Redditometro e studi di settore: un difficile coordinamento tra tassazione “alla produzione” e “al consumo”.

di Emanuela Melchiorre e Raffaello Lupi

pubblicato su www.fondazionestuditributari.com il 27 aprile 2011

Il sintetico è “un corpo estraneo” rispetto alla tassazione alla produzione. Segue un processo logico a ritroso, prende legittimamente la determinazione della ricchezza “dalla coda”, ossia dal consumo. Si pone quindi la questione dell’innesto di una tassazione al consumo in un contesto in cui è prevalente la tassazione alla produzione. La sovrapposizione tra il sintetico e gli studi di settore pone quindi non poche problematiche perché, in definitiva, il sintetico è fuori sistema! L’accertamento sintetico risponde all’obiettivo politico di sdrammatizzare la schizofrenia sociale indotta da una tassazione attraverso le aziende che lascia inevitabilmente scoperte, o in forte franchigia di imposta, quelle aree economiche dove le aziende non arrivano, oppure le possibilità di mentire da parte dei proprietari delle aziende stesse. Se non coordinato con la tassazione alla produzione, in una teoria della determinazione tributaristica della ricchezza, il sintetico isolato è destinato al naufragio. È infatti impensabile abbandonare la tassazione attraverso le aziende , magari utilizzandole per individuare la spesa a beneficio del fisco. La tassazione alla produzione va a colpo sicuro, quella alla spesa perde acqua da tutte le parti e rischia di innescare discriminazioni a seconda del tipo di spesa, della sua rilevabilità e tracciabilità. Insomma una ottima tattica politica, per gestire il consenso di un’opinione pubblica inevitabilmente smemorata e miope, ma inefficiente sul piano della determinazione della ricchezza. Ora artigiani e commercianti congrui e coerenti con gli studi di settore si trovano a mal partito rispetto al sintetico, temendo di essere colpiti…come tutti del resto, siano essi lavoratori dipendenti o proprietari di immobili . Una franchigia per i congrui e i coerenti potrebbe esserci solo dando allo studio di settore una funzione para-catastale, e consentendo al contribuente di addurre un ordine di grandezza della franchigia fiscale connessa agli studi. Se la tentazione da parte del contribuente di assimilare le soglie degli studi di settore ad una forfetizzazione è forte, nessun politico ipotizzerebbe mai lontanamente di trasformarli in una forfetizzazione, perché si avrebbe una caduta di gettito notevole, e una ulteriore perdita di immagine…Gli agricoltori possono vincere il sintetico adducendo una rendita da catasto”, chi ha uno studio di settore no. Se dicessimo infatti che lo studio di settore ha natura sostanziale, tutti quei professionisti che guadagnano redditi superiori agli studi di settore e che sono tassati attraverso le aziende, con fatture e ritenute d’acconto, sarebbero legittimati a dichiarare meno. I valori che emergono dal sintetico e dagli studi di settore sono puramente indicativi, non vengono sommati tra di loro, l’uno assorbe l’altro, però è il più elevato che vince… Nella problematica del coordinamento tra tassazione alla produzione e tassazione al consumo riemerge quindi una delle contraddizioni strutturali della tassazione attraverso le aziende: dove le aziende non ci sono, non se ne può uilizzare la contabilità, e si deve stimare, come secoli addietro. A tal fine occorre che il redditometro e la determinazione alla produzione si parlino , e siano utilizzati simultaneamente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: