Il Governo stanzia 900 mila euro per la competitività

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 12 marzo 2011

Questa settimana si è conclusa la più vasta operazione di internazionalizzazione che un brand italiano abbia potuto effettuare. La Bulgari, icona del lusso del più alto made in italy, ha scambiato la quota di maggioranza del proprio capitale con una quota di minoranza del colosso del lusso francese LVMH. Scambio vantaggioso per entrambi: per il colosso francese da una parte, che vedrà raddoppiare le proprie vendite in un anno; per la famiglia Bulgari e per la sua azienda dall’altra, poiché potranno accedere al firmamento dorato del network internazionale molto importante, sia in termini di commercializzazione sia di pubblicità. Prova della bontà di un simile accordo è stata la maggiore quotazione del titolo di borsa di Bulgari, che in un solo weekend ha guadagnato circa il 60% del suo valore. I Bulgari hanno commentato il loro accordo con il colosso francese con entusiasmo, senza però rinunciare ad esprimere un certo rammarico nei confronti dell’imprenditoria italiana, che a detta loro è incapace di «fare rete» o di creare un polo industriale del lusso, come invece è avvenuto ad esempio in Francia. Con la vendita di Bulgari l’Italia ha dovuto rinunciare a un pezzo di storia del gioiello. Prima di Bulgari, molti altri brand importanti italiani, come, a memoria, Gucci, Valentino, Bottega Veneta, Pucci, Safilo e via dicendo, hanno preso il volo negli ultimi decenni, internazionalizzandosi a costo di vendere quote di capitale. Se i grandi scelgono la via dell’internazionalizzazione per così dire individualmente, ossia uno per volta e con partner diversi, invece di procedere alla costituzione di una rete italiana del lusso, vi è un sottobosco di minori ma più numerose iniziative imprenditoriali che conservano la medesima genialità e che sono desiderose di trovare un posto in quella società a maglie strette della competizione nazionale e internazionale senza essere intimorite dalla collaborazione tra imprenditori e dalle sinergie che tali accordi potrebbero garantire. È per promuovere questa libera intrapresa che tanto caratterizza gli italiani, fatta di artigianalità, di creatività e di innovazione, se non anche di grande gusto, che il Ministero dello Sviluppo economico ha voluto finanziare l’internazionalizzazione della piccola e media imprenditoria artigianale italiana con un fondo di 900 mila euro. I finanziamenti saranno destinati alla realizzazione nel 2011 di una serie di iniziative promozionali per sostenere le produzioni di qualità, arte e design delle piccole e medie imprese del settore dell’artigianato. L’artigianato contribuisce alla crescita del pil italiano per oltre il 12% (pari a 158 miliardi di euro), ma ha ancora una scarsa vocazione all’internazionalizzazione. È quindi necessario incentivare e accrescere il grado di internazionalizzazione e il recupero di competitività delle aziende artigiane italiane, specie con riferimento al mercato statunitense, che rappresenta il primo mercato extraeuropeo per le nostre esportazioni. La sfida da affrontare è quella di formulare strategie e politiche di accompagnamento e programmi di azioni promozionali che siano a misura delle piccole e micro imprese, seguendo i primi segni di ripresa del mercato statunitense. Le risorse messe a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico per accompagnare artigianato e Pmi negli Stati Uniti dovranno essere destinate a creare presso il negozio specializzato americano ambientazioni in grado di mettere in scena lo stile e l’ambiente del vivere italiano: il punto vendita diventerà un «Concept store», che permetterà al cliente di vivere un’esperienza di esplorazione e di scoperta attraverso una pluralità di suggestioni, create sia dalla varietà di prodotti esposti, sia dall’architettura dell’ambiente espositivo. Questo strumento innovativo di commercializzazione dovrebbe, attraverso l’articolazione dell’offerta e la cura del dettaglio, affascinare e intrattenere i visitatori. Al progetto, che sarà affiancato da azioni di supporto, come eventi di networking e azioni pubblicitarie sulla stampa specializzata, collaborano l’Ice (l’Istituto per il Commercio estero) e le associazioni Confartigianato, CNA e Casartigiani. Ci si augura che l’esperienza dell’emorragia del made in italy più importante, che ha caratterizzato il mercato azionario di questi ultimi decenni, possa in qualche modo servire di lezione ai futuri imprenditori che, più giovani e meno tradizionalisti, possono essere aperti all’innovazione e alla collaborazione internazionale, abbandonando i timori tipici di una tradizione imprenditoriale familiare che ha caratterizzato le precedenti generazioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: