Migliora il rapporto deficit/Pil

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 05 aprile 2011

L’Istat ha reso noti i dati grezzi calcolati per i conti economici della Pubblica Amministrazione, dai quali è risultato un miglioramento del rapporto deficit/Pil sceso al 3,8% nel quarto trimestre 2010 (in calo rispetto al 4,1% del corrispondente trimestre del 2009), al 4,5% dell’intero 2010 (diminuito rispetto al 5,3% dell’anno 2009).

L’andamento del deficit sta seguendo quindi una via ancor più virtuosa di quanto stimato dal Fondo Monetario Internazionale, che già a gennaio di quest’anno aveva promosso il nostro paese nel suo rapporto Fiscal Monitor. In quell’occasione il Fondo sosteneva che l’Italia chiuderà il 2011 con un rapporto deficit-Pil del 4,3%, in calo rispetto al 5% del 2010. Si legge ancora nel rapporto che il disavanzo si dovrebbe ridurre ulteriormente al 3,5% del Pil nel 2012. Nell’eurozona il nostro paese, quindi, nella graduatoria del Fmi, dovrebbe essere secondo solamente alla Germania e molto al di sotto dei valori della Spagna e del Regno Unito.

Si tratta, pertanto, di buone notizie, soprattutto se si considera la serie di situazioni emergenziali che il nostro paese e il nostro governo hanno dovuto affrontare in questi ultimi due anni, dalla situazione economica mondiale e dalla conseguente disoccupazione (le spese correnti per prestazioni sociali in denaro sono cresciute del 23% nel 2010), alle spese di emergenza e di ricostruzione seguite al terremoto di L’Aquila e alla terribile frana di Messina e delle zone circostanti, alle alluvioni del territorio in varie zone d’Italia. Oggi occorre gestire la nuova emergenza profughi e immigrati clandestini, che richiederà l’impiego i ulteriori ingenti risorse, oltre che di polso fermo e di attento lavoro diplomatico del nostro governo, in piena solitudine per il carente sostegno europeo.

In realtà, non ha tardato a dare i suoi frutti la manovra correttiva per il periodo 2011-2012 approvata dal Parlamento lo scorso agosto. Le misure di bilancio previste, che riguardano soprattutto la spesa corrente, dovrebbero migliorare, secondo il governo, la posizione di bilancio di circa l’1,6% del Pil in termini cumulati nel periodo 2011-2012. Il rapporto fra il disavanzo e il Pil si ridurrebbe in tal modo al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012. In altre parole, si sta seguendo puntualmente la via segnata dal programma di stabilità del 2010 e concordata nell’ambito della procedura per il deficit eccessivo, per ricondurre il rapporto fra il disavanzo e il Pil al di sotto del 3% nel 2012.

Il risultato è a portata di mano grazie ad una significativa riduzione delle spese pubbliche, ma questo non significa che la stabilità sia stata conseguita una volta per tutte. Come insegna l’esperienza del Portogallo, infatti, sarebbe sufficiente anche la sola circostanza di dover ricorrere a un voto anticipato per indurre fenomeni di instabilità politica e soprattutto economica. È essenziale che i mercati finanziari e le potenti e incontrollate società di rating avvertano che il nostro governo sia ligio alla disciplina di bilancio fino ad ora seguita. Fa tremare i polsi pensare a ciò che sarebbe potuto accadere al nostro paese, alla sua economia e alla sua gente se al posto del governo Berlusconi fosse stato in carica un governo differente, come quello della scorsa legislatura, troppo spesso incline all’aumento indiscriminato delle tasse e alla sostanziale confusione e inefficienza nel campo dell’economia nazionale.

 

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