Fitch promuove i conti pubblici italiani

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su http://www.ragionpolitica.it il 21 gennaio 2011

Il quadro che emerge dal rapporto sul rating del debito pubblico dei paesi europei illustrato da Douglas Renwick, il direttore dell’agenzia globale di rating Fitch, è estremamente edificante per il nostro paese. Egli ha infatti affermato che la situazione dei conti pubblici italiani è sotto controllo, anzi appare più solida di quella degli altri partner di Eurolandia.

Nella confusione che è regnata sovrana in queste settimane tra le aste del mercato primario e soprattutto dopo l’annus horribilis 2010, contraddistinto dall’escalation della crisi del debito sovrano, spicca un dato rassicurante: all’Italia la società di rating ha assegnato il voto estremamente positivo di AA- e ha espresso anche stabilità nelle previsioni. La Fitch ha voluto così confermare le sue aspettative, già espresse nelle scorse settimane in un’intervista all’agenzia Reuters, sulla situazione dei conti pubblici italiani, quando aveva affermato che si escludeva l’eventualità di manovre finanziarie correttive.

Stando quindi alle nuove dichiarazioni, per l’Italia non dovrebbero esserci problemi di sorta. «Non c’è motivo di preoccupazione per l’aumento dello stock di debito a breve termine», ha argomentato Renwick, perché l’indebitamento nel complesso è rimasto generalmente stabile. Nonostante i livelli di debito e di elevato fabbisogno, l’Italia appare «relativamente forte» rispetto ai suoi pari nell’area euro. In particolare, nel suo studio sui Paesi dell’area euro, l’agenzia rileva come l’Italia si trova alle spalle della Francia nella classifica del debito da finanziare nel 2011, con 381 miliardi contro i 386 di Parigi. Nel complesso, conclude lo studio dell’agenzia, i governi dell’area euro dovranno emettere quest’anno meno debito pubblico (con un calo del 13% a 1.607 miliardi di euro complessivi) rispetto al livello del 2010.

Il direttore Douglas Renwick spazza via, inoltre, tutti i dubbi e le incertezze sulla situazione economica del nostro paese. Egli, infatti, ha illustrato i dati relativi ad Atene e a Lisbona, vale a dire relativi ai due paesi che più di tutti in Europa stanno subendo gli effetti destabilizzanti della crisi economica. «Ma l’Italia è un’altra cosa», ha osservato Douglas Renwick, e rappresenta un’eccezione rispetto alla gran parte dei suoipartner europei, perché ha aumentato la quota di debito a breve termine sul totale, assottigliando, al contempo, le esigenze di rifinanziamento a medio e lungo termine. Ma ciò non vuol dire che la Penisola presenti rischi maggiori rispetto agli altri.

L’analista di Fitch ha poi analizzato l’estrema volatilità dei mercati del debito europeo che sta influendo sulla stessa percezione dei costi di finanziamento del debito dei Paesi dell’euro che presentano i rendimenti più elevati. In altre parole sono le aspettative sull’andamento del debito pubblico che influiscono in modo schizofrenico sui tassi di rendimento e, in una simile situazione, conta principalmente la reputazione di cui gode il governo di un paese. La storia recente di politiche di contenimento del debito pubblico e di gestione della crisi del nostro governo hanno, quindi, giocato un ruolo importante se non fondamentale e hanno fatto sì che le percezioni di sicurezza dei conti pubblici non siano mutate nel tempo.

 

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