Capitalismo familiare e ricchezza nascosta: leggendo i giornali sul caso Menarini

di Fondazione Studi Tributari

Dialoghi prosegue le riflessioni sulla ricchezza nascosta all’interno delle aziende, intese come gruppi sociali organizzati: sono possibilita` rare, ma di cui c’e` spesso traccia sui quotidiani, come per questa inchiesta relativa al maggiore gruppo farmaceutico italiano; al di la` della fondatezza specifica delle accuse, che non ci interessa, e` una inchiesta che rappresenta un interessante banco di prova per riflettere sulla «ricchezza nascosta sopra le aziende», in comportamenti che, come quelli degli «autonomi» e del piccolo capitalismo familiare, possono essere meglio contrastati proprio se non li si demonizza. 

A proposito degli schemi teorici gia` delineati nell’articolo sul capitalismo familiare (1), rileviamo un caso, cui si ispirano queste note, che riguarda la piu` grande famiglia farmaceutica italiana e che e` stato frequentemente trattato sulle colonne dei principali quotidiani italiani ancora reperibili su internet (2). Non sono notizie di stampa tecnicamente precisissime, ma comunque riferiscono che la procura di Firenze sta indagando su una vicenda che, a prescindere dalla fondatezza delle contestazioni, si presenta ben diversa da quella relativa a Fastweb (3); quest’ultima riguardava una evasione esterna alle scritture dell’azienda, orchestrata da gruppi criminali di cui, al massimo, alcuni esponenti dell’azienda erano complici (4), ma senza false rappresentazioni della realta` nelle proprie scritture contabili. Qui invece pare si trattasse di una sovrafatturazione degli acquisti con storno della differenza a favore dei soci della societa`, e quindi diretta a nascondere ricchezza, secondo uno schema base molto elementare, piu` volte descritto su Dialoghi; la stampa riferisce, infatti, di triangolazioni con Paesi off shore al fine di importazione di principi attivi. Le notizie riferiscono di una holding capofila con sede a Lugano (Svizzera) che, a sua volta, si dovrebbe avvalere di alcune societa` controllate da una terza societa`, diretta da due svizzeri. La societa` luganese avrebbe gestito, per conto della Menarini, l’intero commercio delle materie prime attraverso una seconda societa` (che per gli inquirenti rappresenterebbe una sorta di «paravento»), mentre l’approvvigionamento sarebbe avvenuto tramite un’altra societa` che ha sede in Nuova Zelanda, con prodotti che arrivano direttamente da Honk Kong. Grazie a questo presunto meccanismo, il livello dei costi che emerge dall’insieme delle fatture emesse sarebbe risultato superiore a quello che l’azienda avrebbe realmente sostenuto e la differenza sarebbe confluita nei conti dei soci. I vertici della casa farmaceutica del capoluogo toscano, secondo quanto si e` appreso, sono stati iscritti quindi sul registro degli indagati. In questa sede non interessa ovviamente discutere della fondatezza delle accuse, quanto riflettere sulle possibilita` dei proprietari delle aziende di scavalcare le rigidita` delle procedure aziendali, di cui pure il Fisco per altri versi si avvantaggia ampiamente. Una stessa azienda puo` portare ritenute, IVA e altre imposte, grazie alle sue rigidita`, che poi sono scavalcate in alcuni settori dalle iniziative del titolare-gestore. E ` una possibilita` del gia` indicato capitalismo familiare italiano, che mostra quanto siano riduttive, come sempre sosteniamo, le chiavi di lettura in termini di onesta` e disonesta` della ricchezza nascosta al Fisco. Aziende di queste dimensioni portano miliardi di gettito, e sono un pilastro della tassazione, restando i moderni esattori del Fisco anche quando davvero dovessero commettere episodi come quelli qui descritti. Se fosse solo questione di «lotta all’evasione», come di «lotta alla criminalita`» o di «lotta alla droga», basterebbe eliminare il fenomeno, mentre e` l’azienda a produrre la ricchezza del Paese, a offrire posti di lavoro e disponibilita` di beni per il consumo e a resistere contro le perturbazioni del ciclo economico. Secondo quanto si apprende da approfondimenti giornalistici l’azienda Menarini – per restare al caso di specie – produce 450 milioni di confezioni di medicinali all’anno nei due stabilimenti di Firenze, nel nuovo stabilimento di L’Aquila, e in quelli di Pisa, Lomagna, Barcellona, Istanbul e Berlino. Il fatturato consolidato nel 2006 era di 2.424 milioni di euro, con circa il 58% all’estero. L’azienda conta oltre 12.000 addetti, considerando l’indotto, e un dipartimento Ricerca e Sviluppo con 800 addetti (5).

