vi saranno limiti all’acquisizione di capitale per evitare di creare svantaggi alle imprese in fase di start-up e per il venture capital.Il principale oggetto della riforma riguarda, comunque il trattamento riservato ai gestori e ai fondi extra-europei, prima di tutto americani. Tanto è vero che sia gli investitori inglesi quanto quelli americani temono che la nuova normativa comunitaria possa tradursi in una forma di protezionismo sui mercati europei. Si tratta, in effetti, di timori piuttosto fondati in quanto il «passaporto» europeo, secondo l’accordo raggiunto, sarà generalizzato solo per i fondi con sede europea e che hanno un gestore europeo. I fondi con sede nei paesi extra-Ue con un gestore europeo, come la maggior parte dei fondi con base a Londra, dovranno rispettare invece una serie di regole e non avranno un lasciapassare generalizzato e globale.

La regolamentazione dei fondi speculativi è quanto mai opportuna. Non si dimentichi non solo che gli effetti devastanti dell’attuale crisi economica e finanziaria sono da imputare al dilagare della speculazione, ma anche che le esperienze del recente passato, quali la fine dei due serpenti monetari e la rispettiva oscillazione delle monete, nonché le crisi valutarie asiatiche sono da imputare al gioco speculativo dei vari hedge funds e private equity. Non è da sottovalutare, inoltre, la minaccia concreta che un gruppo di hedge funds americani, che già in passato ha agito speculando sulle fluttuazioni delle valute, stia considerando l’eventualità di speculazioni sull’attuale caduta del valore dell’euro, il cui cambio col dollaro nella seduta di ieri è sceso al di sotto della quota 1,22. Al momento tale cambio costituisce, almeno da un lato, un indubbio vantaggio per tutte le economie della moneta unica che esportano verso paesi terzi, prime fra tutte la Germania e l’Italia, che possono competere con più facilità con la concorrenza americana e cinese. Resta il fatto che l’oscillazione delle valute, così come quello dei valori di borsa non giovano all’economia e l’intero settore finanziario non solo europeo ma mondiale deve essere riformato, regolamentato, messo sotto controllo e limitato nella sua componente speculativa più devastante.

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