I lati oscuri della tassazione attraverso le aziende

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.fondazionestuditributari.com

Leggendo la vecchia Rivista di legislazione fiscale, che Sergio Dus ha regalato alla fondazionestuditributari, vengono alla luce i pregi del fisco del buon tempo andato. Di  quando i tributi erano più grossolani ma più governati, e in ultima analisi meglio distribuiti, o comunque distribuiti in un modo

politicamente più governabile. Con un potere pubblico meno impotente, dove le aziende non arrivano o i loro titolari mentono.  Era il buon tempo andato di quando il procuratore delle imposte doveva procurare le imposte, nel senso che le andava a richiedere, invece di procurare statistiche all’agenzia delle entrate per poter sostenere un dibattito con l’opinione pubblica allucinata dagli squilibri della tassazione attraverso le aziende.

In definitiva, nella tassazione attraverso le aziende, la funzione pubblica di richiedere le imposte si è svuotata, rovesciando i ruoli pubblici e privati ed esternalizzando la determinazione delle imposte in capo alle aziende. Ne è risultato un aumento enorme del gettito delle imposte ma, allo stesso tempo, una minore governabilità. Perchè se si utilizzano le aziende per riscuotere le imposte, si finisce per essere più miopi, o per vedere con i loro occhi, che spesso tasseranno fino all’ultimo centesimo dipendenti, clienti e risparmiatori, però utilizzeranno per i loro titolari le possibilità di  nascondere qualcosa. Si potrebbe anche malignare che il “compenso di riscossione” per le aziende, il cosiddetto “aggio esattoriale”, è la possibilità di nascondere qualcosa senza che nessuno se ne accoga. Questo contribuisce all’isteria sociale nei confronti di quelle aree economiche non intercettate dal circuito aziendale, che si sono trasformate di fatto in “zona franca” nei confronti del fisco.

E qui torniamo al “si stava meglio quando si stava peggio”, non perché le istituzioni pubbliche erano più efficienti di quelle attuali. Al contrario. Però sapevano quale fosse il loro ruolo, perché l’opinione pubblica sapeva che le imposte si pagavano quando le richiedeva la tributaria. Quando la richiesta delle imposte è passata alle aziende, si sono create spontaneamente le sperequazioni e le lacerazioni o meglio la loro attenuazione è divenuto il principale obbiettivo della pubblica amministrazione che all’opinione pubblica rende conto. Così diviene un palliativo la comunicazione istituzionale sui risultati della “lotta all’evasione” in genere su evasione interpretativa  a scapito della richiesta delle imposte laddove le aziende non arrivano. Per venirne fuori bisogna rimeditare le leggende metropolitane di “onesti e disonesti” e il concetto stesso di “autotassazione”….perchè le tasse si pagano sempre quando qualcuno , direttamente o indirettamente, le richiede.

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