Italia prima in Europa a presentare il piano nazionale di riforma per la Strategia Ue 2020

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 6 novembre 2010

Competitività, energia, riforma della pubblica amministrazione, istruzione, lavoro, previdenza, federalismo e riforma della tassazione sono gli ambiti di riferimento del Programma nazionale di riforma elaborato di concerto tra i ministri del governo per raggiungere gli obbiettivi della strategia Ue 2020. «Siamo il primo dei Paesi europei ad aver definito il programma – ha detto il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il via libera del Consiglio dei ministri al piano Europa 2020 – ci abbiamo lavorato per diversi mesi, con la partecipazione di tutti i ministri, ciascuno per la materia di propria competenza». Il ministro Tremonti ha commentato «Siamo tutti al termine di una fase e al principio di una nuova fase» e il piano di riforma nazionale è strumentale per entrare nella nuova fase, che avrà inizio all’atto della revisione del Patto di Stabilità europeo.

Sono da rimandare al mittente le accuse ricevute dal governo di inattività rispetto alla crisi attuale. La risposta a tante illazioni è stata la presentazione di un piano di riforme che per la portata e le numerose priorità poste non è possibile esaurire in un’unica soluzione. La trattazione degli aspetti particolari sarà affrontata più dettagliatamente in approfondimenti successivi. Il primo obiettivo posto nel programma è «l’obiettivo meridionale». Lo sviluppo nel Sud, ha spiegato Tremonti, deve inevitabilmente passare per la lotta alla criminalità. Una strada già intrapresa dal governo fin dai primi giorni della legislatura con eccellenti risultati. Allo stesso tempo, ponendo particolare attenzione a infiltrazioni criminali, una «regia nazionale» dovrà orchestrare gli interventi per la realizzazione di grandi infrastrutture e per applicare attente misure in termini di «fiscalità di vantaggio» per l’imprenditoria.

Le altre priorità del programma riguardano, inoltre, il potenziamento della rete energetica nazionale in una logica integrata e con l’introduzione del nucleare, unica vera fonte alternativa al petrolio. Saranno gestiti dalle regioni 9 miliardi di euro da destinare all’efficienza energetica che deve migliorare del 13,4%. Le fonti rinnovabili, seguendo i dettami comunitari, dovranno coprire almeno il 17% del fabbisogno del paese. Il nucleare, secondo il piano del governo, dovrà raggiungere una produzione tale da coprire il 25% del fabbisogno energetico. L’attuazione del piano, così come è stato ideato, permetterà di ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto alle soglie attuali, ossia di una quota conforme al piano europeo denominato 20/20/20 sottoscritto nell’ottobre del 2008. La più importante di tutte le riforme, che affiancherà quella in corso sul Federalismo, sarà la riforma fiscale, che è stata definita con una semplice formula “dalle persone alle cose”, intendendo con ciò non l’inasprimento dell’imposizione sui consumi, come erroneamente alcuni commentatori hanno facilmente liquidato l’argomento, ma uno spostamento del baricentro dell’imposizione dai redditi personali verso tutte le altre manifestazioni di ricchezza, ivi comprese quelle ancora non emerse attraverso i tradizionali circuiti del sostituto d’imposta.

Con un’altra formula altrettanto efficace, «tutto ciò che non è proibito è permesso», è stata descritta la riforma della pubblica amministrazione, che di per sé rappresenta una vera rivoluzione, in termini di deregulation burocratica, ossia di snellezza e semplificazione. L’obbiettivo finale sarà realizzare un sistema burocratico snello ed efficiente tale da permettere la creazione di nuove imprese in tempi rapidi secondo lo slogan «impresa in un giorno». Anche il mercato del lavoro dovrà subire una profonda modificazione, con la riforma della contrattazione. Si supererà il concetto di contratto unico nazionale e sarà lasciato ampio spazio alla contrattazione e agli accordi aziendali, così come avviene nei paesi di consolidata tradizione liberale, Stati Uniti e Inghilterra. Si vuole per tale via accrescere la produttività e allineare a quest’ultima il livello dei salari e degli stipendi. Il piano fissa come obbiettivo-lavoro per il 2020 il tasso di occupazione, che dovrà raggiungere un valore tra il 67 e il 69%, vale a dire che dovranno trovare occupazione 1,6 – 1,8 milioni di persone. A tal fine saranno utilizzati i fondi di 3,9 miliardi di euro per l’inclusione sociale, di cui 2,4 saranno dedicati all’incremento dell’occupazione femminile. Un obbiettivo tanto ambizioso non può prescindere da obbiettivi altrettanto fiduciosi di crescita economica. Allo stesso tempo sarà riformato il sistema degli ammortizzatori sociali.

Una particolare attenzione è stata posta al livello di povertà del nostro paese. L’obbiettivo da raggiungere entro il 2020 sarà quello di ridurre il numero dei poveri in Italia di 2,2 milioni di persone. Allo stesso tempo, la riforma della previdenza attuata dal governo punterà a ridurre la spesa pubblica previdenziale agendo in tre ambiti: allineamento a 65 anni di età del pensionamento per uomini e donne; sarà reso stabile il rapporto tra pensioni e incremento delle aspettative di vita; vi saranno infine sbarramenti per le pensioni di anzianità.Entro dieci anni si dovrà raggiungere un livello di spesa per ricerca e innovazione pari all’1,53% del Pil (l’attuale livello è dell’1,1%), mentre cinquecento milioni di euro sono stati destinati alle infrastrutture dedicate all’istruzione. La riforma dell’Università punterà a ridurre la frammentazione degli indirizzi universitari e sarà sostenuta la qualità dell’offerta formativa. Il finanziamento alle università sarà correlato a parametri di performance e di merito.«Il nostro documento è all’altezza di quello degli altri e all’altezza delle aspettative degli altri» – ha commentato Tremonti in conferenza stampa – «Ora inizia una fase di discussione in Parlamento, con le forze economiche e sociali e in sede scientifica». Il documento, che deve essere trasmesso a Bruxelles entro aprile 2011, ha infatti ancora una veste preliminare, in quanto la versione definitiva risulterà dal dibattito parlamentare e dal confronto con le parti sociali, il mondo economico e accademico.

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