L’italiano Mario Draghi sarà il nuovo Presidente della Bce

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 17 maggio 2011

La riunione dell’Eurogruppo, che ha raccolto la partecipazione dei ministri delle Finanze di Eurolandia, incontratisi ieri a Bruxelles, è cominciata sotto il segno nefasto dell’incriminazione di Dominique Strauss-Kahn il direttore del Fondo Monetario Internazionale, arrestato a New York per molestie sessuali. La vicenda giudiziaria ha giustamente scosso l’intero Eurogruppo, poiché l’FMI è l’ente finanziatore principale della crisi economia europea e l’empasse che il Fondo è stato costretto a subire, compresa l’eventualità di una sostituzione in extremis del proprio direttore generale, non ha reso sereno il dibattito e il raggiungimento degli accordi finanziari sui piani di risanamento della Grecia e del Portogallo.

Soltanto in serata è stato infatti raggiunto un accordo sul prestito al Portogallo di 78 miliardi di euro, finanziato per due terzi con fondi europei (ogni quota è di 26 miliardi erogati rispettivamente dall’Efsf – il fondo «salvastati» triennale varato l’anno scorso – e dall’Esm – il meccanismo permanente che sarà operativo dal 2013) e per un terzo con quelli del Fondo monetario internazionale. Il piano di aiuti al Portogallo, secondo quanto si legge sul comunicato stampa congiunto Eurogruppo-Ecofin, avrà una valenza triennale e si baserà su tre pilastri: un «aggiustamento ambizioso e credibile» per il ritorno ai conti pubblici sostenibili, a partire dalla riduzione del deficit eccessivo entro il 2013; riforme per il potenziamento della crescita e della competitività; misure per garantire l’equilibrio dei conti del settore bancario e il rafforzamento del capitale delle banche.

Per concedere nuovi aiuti finanziari alla Grecia, invece, che gli consentiranno di mantenere gli impegni di riduzione del deficit, dopo il pacchetto di aiuti (da 110 miliardi) approvato lo scorso anno, l’Eurogruppo ha deciso che il nuovo intervento dovrà essere condizionato a ulteriori aggiustamenti di bilancio con tagli alla spesa pubblica, nonché ad interventi volti ad una maggiore privatizzazione dell’economia. La decisione definitiva sugli aiuti sarà presa solo al termine della missione in corso in Grecia della Ue, della Bce e del Fondo. Infine, è stata presentata un’unica candidatura alla presidenza della Bce, in successione a Jean-Claude Trichet, quella di Mario Draghi, sostenuto oltre che dal Governo italiano anche dalla Germania. Soltanto l’Olanda ha sollevato obbiezioni alla candidatura di Draghi, ma ha comunque preferito non proporre il proprio banchiere centrale, Nout Wellink, plausibilmente per non incorrere in una sicura sconfitta. Così anche la Finlandia ha riconsiderato la candidatura del proprio governatore della banca centrale, Erkii Liikanen, avanzata nei mesi precedenti.

La decisione della nomina di Draghi diventerà definitiva solo al termine della votazione a maggioranza tra i capi di Stato e di Governo al vertice del prossimo 24 giugno. Draghi non potrà insediarsi sulla poltrona di governatore della Bce prima di ottobre, data in cui si renderanno vacanti due importanti incarichi di controllo da lui attualmente sostenuti: la presidenza del Financial stability board e la poltrona da governatore della Banca d’Italia. È probabile che alla presidenza del Fsb si alterni un altro italiano Lorenzo Bini Smaghi, che siede attualmente nel consiglio esecutivo della Bce ed è sostenuto da Parigi e da altri paesi nord-europei della zona euro. Bini Smaghi è anche uno dei «papabili» alla guida della Banca d’Italia, ma la lista dei possibili candidati è piuttosto lunga. Per il momento sembrano avere le chance migliori principalmente Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro e Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia e numero due dell’istituto centrale. Ad essi si aggiunge il nome di Ignazio Visco, attuale vice direttore generale della Banca d’Italia. Come è noto la scelta del candidato alla guida della Banca d’Italia spetta al presidente del Consiglio, sentito il Consiglio dei ministri. Il decreto di nomina sarà naturalmente poi firmato dal presidente della Repubblica.

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