Le società di rating cominciano l’attacco al nuovo mondo

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 18 aprile 2011

Il mix fra politica e speculazione di borsa è tra i più pericolosi del nostro tempo.Se a questi due forti fattori stimolanti si aggiunge anche un desiderio di rivalsa delle società di rating, che con lo scoppio dei debiti subprime avevano perso gran parte della loro reputazione, allora la

 situazione diviene esplosiva. La notizia è recentissima. Standard & Poor’s conferma il rating

di «Tripla A» degli Stati Uniti, ma rivede l’outlook da «stabile» a «negativo». Ciò significa che l’agenzia, sebbene confermi la solidità dell’economia della Federazione, esprime comunque un giudizio pessimistico sul futuro degli Stati Uniti, ponendo la questione di una crescita insostenibile nel medio periodo del deficit pubblico.

Può il batter d’ali di una farfalla causare un tornado in un altro punto del globo? Così è avvenuto in borsa lunedì. Si è avuto infatti un brusco peggioramento per la Borsa di Milano, che scende insieme ai principali listini del Vecchio Continente (a Milano il Ftse Mib perde il 2,75% e l’All Share il 2,59%, crolla il comparto bancario con Unicredit che segna -4,28% e Intesa Sanpaolo -4,72% e tutti i titoli del settore che registrano perdite tra i 3 e i 4 punti percentuali, perdite pesanti anche tra gli assicurativi e i tecnologici e in rosso sono stati anche i listini di industriali ed energetici). Il mercato dell’oro, nuova palestra di forti speculazioni e del rigonfiamento di una bolla mondiale, ha segnato al contempo nuovi record al rialzo (a Londra lo spot goldsale a 1.496,09 dollari l’oncia, mentre a New York il metallo prezioso è salito velocemente a quota 1.498 dollari).

In realtà più che il giudizio della società di rating, che nel complesso non è poi così negativo, spaventa la tempistica con cui tali giudizi vengono espressi. Infatti puntualmente anche questa volta, come nel caso di economie ben più deboli e precarie di quella americana (Portogallo e Grecia), la società dirating farà da volano ad una situazione già fragile della situazione politica del paese.

Il presidente degli Stati Uniti, infatti, sta scontando le conseguenze del brusco calo di credibilità che lo ha portato a perdere le elezioni di mid-term dello scorso novembre, e che lo fanno sentire nella necessità di anticipare la campagna elettorale per le elezioni del 2012. Non è stato raggiunto, difatti, un accordo sul piano di austerity che dovrebbe riportare il deficit pubblico americano entro limiti più contenuti. Si tratta di posizioni molto distanti tra i repubblicani e i democratici sulle cifre e sui tempi di realizzo dei tagli alla spesa pubblica. Obama, lo scorso 13 aprile, aveva proposto un piano che diluiva nel tempo le proposte dei repubblicani: i tagli, secondo la proposta di Obama, saranno fatti in 14 anni e non in 10, così come proposto dall’opposizione, e la loro entità è stata leggermente ridotta rispetto alle richieste dei repubblicani (4 mila miliardi di dollari invece di 4,4). L’accordo è tutt’altro che raggiunto e il dibattito su come contenere ildeficit, con molta probabilità, caratterizzerà la fine del mandato del presidente Obama e vincolerà la sua corsa per le elezione del 2012.

Resta il fatto che gli Stati Uniti stanno vivendo «a debito», ormai da generazioni, ossia al di sopra dei loro stessi mezzi e questo stile di vita non può dare frutti positivi molto a lungo. Per debito si intende non solo quello delle amministrazioni pubbliche, ma anche quello della bilancia dei pagamenti e, infine, il debito delle famiglie, prevalentemente espresso dall’uso smisurato delle carte di credito. Quest’ultimo, in particolare, rappresenta una ulteriore bolla in rigonfiamento che, come ogni bolla prima o poi dovrà scoppiare, così come è avvenuto per i mutui ad alto rischio che hanno innescato nel 2007 l’attuale crisi finanziaria ed economica. Se un italiano potesse dare un consiglio ad un americano direbbe di correre ai ripari, cambiare stile di vita e magari cominciare nuovamente a risparmiare, così come fanno le famiglie italiane, perché il risparmio non è mancato consumo. È semplicistico affermare che più risparmio porta alla sterilità del mercato e ingessa la produzione che non trova sbocchi. Il risparmio rappresenta, invece, la formazione di nuovi capitali da investire nell’industria e nell’innovazione, che hanno la loro patria proprio negli Stati Uniti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: