LA TASSAZIONE DEI REDDITI FINANZIARI E LA MINITASSA DI SARKOZY

di Emanuela Melchiorre

La Finanza – novembre/dicembre 2010 www.lafinanzasulweb.it  

Vi sono ripetute ed accese discussioni in relazione alla tipologia e al livello della tassazione dei cosiddetti redditi finanziari o rendite finanziarie (dividendi, plusvalenze o capital gains e interessi). In tali ambiti si è più volte accusato il legislatore fiscale di favoritismo nei riguardi di questa tipologia di reddito, poiché soggetta ad un prelievo proporzionale, e non progressivo, e ad aliquote particolarmente basse (12,5% e 27%). Porre tuttavia la questione in questi termini risulta essere un atteggiamento miope, un’analisi incompleta: per inquadrare correttamente una la scelta del legislatore fiscale occorre partire dall’inizio, ossia dalla ratio che ispirò la norma quando fu introdotta la tassazione sostitutiva sui redditi finanziari.

Partire dall’inizio per comprendere il disegno

Il disegno che ha indotto ad introdurre una tassazione sostitutiva sui redditi finanziari passa per l’attribuzione di un ruolo fondamentale degli intermediari finanziari e degli istituti di credito, che riscuotono per conto dell’ Amministrazione Finanziaria l’imposta sostitutiva. In sostanza essi operano la “ritenuta alla fonte” e svolgono un ruolo non molto dissimile da quello che svolge l’imprenditore nella veste di sostituto d’imposta in relazione ai redditi da lavoro dipendente.

L’imposta pagata in tal modo dai percettori della rendita rappresenta per loro un costo ineludibile, compensato da una maggiore tranquillità di queste forme d’investimento rispetto ad altre più rischiose. Fino ad ora sembra che tale meccanismo d’imposizione (bassa aliquota e ruolo di riscossione degli intermediari finanziari) abbia funzionato, in termini di semplicità, affidabilità e  certezza nel prelievo, senza bisogno di controlli da parte dell’A.F. Non è stato nemmeno necessario vietare o limitare agli investitori nazionali di rivolgersi a banche offshore, magari residenti in paradisi fiscali, che non richiedono quindi alcuna imposizione: è infatti improbabile che i risparmiatori affrontino rischi e incertezze per risparmiare un 12,5%. Tale opzione presenta vantaggi apprezzabili solo per quei contribuenti il cui portafoglio titoli abbia oltrepassato la soglia di una certa “massa critica”, ossia una massa patrimoniale sufficientemente cospicua da assorbire i costi, i rischi e le diseconomie di un suo trasferimento all’estero, mentre per il piccolo risparmiatore diventerebbe antieconomico gestire le operazioni finanziarie attraverso controparti estere.

I costi economici e sociali dell’aliquota al 20%

Introdurre un’unica aliquota al 20%, a metà via tra le due attuali (12,5 e 27%), così come è stato proposto a suo tempo dall’ultimo Governo Prodi, comporterebbe vantaggi e svantaggi. I secondi sembrano però superiori e più rilevanti rispetto ai primi. Tra i vantaggi vi è in primo luogo la semplificazione che un’aliquota unica comporta rispetto alle due esistenti (in quest’ottica la riforma Visco del 1998 aveva messo ordine nel confuso regime precedente); altro vantaggio consisterebbe ovviamente nel maggior gettito che ne deriverebbe.

Occorre considerare però altri aspetti meno semplici e diretti, ma non per questo meno rilevanti.

