Cresce la produzione industriale italiana

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpoltica.it il 12 agosto 2010

La produzione industriale italiana è cresciuta del 9,5% annuo. E’ il dato record dal 1997. Lo ha reso noto l’istituto nazionale di statistica che ha certificato, infatti, che la produzione industriale ha infatti segnato un incremento dell’1,6% su base mensile e del 12,8% rispetto ad agosto del 2009, ovvero +9,5% se si considerano i giorni lavorativi. È un dato da leggere con un certo entusiasmo, da un lato, poiché indica che l’economia italiana, nel contesto europeo, è seconda solamente alla Germania, con il suo +10,7%, di cui segue da vicino la crescita. Piuttosto distanti sono, invece, gli altri grandi paesi europei (Regno Unito con un 4,2%, Francia con un 3,2, Spagna con un 1,4, Portogallo con uno 0,2).

La Grecia, come era facile aspettarsi, ha subito, invece, una decrescita del -2,1%.Da un altro lato, però, occorre comunque usare prudenza, e seguire il consiglio di Giorgio Fuà, e di non farsi “insidiare dalle cifre”. È sempre verde la necessità di disporre di misure adeguate all’analisi e al monitoraggio della crescita economica.Con tutte le cautele del caso, quindi, è possibile considerare che l’aumento è superiore alle aspettative, specie di quelle elaborate dall’Isae il quale, tuttavia, prevede un rallentamento nel mese di settembre, considerato come un calo fisiologico, mentre si dovrebbe verificare un recupero nei due mesi successivi.

La crescita attesa per il terzo trimestre dunque, spiega l’Istituto di studi e analisi economica, dovrebbe essere dell’1,5% rispetto al trimestre precedente, mentre «una sostanziale stagnazione caratterizzerebbe gli ultimi mesi dell’anno (+0,3% nel quarto trimestre)».Anche Confindustria ha rese note le proprie stime, prevedendo un calo a settembre di -0,7% su agosto. Si tratta, sostiene il Centro studi di via dell’Astronomia, di una correzione del balzo di agosto. A differenza dell’Isae, Confindustria ha elaborato stime per il terzo trimestre più ottimistiche (dell’+1,9% sul secondo), coerentemente con le previsioni di aumento del PIL, superiore allo 0,5%, diffuse in “Scenari Economici” di settembre.Resta il fatto che, con quel +9,5%, la capacità delle nostre imprese di stare sui mercati è intatta, anche contro i venti nefasti di crisi mondiale, soprattutto nei settori di punta del sistema manifatturiero, e cioè dei beni strumentali (+23%) e dei componenti e semilavorati (+15%).

I dati quindi mostrano un segnale di ripresa degli investimenti a livello mondiale, specie considerando il +35% tendenziale che ha caratterizzato il comparto dei macchinari e delle attrezzature. Il settore delle auto ha sofferto, invece, del calo estivo con una caduta della produzione di autoveicoli del-20%.C’è ancora molta distanza, pari al 17%, rispetto al cosiddetto “picco pre-crisi”, dell’aprile 2008, mentre l’incremento dai minimi è dell’11,8%. Il Sole 24 Ore rende noto che dal marzo 2009, il ritmo di recupero della produzione industriale è stato dello 0,6% mensile (7,7% annualizzato). Fatto sta che la differenza si sta gradualmente assottigliando. Le piccole e medie imprese italiane, spina dorsale della nostra economia, sembrano essere ancora molto vitali. Solo una caduta drammatica della domanda internazionale, che tira le nostre esportazioni, potrebbe giocare a sfavore della dinamicità dell’industria italiana, che fino ad oggi ha permesso di fare un bilancio cautamente positivo per il 2010.

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