Smentiti i giudizi negativi di Standard & Poor’s

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 23 maggio 2011

Le due società di rating Fitch e Wood’s hanno espresso lunedì un giudizio immutato sui loro indici di affidabilità del debito pubblico italiano e tale invarianza suona come una gran buona notizia dopo l’eco che ha riscontrato l’inaspettato giudizio negativo di Standard & Poor’s sull’outlook del debito pubblico italiano di pochi giorni fa. Il giudizio negativo che S&P ha espresso sull’outlook del nostro Paese significa che se il governo italiano non prenderà altre misure per contenere il deficit e il debito pubblico, oppure non riuscirà a dare vigore alla crescita del Pil, potrebbe decidere di rivedere al ribasso in un prossimo futuro il nostro merito di credito.

Lunedì mattina l’agenzia di rating Fitch ha invece comunicato che non intende variare né i suoi giudizi né le prospettive sul merito di credito per il nostro paese, che rimangono stabili. «Non c’è indicazione – dice l’agenzia di rating – che il governo non riesca a centrare gli obiettivi di stabilizzazione delle finanze pubbliche». Restano dunque confermate le prospettive stabili e il rating sovrano «AA-» sull’Italia, che rappresenta un giudizio superiore rispetto al «A+» di Standard & Poor’s. Fitch – ha spiegato David Riley, responsabile dei rating sovrani a livello globale – non ritiene neppure vi sia un «impatto negativo» in termini di stabilità politica sul programma governativo di riduzione del deficit. Della stessa idea è anche Moody’s, che ha espresso un giudizio sull’Italia pari a «Aa2» con outlook stabile.

Anche il Commissario europeo agli Affari economici Rehn ha voluto esprimere un giudizio sulla crescita italiana in prossimità delle dichiarazioni delle due agenzie americane. Egli sostiene infatti, contraddicendo molti punti del giudizio di S&P, che la situazione economica italiana è relativamente solida e che il Paese è sul sentiero stabilito per rispettare gli obiettivi del piano di riduzione dell’indebitamento per il 2011-2014.

Ebbene, dopo il giro di giostra delle dichiarazioni discordanti delle società di rating, che troppo spesso sono state silenti nel momento della crescita della bolla speculativa dei subprime e che ora sono ansiose di esprimere giudizi per recuperare una credibilità smarrita, le borse hanno avuto un andamento schizofrenico, come era del tutto prevedibile. Ciò che invece più importa è che l’Italia non è confrontabile con le altre economie che hanno conosciuto la recessione come il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna. Quest’ultima, dal momento che sta sperimentando un momento politico estremamente concitato, sì che dovrebbe essere sotto gli occhi accorti non delle società di rating, ma degli altri paesi europei che presto o tardi saranno chiamati a sostenere la sua economia, così come è già avvenuto per gli altri Pigs. S&P ha voluto mette in rilievo una «fragilità dell’attuale coalizione di governo» che non c’è.

Non si può quindi esimersi dal pensare che l’esternazione della agenzia di rating sia scevra da connotati politici, anche per la tempistica con cui il giudizio è stato formulato, proprio in coincidenza con i risultati del primo turno delle elezioni amministrative di molti importanti comuni italiani. Non è stata quindi avventata la risposta del Tesoro che, su una possibile «paralisi» politica paventata da S&P, dice netto: «È da escludere in assoluto».

Al contrario, la crescita economica del paese è stata più volte oggetto di giudizi positivi, come anche noi abbiamo messo in evidenza, mentre la situazione finanziaria del sistema bancario del Belpaese, secondo le stesse ammissioni dell’agenzia S&P, è «più forte di quanto non fosse sei mesi fa» in considerazione del degli aumenti di capitale avutisi in questi mesi.

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