Simili strutture restano un perno della tassazione attraverso le aziende anche quando il titolare riesce a scavalcarne alcune rigidita` per nascondere ricchezza al Fisco. Tutti se ne rendono conto, ma nella schizofrenia sociale dilagante sul Fisco, per la rudimentale spiegazione in termini di onesta` e disonesta`, le aziende sono un ottimo capro espiatorio. Se la si mette in punto di «colpe e colpevoli» e` fin troppo facile identificare nelle aziende, disumane, poche e che non votano, i maggiori responsabili dell’evasione. Il cerchio del malessere e della incomprensione si scarica sull’«idea» del «grande evasore », cioe` dell’azienda. Non c’e` acredine o vero astio verso le aziende, ma siccome circola nell’aria una «colpa» serve un colpevole; e` una sceneggiata senza copione, in cui tutti sono un po’ attori; e` come un rito sacrificale, collettivo e incruento, dove le aziende devono immolarsi perche´ un malessere sociale venga lenito. E l’organizzazione sociale, lacerata da spiegazioni rudimentali della tassazione, per un momento si ricompatti. A questo schema risponde anche l’insistenza sul regime giuridico di vicende palesi, sull’abuso del diritto, che ha preso il posto dei vecchi rilievi sulla competenza. Come se ci fosse uno scambio tacito e inconsapevole, dove la possibilita` di fare il proprio comodo nell’ombra e` la contropartita di rilievi capziosi e formalistici sul regime giuridico della ricchezza palese. La ricchezza nascosta sopra le aziende, dai loro titolari, va invece cercata con serenita`; sapendo che nascondere puo` essere una tentazione razionalmente valutabile dagli imprenditori, e che altrettanto razionalmente gli Uffici tributari devono valutare se i flussi economiciaziendali presentino indizi di questo tipo. Gli uomini d’azienda non devono insomma sentirsi insultati se i verificatori pongono domande o analizzano economicamente le grandezze aziendali, anche avendo in mente la possibilita` che ci sia della ricchezza nascosta, anche nelle forme ipotizzate per il caso Menarini. Cedere a queste tentazioni sara` anche reato, ma non e` «infamante», e quindi non c’e` motivo, davanti a indagini che mettono in preventivo questa eventualita`, magari anche per escluderla, di sentirsi insultati e di reagire come ad un affronto. La spiegazione dell’evasione in termini di onesta` e disonesta` fa adontare l’impresa, davanti a queste richieste, con reazioni tipo «ma per chi ci ha preso, questa e` una impresa onesta!». In questo modo si rende piu` difficile valutare se «qualcuno si e` messo i soldi in tasca», per utilizzare una espressione di un alto dirigente dell’Agenzia. La disonesta` e l’onesta` sono importanti categorie morali generali, ma quello che conta nella tassazione attraverso le aziende sono le rigidita` gestionali e le compagini proprietarie. Che in alcuni casi rendono inverosimili occultamenti del genere, perche´ sarebbero prima di tutto un furto nei confronti degli azionisti, di una proprieta` «spersonalizzata»; quando pero` la proprieta` e` individuale o «di famiglia» sono comportamenti che diventano piu` verosimili, perche´ «derubato» e «derubante» coincidono. La drammatizzazione e la criminalizzazione ostacolano paradossalmente le indagini, caricandole di una «ansia da prestazione », in cui i funzionari magari si sentono frustrati se, avendo indagato in questa direzione, alla fine non trovano prove sufficienti. Occorre invece valorizzare, come indizio di partenza, la «antieconomicita` » dei rapporti tra i dati gestionali, i costi e i ricavi, ragionando per ordine di grandezza, e valutando; senza cercare i «documenti falsi» e la «contabilita` nera», che non esistono o vengono fuori solo in casi limite. Se ci si muove in questa direzione non e` un dramma se poi si decide che mancano indizi per approfondire. Se l’imprenditore davvero non aveva scheletri nell’armadio buon per lui, e se invece li aveva si sara` messo almeno un po’ di paura nel vedere gli Uffici guardare nella direzione giusta, benche´ poi non ci siano arrivati, ma sapendo che col tutoraggio c’e` sempre una prossima volta. E ` sempre piu` dissuasivo questo tipo di indagine dei soliti rilievi sull’abuso del diritto, il regime giuridico della ricchezza dichiarata e l’evasione interpretativa. La ricchezza nascosta e` il tema che l’opinione pubblica sente piu` impellente e su cui gli esperti della tassazione si dovrebbero esercitare prima di dedicarsi a tanti arzigogoli sul regime giuridico della ricchezza palese, come IAS, CFC, IVA internazionale, neutralita` delle fusioni, evasione interpretativa e via dicendo. Il dilagare di rilievi su questi temi rispecchia i sospetti e le diffidenze sulla ricchezza nascosta, come se le sue colpe ricadessero su quella dichiarata (6). 

