Ma quando l’evasione diventa concorrenza sleale?

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.fondazionestuditributari.com il 30 marzo 2011

Nei dibattiti sull’evasione, le associazioni d categoria, oltre a lamentare l’eccessività delle aliquote, dichiarano che l’evasione fiscale danneggia anche i loro aderenti attraverso la concorrenza sleale. L’argomentazione è convincente solo di fronte a strutture aziendali e possibilità di evasione differenziate  Se tutti gli artigiani e i piccoli commercianti, ad esempio, riescono a nascondere una pari quota dei loro ricavi, allora non ci sono i presupposti affinché si possa parlare

di concorrenza sleale da evasione, perchè tutti grossomodo avranno gli stessi margini per occultare ricchezza. Quando è che l’evasione fa veramente la differenza? Che crea, allora, concorrenza sleale? Quando le possibilità di evasione  sono diverse. Nel caso di Ghiotto e delle sue frodi carosello in un settore industriale territorialmente e tiopologicamente omogeneo, adeguarsi era necessario per  tutte le imprese del distretto conciario di Arzignano, con analoghe strutture di costi e tra loro perfettamente confrontabili. In quel caso quelle imprese che non procedevano a frodi carosello uscivano dal mercato .

Ci possono quindi essere situazioni di nicchia in cui evadere è necessario, pena altrimenti l’uscita dal mercato rispetto ad altri che lo fanno. Però la capacità e l’occasione di evadere non  sono gli unici fattori di competizione, e spesso non possono controbilanciarne altri; ad esempio il piccolo commerciante  evade meglio della grande distribuzione organizzata,le cui economie di scala mandano fuori mercato anche i piccoli commercianti, che non riescono a resistere neppure evadendo. Se chi non evade lo fa in quanto condizionato dalla sua struttura rigida di produzione , avrà economie di scala che giocano un ruolo risolutivo che gli fanno vincere la sfida del mercato. Per questo la GDO ha sbaragliato tutti i piccoli commercianti che, per la loro struttura flessibile e a volte assente, hanno occasioni di evasione di gran lunga maggiori.

A parità di settori e di organizzazione, chi evade e nella misura in cui evade si appropria di vantaggi competitivi rispetto ai fornitori di servizi che appartengono alla medesima categoria. È vero quindi quello che sostengono le associazioni di categoria nelle loro accuse verso la concorrenza sleale da evasione, ma è vero nella misura in cui, e qui è il nocciolo della questione, vi è una diversa aggressività fiscale tra operatori con la stessa struttura di offerta, di costi, di mano d’opera, etc..  Solo in questi casi l’evasione può fare la differenza.

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