Sacrifici indispensabili per il bene dell’Italia

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 26 maggio 2010

La manovra straordinaria di 24 miliardi di euro per il biennio 2011-2012 approvata martedì sera dal Consiglio dei Ministri mira, su specifica richiesta dell’Europa, a stabilizzare i conti pubblici e a riportare il rapporto deficit/Pil al di sotto del 3%. Non si tratta della usuale legge finanziaria, ma, come ha avvertito il ministro Giulio Tremonti ieri all’incontro con le parti sociali, segna una discontinuità intensa rispetto all’abituale sistema dell’introduzione di nuove tasse. È una manovra che tende soprattutto a tagliare la spesa cosiddetta corrente e, quindi, improduttiva, senza aumentare la pressione fiscale, con gli obbiettivi di non ostacolare la crescita e lo sviluppo e di ridurre il peso e l’intervento dello Stato nell’economia. Tutto ciò è avvenuto anche perché con la riforma del patto di stabilità di Bruxelles i ministri hanno deciso che saranno ridotti i c.d. trasferimenti economici per quei paesi che presentano «deficit eccessivi». Per poter usufruire di tali finanziamenti, pertanto, occorre che l’Italia abbatta il proprio deficit. I tagli alla spesa pubblica di 24 miliardi saranno ripartiti in due anni. Dodici miliardi di euro consisteranno in misure strutturali e quindi definitive. La stabilizzazione finanziaria dei conti pubblici è perseguita essenzialmente attraverso la riduzione del debito, con l’obbiettivo di alleggerire il peso degli interessi e di abbattere in 2 anni dell’1,6% il rapporto deficit/Pil.

Tra gli strumenti della manovra non poteva mancare, in primo luogo, la riproposizione di una strenua lotta all’evasione fiscale. A tal fine vengono stimolate le Regioni, che potranno partecipare per una percentuale alle somme recuperate dagli accertamenti. Sarà rintrodotta la tracciabilità per i pagamenti di oltre 5 mila euro, saranno rese obbligatorie le fatture telematiche per importi superiori ai 3 mila euro, per facilitare i controlli del Fisco e permettere allo stesso di utilizzare il c.d. «redditometro» (il sistema di accertamento del reddito che si basa sul confronto tra quanto dichiarato e la capacità di spesa che emerge da alcuni indici relativi a beni e servizi acquistati). È prevista, infine, una forte accelerazione per la riscossione delle imposte conseguenti ai controlli del Fisco.

In secondo luogo, si è voluto ridurre il perimetro e i costi della spesa della Pubblica amministrazione, con la riduzione del ricorso alle auto blu e dei costi per sponsorizzazioni e convegni, ma anche con la riduzione delle remunerazioni per ministri e sottosegretari e dei rimborsi a favore dei partiti. La spesa dei ministeri dovrà diminuire del 10%. Solamente il 20% dei collaboratori esterni potrà beneficiare del «rinnovo» del contratto; in ogni caso il compenso non sfuggirà al taglio del 10%. Dalla stretta saranno colpiti 325 mila consulenti di stato e delle autonomie locali.

Sarà ridotto, inoltre, il numero degli apparati amministrativi, nonché soppressi alcuni enti autonomi che saranno accorpati ai ministeri di riferimento. Nella sua versione finale, la manovra impone l’abolizione, alla fine del mandato degli amministratori attuali, di 13 Province con una popolazione inferiore ai 220 mila abitanti. Una parte della riduzione dei costi della politica, ossia quella relativa agli Organi costituzionali quali la Presidenza della Repubblica, il Senato della Repubblica, la Camera dei deputati e la Corte Costituzionale, sarà destinata a finanziare la cassa integrazione. È stata prevista, inoltre, una riduzione del 10% dei compensi dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare, dei componenti del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione siciliana e dei componenti del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro).

Per le autonomie, con il c.d. «patto per i comuni», sono riviste le grandezze del patto di stabilità, vale a dire i vincoli di finanza pubblica che impegnano le Regioni, le Province e i Comuni. Sotto controllo saranno i saldi di bilancio degli enti locali e le spese delle Regioni. Il gettito previsto relativamente alle autonomie è pari a 13 miliardi di euro.

In terzo luogo, si procederà al contenimento delle spese per il pubblico impiego con il congelamento per tre anni degli stipendi agli statali. Tra le altre misure previste dal governo vi è l’allungamento nel 2011 della finestra di pensionamento a sei mesi, mentre saranno comunque confermati gli sconti fiscali sul salario legato alla produttività. In evidenza è la stretta sui criteri per determinare le pensioni di invalidità che oggi costano allo stato 16 miliardi di euro. Ulteriore misura, che potrebbe incidere sulla manovra con entrate per 6 miliardi di euro, è quella che prevede l’emersione di almeno 2 milioni di immobili sfuggiti al catasto, ma non ai rilievi aerei eseguiti dall’Agenzia del Territorio. Riguardo alla spesa pubblica per la sanità è stato rintrodotto il ticket sanitario sulle visite specialistiche, mentre proseguiranno i piani di rientro per quelle regioni con debiti elevati.

Dal lato dello sviluppo economico la misura prevede Irap zero per le imprese che operano nel Mezzogiorno e la possibilità per le aziende estere che investono in Italia di avvalersi del sistema fiscale del paese di origine. Inoltre, le autorizzazioni di spesa che non sono state utilizzate negli anni 2007, 2008 e 2009 saranno definanziate e le risorse in tal modo «liberate», pari a 800 milioni di euro, saranno riassegnate al Mose di Venezia e al fondo infrastrutture. Dal lato delle remunerazioni dei manager la manovra prevede un aumento della tassazione sulle stock option e sui bonus, con una aliquota addizionale del 10 per cento. Il giro di vite interessa le remunerazioni che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

La manovra varata ieri dall’Esecutivo e quelle degli altri governi europei hanno già avuto i primi effetti positivi sulle borse del vecchio continente nella seduta odierna, dopo giorni di sedute negative. Il plauso alla manovra italiana è venuto anche dal segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, al momento dell’illustrazione della manovra del ministro Tremonti all’assemblea annuale a Parigi. Tremonti ha affermato in tale sede, in relazione alla novità delle misure straordinarie varate dal governo, che «non ci troviamo all’interno di una congiuntura economica, ma all’interno di un "tornante" della Storia».

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