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Fondazione Studi Tributari – Questo articolo nasce dalle discussioni tra Emanuela Melchiorre e Raffaello Lupi

(1) Fondazione Studi Tributari, «Tassazione attraverso le aziende e ‘‘capitalismo familiare’’, ricchezza nascosta e ‘‘piccole grandi imprese’’», in Dialoghi Tributari n. 5/2010, pag. 482.

(2) Le ultime richieste di sequestro penale per un milione di euro, del 26 novembre 2010, sono state riportate da tutta la stampa. Segnaliamo, in precedenza, sul sito de Il Giornale, «Farmaci, principi attivi dalla Cina», «Indagati i vertici della Menarini» (http://www.ilgiornale.it/interni/farmaci_principi_attivi_cina_indagati_vertici_menarini/menarini-farmaci/08-05-2009/articoloid=349625-page=0-comments=1). Blog di Nicola Porro, «Ecco il megaevasore del Liechtenstein» (http://blog.ilgiornale.it/porro/2010/08/05/ecco-il-megaevasore-delliechtenstein/); Il Corriere Fiorentino, «Farmaci irregolari dalla Cina, indagati i vertici Menarini» (http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/8-maggio-2009/farmaci-irregolari-cina-indagati-vertici-menarini-1501334426058.shtml); La Repubblica, «Inchiesta Menarini, spunta una societa` fantasma», (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/12/inchiesta-menarini-spunta-una-societa-fantasma.html); Milano Finanza, «Fisco, e` dell’industriale Aleotti il conto da 476 milioni a Vaduz» (http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201008061048072742&chkAgenzie=TMFI&sez=news&testo=&titolo=Fisco,%20%C3%A8%20dell’industriale%20Aleotti%20il%20conto%20da%20476%20milioni%20a%20Vaduz ); Blog di Oscar Giannino, «Contro i demagoghi delle ‘‘liste fiscali’’: viva la Svizzera e il Liechtenstein» (http://www.chicago-blog.it/2010/08/11/contro-i-demagoghi-delle-liste-fiscali-viva-la-svizzera-e-il-liechtenstein ); Il Corriere della Sera, «Il nuovo mercato dei farmaci contraffatti» (http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_18/mario_pappagallo_il_nuovo_mercato_dei_farmaci_contraffatti_694ad92a-4370-11de-bc99-00144f02aabc.shtml).

(3) Cfr. L. Barbone, RL, D. Stevanato, «Frodi carosello ‘‘circolari’’ nelle telecomunicazioni (il caso Fastweb)», in Dialoghi Tributari n. 2/2010, pag. 187.

(4) A. Malguzzi, R. Lupi, «Il gatto, la volpe e le frodi carosello: quando ‘‘due compari mettono in mezzo’’ un’azienda», in Dialoghi Tributari n. 5/2010, pag. 523.

(5) Alcuni dei quali annoverati nella classifica mondiale dei piu` importanti ricercatori stilata nel 2006 dall’Institute for Scientific information di Filadelfia.

(6) R. Lupi, «Le colpe di quanto e` nascosto ricadono su quanto e` visibile (o addirittura dichiarato)», in Dialoghi Tributari n. 1/ 2010, pag. 7.

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