A Bruxelles vince la linea italiana

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 31 ottobre 2010

Il 29 ottobre scorso si è concluso il vertice dei leader dei 27 paesi europei riuniti a Bruxelles, per il raggiungimento di un accordo preciso: creare un Fondo Monetario Europeo di sostegno permanente per i paesi della zona euro, che rappresenti un meccanismo di salvataggio per gestire le crisi finanziarie, sul modello di quello attivato per fare fronte alla slavina dei conti pubblici greci. Lo scorso maggio, infatti, per stabilizzare la Grecia l’Europa aveva lanciato il fondo di stabilità finanziaria con 750 miliardi di euro che sarebbe rimasto in vita per tre anni.

L’idea di istituire un fondo di salvataggio era stata proposta dal governo Berlusconi già nel 2008 quando l’attuale crisi economica aveva raggiunto il suo picco e al vertice di Bruxelles la linea italiana è stata accettata e condivisa pienamente. Si vuole creare ora una istituzione permanente, che sia un’ancora di salvezza per i paesi più deboli (tra i quali prima di tutto Spagna e Portogallo) e che rappresenti uno scudo contro gli attacchi della speculazione. L’uso del fondo di salvataggio, che entrerà in funzione dal gennaio 2011, dovrà essere subordinato all’imposizione, per il paese in crisi, di limiti più stringenti di rientro del debito pubblico. La difficoltà sarà quella di metter d’accordo tutti gli stati membri affinché si possa modificare il trattato al fine di introdurre un sistema permanente di gestione delle crisi.

Sarà necessaria, pertanto, una procedura di modifica rapida, forse l’introduzione di un semplice emendamento, per scongiurare il rischio della richiesta di nuovi referendum popolari che rallenterebbero notevolmente il processo di riforma. Di questo e di altri aspetti dell’attuale accordo ne discuterà nel dettaglio il Consiglio che si riunirà a dicembre. La cancelliera Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy hanno appoggiato con forza la via italiana di riforma del patto europeo di stabilità e di crescita intrapresa già in occasione dello scorso incontro dell’Ecofin dei ministri dell’economia riunitisi il 19 ottobre scorso a Lussemburgo, che ha permesso l’introduzione della valutazione della finanza privata  accanto alle consuete valutazioni del debito pubblico.

È essenziale, ha sostenuto il premier Silvio Berlusconi, che si possa valutare lo stato di salute di un paese considerando anche la situazione debitoria delle famiglie oltre che quella degli stati. Unendo il debito pubblico alla finanza privata e considerando anche altri aspetti importanti come la bilancia dei pagamenti, la riforma delle pensioni, la propensione al risparmio dei privati, la forza del sistema delle banche nazionali, ha continuato il premier, si avrebbe un quadro completo dello stato di salute del nostro paese, che ci porterebbe ben più in alto nella graduatoria europea, collocandoci immediatamente dopo la Germania e prima di tutti gli altri paesi. Partendo dalle conclusioni dei lavori dell’attuale vertice e allargando la valutazione delle crisi economiche e finanziarie mondiali su di un piano intertemporale è possibile individuare un filo conduttore che collega l’attuale crisi economica a quelle precedenti, fino a quella più disastrosa del ‘29.

La crisi economica mondiale del ‘29 aveva messo in evidenza la necessità di elaborare sistemi di analisi e di valutazione dell’economia degli stati prima sconosciuti, che ha portato all’introduzione dell’indice del PIL. Così come nel tempo ci si è resi poi conto del fatto che la crescita dell’economia in tal modo misurata non coincideva con la crescita del benessere, oggi ci stiamo rendendo conto che prendere in considerazione due soli parametri, quelli indicati nel trattato, è insufficiente per valutare e soprattutto per agire nella complessità del ciclo economico e dei suoi risvolti sul benessere e sulla felicità dei cittadini. Tale presa di coscienza sta prendendo forma nelle conclusioni dell’attuale vertice e se si procederà lungo questa strada potrà essere presa in considerazione una gran parte dell’economia oggi ancora esclusa, trascurata e repressa per via degli attuali parametri troppo semplicistici e sintetici. Si può auspicare che tale presa di coscienza della limitatezza degli attuali strumenti di analisi porti a modifiche del Trattato fortemente volute anche in questa occasione da Germania e Francia, ma in realtà appartenenti all’ideazione del Ministro Tremonti e da lui lanciate con la giusta forma mediatica nel suo libro La paura e la speranza. Infine, poiché non si può agire come fossimo isole e l’azione presa a livello nazionale o al livello di aggregazione di area economica ha risvolti in tutte le economie avanzate e meno avanzate, da Bruxelles è stato lanciato un appello al vertice del G20 di Seul affinché si evitino le svalutazioni competitive delle valute. L’invito è stato indirizzato in particolare ai paesi in via di sviluppo, affinché i loro governi non temano di far apprezzare le loro valute. Il documento finale del vertice ha sottolineato anche la necessità di scongiurare qualsiasi misura protezionistica che penalizzi il commercio internazionale e di conseguenza la ripresa mondiale.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: