Via libera alla manovra economica

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 30 luglio 2010

La manovra correttiva, approvata giovedì definitivamente dalla Camera, è divenuta legge. Il via libera finale di Montecitorio, dopo quello di Palazzo Madama, alla conversione in legge del decreto manovra – che sarebbe scaduto l’indomani – è stato espresso con 321 sì, 270 no e 4 astensioni. Giovedì, in occasione del voto di fiducia sulla manovra, i sì erano stati 329 contro 275 no. La manovra da 24,9 miliardi (pari all’1,6% del Pil) era stata approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 25 maggio, rispettando gli impegni chiesti da Bruxelles sul deficit (ridurlo dal 5% del Pil del 2010 al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012) e ricevendo il via libera dall’Ecofin lo scorso 12 luglio. L’approvazione della manovra permetterà l’attuazione del fondo europeo di stabilizzazione finanziaria, detto «salva stati», deciso all’indomani della crisi greca, che ammonta a 440 miliardi di euro.

Le misure inscritte sono complesse (le pensioni di vecchiaia e anzianità collegate all’aspettativa di vita, lo stop al contratto del pubblico impiego, la stretta sul patto con gli enti locali, i tagli alla sanità, le esenzioni, detrazioni e deduzioni per le nuove imprese del Sud) ed hanno dovuto fare fronte alle numerose polemiche e proteste di categoria e degli enti locali che hanno caratterizzato l’iter formativo. Tuttavia l’esperienza del governo italiano è stata differente da quella degli altri governi europei (della Spagna, della Grecia, dell’Inghilterra e della Germania), che hanno approvato misure finanziarie e fiscali di gran lunga più restrittive, con reazioni e manifestazioni di piazza anche violente.

Le scelte del governo sono state impopolari ma necessarie, volte a non imitare la triste situazione economica greca, e per ognuna di esse è arrivato puntuale il plauso dell’Europa. Tuttavia, le polemiche non si sono placate, crescendo di tono ogni qual volta l’una o l’altra categoria è stata coinvolta nei tagli.

Vi è stato il ridimensionamento degli stipendi dei pubblici dipendenti e tra questi la rivolta con le tinte più cariche è stata proprio quella dei dipendenti tra i più remunerati, ossia dei magistrati, che hanno affermato che il testo di legge minava addirittura l’indipendenza della stessa magistratura. Senza scadere in facili generalizzazioni, è comunque evidente quanto triste sia giungere alla considerazione che, in periodi di crisi economica, in cui ogn’uno, come si suol dire, dovrebbe fare la propria parte, siano proprio le categorie di professionisti, che sarebbero chiamate ad incarnare i principi della convivenza civile, ad essere le prime a tirarsi indietro, recriminando come diritti acquisiti eventuali privilegi ottenuti nel tempo. Altrettanto dicasi per quei parlamentari che al taglio degli emolumenti previsto dalla manovra correttiva (pari a 10% di una delle voci della busta paga di deputato e senatori, l’indennità, che a Montecitorio ammonta a 5.486,58 euro netti al mese, la sforbiciata al cedolino dei parlamentari sarebbe dunque di 550 euro) hanno opposto la necessità di pagare il proprio mutuo, senza considerare che il crescente numero di poveri che esiste in Italia (pari a quasi otto milioni di persone), certificato dalle valutazioni dell’Istat, avrebbe dovuto far desistere da qualsiasi inutile polemica.

Prescindendo da tali tristi considerazioni occorre dare il giusto risalto al fatto che, all’indomani dell’approvazione definitiva della manovra, la forte riduzione della spesa pubblica in essa prevista, con il freno ai trasferimenti statali verso gli enti locali e regionali, con la sospensione dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico, i tagli ai compensi dei dirigenti e dei manager del settore pubblico e le misure per ridurre l’evasione fiscale, abbia fatto si che l’agenzia Standard & Poor’s, la più severa delle tre grandi società di rating, abbia giudicato il debito sovrano a medio-lungo termine italiano in modo estremamente positivo (A+ con outlook stabile). Il governosarà chiamato a tenere alta la guardia anche in autunno, quando, con la preparazione della legge di stabilità (l’ex Finanziaria), si concretizzerà l’occasione per ulteriori richieste di modifica già in parte avanzate da molte regioni che hanno sofferto dei maggiori tagli.

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