Se è vero che all’aumento dell’aliquota aumenta il desiderio di evadere o di sottrarre i propri capitali all’imposizione fiscale, anche con metodi leciti come quello di rivolgersi a intermediari offshore, tali vie alternative sono prese in considerazione solamente, come detto, quando la maggiore aliquota sia superiore ai cd. “costi transattivi” (costi organizzativi, incertezza nelle transazioni). Ma anche ricorrere a prestanome, a fiduciarie, o esportare capitali, comporta rischi e necessità organizzative, che vale la pena correre solo quando il “risparmio” in termini di mancata imposta sia adeguato e, quindi, relativamente a capitali di vaste o vastissime dimensioni. È ragionevole presumere però che chi detiene capitali di tali dimensioni probabilmente ha già fatto le proprie scelte, anche con un’aliquota del 12,5%, e l’incremento al 20% non inciderà  significativamente sulle sue decisioni. Con una simile politica, invece, si colpirebbero indiscriminatamente tutti gli investitori finanziari, soprattutto i piccoli risparmiatori che detengono capitali poco volatili, per lo più frutto di lunghi e faticosi risparmi. Un simile inasprimento della pressione fiscale non sembra assolutamente giustificabile, in definitiva, dal punto di vista dell’equità fiscale.

Composizione delle attività finanziarie delle famiglie nel 2008 (valori percentuali)

 

Fonte Banca d’Italia, Supplemento statistico al bollettino economico, La ricchezza delle famiglie italiane, 2008

La “minitassa” di Sarkozy

Il favor fiscale in capo ai redditi finanziari è per compensare la maggiore esposizione all’inflazione dei redditi in esame. Lo stesso interesse, d’altronde, si giustifica in quanto ha la funzione di reintegrare un capitale privo di valore intrinseco. È proprio in tale ambito che sarebbe utile tirare in ballo la tanto decantata equità fiscale, con tutti i risvolti politici del caso, poiché non si può inasprire l’imposizione fiscale su redditi meramente monetari prima di aver elaborato un sistema efficace per mettere a riparo tali redditi dall’erosione di valore dato dall’inflazione. In periodi di ciclo particolarmente avverso, può accadere anche che i guadagni monetari a fine anno possano essere al di sotto della soglia dell’inflazione. In tal caso gli investitori, per evitare perdite eccessive si potrebbero orientare verso altri mercati, come quello immobiliare, che da un lato garantiscono agli investitori stabilità e maggiore margine di guadagno, dall’altra, gonfiando bolle speculative, comportano seri rischi per la stabilità economica in generale. Ne consegue che un aumento nel livello impositivo di tali redditi potrebbe comportare effetti deleteri di conversione dei flussi finanziari verso altri mercati o verso altri paesi a più alto livello di redditività, ma con rischi maggiori per la stabilità economica. Anche per evitare gli effetti di conversione nei flussi finanziari tra i diversi mercati, il presidente francese Nicolas Sarkozy, intervenuto ai lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu, a New York lo scorso 20 settembre, ha proposto di introdurre una “minitassa” su tutte le transazioni finanziarie. Tale proposta non s’identifica con una sorta di Tobin tax, come erroneamente dichiarato sui media generalisti, poiché la Tobin tax, nella mente del suo ideatore (l’economista statunitense James Tobin), è una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera che abbiano la caratteristica della speculazione. La proposta del presidente francese è più generale, in quanto la tassazione dovrebbe prevedere la totalità delle transazioni finanziarie.

Per quanto riguarda l’Italia, le transazioni finanziarie, che generano plusvalenze sono già oggetto di tassazione (al 12,5% sulla plusvalenza): la proposta francese suonerebbe, quindi, in questi casi come un’iniqua duplice tassazione, comportando inoltre l’aggravio di costosi controlli o di maggior lavoro degli attuali sostituti d’imposta. Elevati costi comporterebbe la tassa di Sarkozy anche nel caso in cui egli intendesse non duplicare, ma armonizzare verso l’alto a livello globale le aliquote fiscali vigenti in tutti i paesi. Fare una attenta valutazione dell’esito dell’introduzione della minitassa di Sarkozy risulta decisamente poco agevole data la mole di dati da valutare, nonché la estrema frequenza delle transazioni; tuttavia è agevole constatare che una simile operazione, pur in mancanza dei dati relativi, sarebbe comunque onerosissima, con risvolti positivi, almeno in termini di gettito, piuttosto trascurabili.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: