Tra la Merkel e Sarkozy un Patto per la competitività

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 5 febbraio 2011

Al margine del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea riunitosi a Bruxelles il 4 febbraio scorso, la cancelliera Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy hanno presentato il loro «Patto per la competitività». Un piano in sei punti che prevede «Abolizione della scala mobile, accordo di riconoscimento reciproco dei diplomi e titoli di studio per promuovere la mobilità del lavoro in Europa, creazione di una base d’imposta unica per le imprese, adattamento dei sistemi pensionistici all’evoluzione demografica (aumento dell’età pensionabile), tetto all’indebitamento iscritto nelle costituzioni nazionali, introduzione di regimi nazionali per la gestione delle crisi bancarie».

Questi i sei i punti fondamentali che i paesi Ue dovrebbero impegnarsi a mettere in atto «entro 12 mesi» per migliorare la loro competitività. Ogni singolo punto sembra, in effetti, dettato dal semplice buonsenso. L’esperienza italiana ha dimostrato quanto il meccanismo della «scala mobile» possa avere effetti devastanti sull’economia di un paese. Mentre sembra del tutto elementare che per facilitare la circolazione non solo di merci e di capitali, ma anche e soprattutto delle persone occorre rendere uniforme l’accesso a tutte le possibilità lavorative nei diversi paesi, compiendo il primo semplice passo della equiparazione dei titoli di studio. Proseguendo sulla linea della semplificazione, sebbene fortemente auspicabile ed estremamente utile, sembra tuttavia molto più arduo il proposito di rendere uniforme il sistema della tassazione con la riduzione delle imposte per le imprese ad una sola tipologia impositiva. Giustizia redistributiva vorrebbe, invece, che lavoratori di età e di contribuzione equivalenti possano andare in pensione negli stessi anni della propria vita in tutti i paesi europei, ma sarebbe ancora più equo uniformare tutte le più importanti forme di welfare, indennità di disoccupazione e aiuti alle famiglie compresi. Infine, è certamente necessario perfezionare gli strumenti di garanzia e di stabilità preventivi dei sistemi bancari nazionali in tempi molto brevi, in modo da arginare i concreti rischi insiti nella sempre più frenetica attività finanziaria.

Per valutare la competitività dei paesi e quindi i loro progressi in questa direzione sono stati proposti tre indicatori quantificabili. Il primo dovrebbe riguardare «la stabilità dei salari unitari reali e l’orientamento del costo del lavoro sull’evoluzione della produttività», strumentale a misurare la competitività dei prezzi. Il secondo dovrebbe riguardare la «stabilità delle finanze pubbliche in generale», per la quale «i criteri di valutazione sono ancora da definire»; ma in merito ad essa «l’indebitamento pubblico implicito ed esplicito» svolgerà certamente un ruolo importante. Il terzo dovrebbe riguardare un «tasso minimo d’investimento in ricerca, sviluppo, educazione e infrastrutture» secondo una percentuale del PIL che è ancora «da definire». È allo studio, inoltre, secondo quanto si legge nel testo del Patto, «un meccanismo di sanzioni» per i paesi che non rispettino gli impegni. Alla Commissione Ue che, se necessario, agirà di concerto con la Bce e con il nuovo Comitato Ue di sorveglianza sul rischio sistemico, sarà attribuito il compito di valutare i progressi fatti in «modo regolare».

I principi del patto Merkel-Sarkozy sulla competitività entreranno nel pacchetto di provvedimenti per la governance economica. Lo dice il presidente permanente dell’Unione Europea, il belga Herman Van Rompuy, in un messaggio su Twitter, un noto sito di social network e di microblogging. «Il rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche nell’area euro – è scritto nel messaggio di Van Rompuy – si aggiunge al pacchetto finanziario per avere una maggiore competitività».Con questa proposta i due leader vogliono, infatti, rilanciare la politica economica europea e chiedono anche a Bruxelles un vertice straordinario sull’economia in marzo, in vista del consiglio europeo del 24 e 25. Alla proposta del patto di competitività si è aggiunta quella del presidente francese Nicolas Sarkozy di tenere una volta l’anno un vertice a livello di capi di Stato e di governo dei 17 Paesi dell’eurozona, per approfondire il coordinamento delle loro politiche economiche. Il «governo dell’economia» disegnato dalla coppia Merkel-Sarkozy ha suscitato una reazione del presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durão Barroso, che con le sue parole ha voluto mettere argine al sorgere di «strutture parallele esterne al quadro europeo».

In realtà, in Europa è quanto mai evidente una certa insufficienza di politica, che troppo spesso cede il passo alle proposte esclusivamente tecniche e regolamentative. Le «exit strategies», come molto spesso sono state chiamate le politiche per uscire dall’emergenza della crisi economica e finanziaria, sono state fino ad ora di carattere astrattamente normativo, mentre scarse o nulle sono state le strategie veramente efficaci proposte per rendere l’Europa più competitiva e innovativa.

 

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